Canale di Sicilia

Dove si trova il “Canale di Sicilia“? Sembra una domanda scontata e banale: lo sanno tutti. Dopo l’ennesimo tragico naufragio del barcone con quasi mille persone a bordo  e la morte di circa 900 migranti,  i telegiornali,  la stampa ed i servizi speciali di approfondimento ci hanno raccontato tutti i dettagli della tragedia, mostrando anche, per meglio localizzare la zona interessata, le  cartine della zona del naufragio, circa 60 miglia dalla costa libica. E tutti i media, dico tutti, parlando del tratto di mare dove è avvenuto il naufragio, lo chiamano   “Canale di Sicilia“. Facciamo due esempi pratici, presi dal quotidiano L’Unione sarda. Ma vale per tutta la stampa, perché tutti, ripeto “tutti”, usano la stessa denominazione.

Ecco il primo titolo “Strage di migranti nel canale di Sicilia“. Chiarissimo. E per ulteriore conferma, anche nel pezzo si legge: “Scafisti senza scrupoli avevano portato a termine al di là del Mediterraneo l’ennesimo “affare”, raccogliendo tra i disperati il denaro preteso per la traversata del Canale di Sicilia.”.

Ma poco più sotto si fa ancora meglio. L’articolo “Strage in Sicilia, lutto cittadino nell’isola“,  riporta le dichiarazioni del sindaco di Cagliari Zedda che proclama il lutto cittadino. All’appello di Zedda si unisce l’ANCI che propone che tutti i comuni della Sardegna proclamino il lutto. Ora si resta un po’ perplessi, poiché non è mai successo che Cagliari, o altri comuni sardi, abbiano proclamato il lutto cittadino per eventi tragici accaduti lontano dall’isola e dall’Italia.

Cosa c’entra Cagliari con un naufragio in acque libiche? E cosa c’entra ANCI Sardegna? A proposito, per i più distratti o troppo giovani, il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, è di SEL, lo stesso partito di Vendola e della presidentessa della Camera, Laura Boldrini, la santa protettrice dei migranti. Il presidente dell’Associazione nazionale Comuni d’Italia della Sardegna è Pier Sandro Scano, esponente di punta ed ex consigliere regionale del PCI. Così, tanto per capire di chi stiamo parlando. Solo le loro eccelse menti sanno quale sia il nesso fra Cagliari ed un naufragio in acque libiche.

Ma la chicca di questo articolo è nel titolo. Non si parla nemmeno di “Canale di Sicilia“, ma si afferma che la strage di migranti è avvenuta “In Sicilia“. Oh, ecco spiegato il lutto cittadino di Zedda; essendo la tragedia avvenuta in Sicilia, noi ci sentiamo coinvolti come isole gemelle. Certo ci vuole una bella faccia di bronzo a fare un titolo in cui si dice che la strage è avvenuta in Sicilia. Ma ormai non c’è limite alla vergogna ed alla manipolazione dell’informazione operata da giornalisti che sembrano cresciuti nel Corrierino di Qui Quo Qua.

Non sono da meno altre autorevoli testate giornalistiche nazionali. Ne cito giusto due, le più autorevoli. Per esempio, l’ANSA, la maggiore agenzia giornalistica italiana, titola “Immigrazione, naufragio nel Canale di Sicilia; si temono 900 morti“. Il Corriere, il maggior quotidiano nazionale, titola “Naufragio nel canale di Sicilia. A bordo in 950, molte donne e bambini“.

