Cagliari la città più felice d’Italia

Oh, come sono felice! Chi l’avrebbe mai detto:  Cagliari è la città più felice d’Italia. Incredibile, specie dopo le ultime statistiche dell’Istat dalle quali risulta che la Sardegna è fra le regioni più povere (vedi “I sardi sono poveri“) e che le province del Medio Campidano e di Iglesias Carbonia sono, in assoluto, le province più povere d’Italia (vedi “Medio Campidano, la provincia più povera d’Italia“).

Ed ecco l’ultima notizia, riportata due giorni fa dal quotidiano locale L’Unione sarda (“La città più felice? Cagliari“), che ci racconta una realtà non solo meno preoccupante, ma addirittura stravolge tutte le precedenti valutazioni sulla qualità della vita. Cagliari è “la città più felice d’Italia“, un nuovo Eden dove sono tutti felicissimi, se la spassano un mondo, ridono a crepapelle, hanno la gioia che sprizza da tutti i pori e, come nelle favole a lieto fine, vivono a lungo felici e contenti. Oh, perbacco!  E dire che proprio di recente, nel post “Sardegna Felix“, riportavo un elenco di reati commessi nell’isola (in particolare proprio nel cagliaritano) che non davano proprio l’idea di una regione tranquilla e felice. Anzi, al contrario, scippi, furti, rapine, incendi dolosi, violenza, piccola criminalità in aumento; tutti segnali che non lasciano certo dormire sogni tranquilli.

Di recente il ministro dell’interno Alfano, per lodare il proprio operato e tranquillizzare gli italiani, ha sciorinato in televisione una serie di dati “ufficiali” per dimostrare che  i reati sono in diminuzione. Peccato che i dati Istat, dicano il contrario. Peccato che la stessa Polizia lanci l’allarme sulla crescita della criminalità in Sardegna e nel resto d’Italia: “Crimini e bugie“. E per finire ecco la notiziona sulla felicità dei cagliaritani che ha tutta l’aria di una presa per il culo. Sì, lasciamo perdere gli eufemismi e chiamiamo le cose col loro nome.

Ma in base a quali dati hanno stilato questa classifica della felicità? Udite udite, sulla base di un indice “iHabby” che analizza i messaggi su Twitter!  Twitter, il mezzo di comunicazione preferito dal nostro mattiniero premier che già alle prime luci dell’alba comincia a twittare, cip cip cip, come gli uccellini di Villa Borghese. La differenza è che i passerotti cantano e non fanno danni, lo sbruffone toscano di Palazzo Chigi se la suona e se la canta a spese nostre.

Ora, quanti saranno i cagliaritani che usano inviare messaggini su Twitter? In prevalenza giovani. Non credo che twittare sia il passatempo preferito di adulti che lavorano, di anziani, malati, disoccupati, precari e gente che ha altri problemi per la testa che non passare la giornata a mandare messaggini in 140 caratteri. Allora bisogna concludere che una stima della felicità fatta con questi criteri, detto alla Fantozzi, è “Una cagata pazzesca“. L’attendibilità di queste classifiche è pari a zero. Eppure queste notizie vengono diffuse dai media, stampa, internet, televisione, riempiono le pagine dei giornali e fanno notizia.  Ovvero, la nostra informazione oggi si basa su dati fasulli, ricavati da indagini fasulle, che riempiono la testa della gente di idee fasulle. Si può prendere seriamente una società che prende come base per le indagini i messaggini degli adolescenti? No, non si può. A meno che questa non sia una società di rincoglioniti totali.

E purtroppo ormai questa è la prassi dell’informazione, della comunicazione in genere, della politica, dei rapporti sociali: stiamo creando una società fasulla, una realtà virtuale in cui niente è quello che sembra.  Un mondo fasullo che crede di poter valutare la felicità della gente sulla base dei messaggini in 140 caratteri; roba da adolescenti, da ragazzini delle medie. O da presidenti del Consiglio.  Bisognerebbe fare un riscontro. Provate a chiedere ai minatori del Sulcis, ai cassintegrati delle fabbriche sarde in eterna crisi, ai precari e disoccupati cronici, ai cittadini alle prese con problemi di lavoro, di burocrazia, di mutui, affitti e bollette da pagare, di anziani e malati che attendono mesi per una visita, ai cittadini vessati da uno Stato sadico che gode nel sottoporre il popolo a torture psicologiche con l’invenzione di sempre nuove norme cervellotiche, imposte, tasse e balzelli di ogni genere e considera i cittadini come polli da spennare. Chiedete a loro se sono felici. Forse vi risponderanno anche loro con un tweet brevissimo, entro i 140 caratteri, anzi, molto meno: “#Ma vaffanculo….”.

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