La meglio gioventù

Ragazzi e generazioni a confronto; i ragazzi del ’99 ed i ragazzi del 2000.  I “Ragazzi del ’99” erano quelli nati nel 1899;  appena compiuti i 18 anni in piena Grande guerra, ricevettero la cartolina precetto, abbandonarono casa, famiglia, lavoro, amori, amicizie, vestirono una divisa, imbracciarono un fucile, andarono al fronte e contribuirono in maniera determinante alla vittoria dell’Italia nella Grande guerra del 1915/’18.

Ne furono reclutati circa 250.000 a partire dai primi mesi del ’17, ma solo a novembre dopo la terribile disfatta di Caporetto,  dopo un breve addestramento,  vennero mandati al fronte e furono artefici decisivi  della riscossa italiana.  Prima fermarono l’esercito austriaco sulla linea del Piave, poi furono protagonisti dell’avanzata fino alla vittoria finale di Vittorio Veneto.  Il loro motto divenne quello scritto su un muro di una casa distrutta dai bombardamenti a Sant’Andrea di Barbarana: “Tutti eroi. O il Piave o tutti accoppati.”. Un motto che richiama lo spirito degli avi: “Dulce et decorum est pro patria mori“, diceva Orazio. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti del Piave e del Tevere. Sono cambiati i tempi, il mondo, la società, usi e costumi, morale, valori, ideali. Oggi i pronipoti di quei ragazzi del ’99 non solo non combattono al fronte e non pensano che sia dolce morire per la patria, ma non fanno più nemmeno il servizio di leva.   Infatuati di multiculturalismo e società multietnica, forse non sanno più nemmeno cosa sia la patria. Di ragazzi come quelli del ’99 non se ne fanno più, hanno perso lo stampo.

I ragazzi del 2000, nati alla fine del secolo scorso,  sono appena arrivati in un mondo completamente diverso, trasformato, irriconoscibile rispetto al passato. Grandi cambiamenti a partire dalla fine degli anni ’60 hanno modificato radicalmente la società. I motti patriotici sono stati sostituiti dai figli dei fiori con  un più prosaico “Sesso, droga e rock’n roll” e, vista l’evoluzione della musica pop negli ultimi anni, anche il rock’n roll è roba d’antiquariato; rimane solo sesso e droga. E gli effetti si vedono. Ieri il quotidiano L’Unione sarda riportava la notizia del Gay pride che si terrà a Cagliari a giugno prossimo (Sardegna pride, a Cagliari 40 giorni di festa). Ma già sabato 16 maggio si darà il via con una fiaccolata ai festeggiamenti che prevedono una quarantina di iniziative che si svolgeranno in diverse località della Sardegna e che dureranno 40 giorni, con balli, canti, razzi, mortaretti, granate, granatine, tarallucci e vino, tamburi, tamburelli e triccheballacche.

Il 1° maggio a Cagliari è sfilato il cocchio con il simulacro di Sant’Efisio, a giugno sfilerà il carro con Luxuria. E’ l’evoluzione dei tempi. Ecco un’immagine del gay pride di due anni fa. Dai “Ragazzi del ’99” ai ragazzi del 2000, la “Meglio gioventù“, quelli che rappresentano la prossima classe dirigente, la spina dorsale della nazione, quelli che difenderanno il sacro suolo della patria dal barbaro invasore, quelli che rappresentano il  futuro dell’Italia. Auguri!

P.S.

L’immagine sopra, che ieri figurava come immagine di apertura dell’articolo,  oggi è stata eliminata dalla pagina del quotidiano. Forse hanno avuto un sussulto di decenza e buon gusto.

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