Bene, se autorevolissime fonti giornalistiche, i più seguiti telegiornali ed i siti in rete, dicono che il naufragio è avvenuto nel “Canale di Sicilia“, mostrandoci anche le carte nautiche con il punto esatto del naufragio, dobbiamo crederci. Mica possiamo mettere in dubbio il Corrierone nazionale o l’ANSA.  E poiché ogni volta che stampa e TV riferiscono di operazioni di soccorso  fanno riferimento al Canale di Sicilia, si dà per scontato che questo Canale sia quel tratto di mare che va dalla Sicilia  alla costa libica. Credo che questa sia l’idea della stragrande maggioranza deglii italiani; a meno che non siano fortissimi in geografia, pratici di navigazione e di carte nautiche. Ed hanno ragione di pensarlo perché è la stessa idea, evidentemente, di tanti autorevolissimi giornalisti, opinionisti, esperti tuttologi e “bravi conduttori” televisivi. Ma ne siamo proprio sicuri? Non resta che verificare, basta andare su Google e cercare informazioni. Ed ecco cosa scopriamo se cerchiamo “Canale di Sicilia” su Wikipedia.

Scopriamo che questo fantomatico “Canale di Sicilia” non è dove lo immaginiamo e dove ce lo mostrano i media, ma è quel tratto di mare che sta fra la Sicilia e la Tunisia. Ovvero, a più di 200 miglia a nord del luogo del naufragio. Non ha niente a che vedere con il tratto di mare compreso fra la Sicilia e la costa libica. E’ solo quel tratto, lungo circa 145 chilometri, che separa la punta occidentale della Sicilia dalla costa tunisina ed oltre il quale si entra nel mar Tirreno. Tanto è vero che in francese viene chiamato anche “Canal de Tunis“. Ma allora perché tutti i media si ostinano, ogni volta che c’è un naufragio o un’operazione di salvataggio di migranti poco lontano dalla costa libica a definirlo come “Canale di Sicilia“? E come mai in tanti anni nessuno si è preso la briga di fare una piccola ricerca in rete, come ormai sanno fare anche i bambini delle elementari?

Il motivo (l’ho già detto e ripetuto spesso in questi anni) è che accostando la Sicilia alle operazioni di soccorso in mare, a qualunque distanza si svolgano, ci fa sentire responsabili delle tragedie. Un conto è dire che un barcone appena partito dalla costa libica è naufragato. Altro è dire che è naufragato un barcone diretto in Sicilia. O, meglio ancora, titolare “Strage di migranti nel Canale di Sicilia“.  La motivazione è subdola ed è solo uno degli inganni che stanno mettendo in atto da anni per coprire la truffa dell’immigrazione mascherata da operazione umanitaria. Lo scopo è alimentare negli italiani il senso di colpa, in modo da poter meglio manipolare le coscienze e convincerci ad accogliere mezza Africa in Italia (per la gioia di cooperative ed associazioni che sull’accoglienza dei migranti incassano milioni di euro).  Ecco perché appena un barcone lascia la Libia, si parla di “Sicilia”, è come se li avessimo già in casa. E se succede una tragedia ci sentiamo responsabili.

E’ strano che nessuno si renda conto di questo sottile inganno che va avanti da anni. Sono tutti complici di questo inganno, oppure si tratta di semplice ignoranza? Ecco, per esempio, cosa scrivevo già sette anni fa sull’equivoco del “Canale di Sicilia”.

La Sicilia è in Libia? (29 luglio 2008)

Ennesima tragedia del mare. Ancora un barcone con disperati che cercano di arrivare in Italia. L’ANSA fornisce la notizia così: “Immigrazione: naufragio in canale Sicilia, 7 morti“. Il Corriere on line, fa ancora meglio e titola direttamente: “Sicilia: si ribalta gommone, vittime.”. Se non leggessimo la notizia e ci attenessimo al titolo, potremmo pensare che si tratti del gommone di vacanzieri lungo la costa siciliana. Ecco il titolo del Corriere.

Corriere canale sicilia

Ma letta la notizia sappiamo che il gommone era a 160 miglia a sud di Lampedusa, in acque libiche e che i naufraghi sono stati soccorsi da due motopescherecci italiani che li stanno portando verso Lampedusa dove verranno presi in consegna dalla Guardia costiera italiana. Ma allora, se si è rovesciato in Libia perché si titola “Sicilia, si ribalta gommone“? Cosa c’entra la Sicilia? E’ in acque libiche?

Ora, però, mi domando, visto che il gommone si è rovesciato in acque libiche, perché non sia intervenuta la guardia costiera libica. Impegnata? Avvisate la guardia costiera tunisina, è lì a due passi, certo più vicina di Lampedusa. Occupati anche i tunisini? C’è Malta, ancora più vicina, Perché non interviene la guardia costiera maltese? Invece no, sembra proprio che appena questi disperati partono dalla Libia, siano già considerati “immigrati” e siccome vanno verso la Sicilia, ancor prima di arrivare sono “cosa nostra” e guai a chi ce li tocca. Penso che se Malta, per esempio, volesse ospitarli, si farebbe a botte per tenerceli e portarli a Lampedusa. Tanto è vero che, come dimostrano i titoli, il gommone si rovescia in Libia, ma per noi è come se fosse naufragato in Sicilia. Curioso, vero? Non è la prima volta che succede, purtroppo. Allora, come ho detto in altre occasioni, perché aspettare che questi poveracci corrano il rischio di naufragare in acque libiche; andiamo a prenderli direttamente alla partenza. Anzi, raduniamoli tutti a Tripoli, poi organizziamo una gita collettiva su una bella nave da crociera e così loro risparmiano, si evitano rischi ed il viaggio è tranquillo. No? Bisognerebbe parlarne col colonnello Gheddafi; sono certo che apprezzerebbe la proposta.

Certo che il dubbio mi resta. Ma perché non li hanno portati in Libia, che era più vicina. Perché non a Malta, che è sulla rotta per arrivare a Lampedusa. Perché?

Vedi: “La Libia è vicina

4 pensieri su “Canale di Sicilia

  1. Mi e` capitato di peggio.Articolo su l eco di bergamo con foto di una vecchia fiat 500,cofano anteriore aperto e il proprietario che mette dentro le mani…didascalia:lavori al motore della vecchia fiat 500.Ma lo sanno anke i bambini,che il motore non era davanti.Inoltre,una persona che si trova a Pisa,telefona ai parenti che sta guardando la torre eiffel.!!Credevo fosse in tutt altra parte.La dottoressa di 74 anni che ha la casa in alta montagna da 40 anni,vhiede all autista del bus,se in montagna ci son le curve.Risposta,no,x lei c`e`l autostrada col telepass.E un altra:Scusi,a Bergamo c`e` il mare? Risposta.No,non si vede neanche in cartolina.Ma le scuole,a che ca…..volo servono?

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    1. Giano

      Ormai le castronerie sono all’ordine del giorno, specie da parte di chi dovrebbe essere d’esempio. La stampa è una rassegna di errori e notizie inaffidabili. Effetto delle grandi rivoluzioni del ’68, del 6 politico, delle interrogazioni di gruppo e delle assemblee permanenti. Il risultato è l’ignoranza diffusa. L’aspetto positivo è che leggendo le notizie ci si fa due risate. Buona serata.

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  2. Questi sono errori voluti per portare a compassione l’opinione pubblica come il fatto che aggiungono sempre “… hanno salvato altre vite…”, se dicessero il vero sarebbe: “le navi della marina militare sono andati a prendere altri immigrati appena partiti su gommoni dalle coste libiche”. Ma questo non lo sentiremo mai..

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    1. Giano

      Bravo Vittorio, proprio così. Il guaio è che nessuno ha il coraggio di dissentire dal pensiero unico di regime, tutti i media (stampa, TV, internet)omologati al politicamente corretto, stessa terminologia, stesso pietismo, stesse scene e musichette toccanti. Sembra una congiura. E purtroppo no si vedono segni di cambiamento di rotta. Forse ha ragione chi dice che si tratta di una strategia voluta espressamente per destabilizzare l’Europa e distruggere la civiltà occidentale. Coraggio, buona serata e grazie per il commento.

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