Ritorno al passato

Abbiamo passato decenni, a partire dagli anni ’60, a fare terra bruciata di tutto ciò che ci era stato tramandato da secoli di progresso. Un totale delirio di rinnovamento e di stravolgimento delle regole sociali, delle usanze, dei costumi, dello stile di vita. Un attacco devastante ai principi ed ai simboli della civiltà. Giorno dopo giorno, passo dopo passo, abbiamo cambiato, stravolto, annullato tutto ciò che aveva un legame col passato: la nostra cultura, le tradizioni, le arti ed i mestieri, il lavoro manuale, l’attaccamento alla terra, il rispetto per la natura, la semplicità del vivere quotidiano nelle campagne, la cultura contadina, l’apprezzamento per i valori essenziali della vita, il rispetto per gli anziani e per l’antica saggezza, il cibo semplice e naturale, la sobrietà, l’educazione, il pudore, la decenza, l’amore per la bellezza della natura. Tutto abbiamo distrutto, dimenticato, cancellato dalla nostra società, in nome del progressismo, del modernismo, dello sviluppo economico, della produttività, della massima libertà di comportamento senza limiti e regole, del relativismo morale, del pensiero debole, della ricerca scriteriata di un mondo basato sul profitto, l’edonismo più sfrenato e sul cinico egoismo. Un mondo in cui l’etica è morta, la verità è ciò che fa comodo, il bene è ciò che conviene e la bellezza è ciò che piace. Un mondo in cui  vige una sola  regola: il raggiungimento del piacere e del  tornaconto personale.

Per decenni abbiamo inquinato e avvelenato la terra con pesticidi, diserbanti, scarichi urbani e industriali, montagne di rifiuti e prodotti tossici. Con la stessa incoscienza abbiamo avvelenato le nostre anime usando in maniera spregiudicata e criminale  il devastante potenziale dei mezzi d’informazione per diffondere quotidianamente messaggi negativi, esaltare la violenza in tutte le sue forme e la totale libertà sessuale giustificando qualunque forma di depravazione e perversione, innalzare nuovi totem tecnologici e fomentare conflitti al fine di praticare sacrifici umani per placare l’ira di  nuovi mostri assetati di sangue. Abbiamo sostituito i prati verdi con l’erba sintetica ed il seno materno con protesi di silicone. Abbiamo sostituito i boschi con le pale eoliche e foreste urbane di antenne trasmittenti e riceventi. Ora, a disastro compiuto, si cerca di recuperare modelli di vita, borghi antichi abbandonati, paesaggi bucolici, antiche ricette gastronomiche, odori e sapori dimenticati, vecchie tradizioni, costumi del passato, oggetti sopravvissuti allo scempio, l’artigianato, il lavoro manuale, i valori perduti. Abbiamo fatto terra bruciata della nostra cultura e di tutto ciò che ci era stato tramandato dal passato, da secoli di storia.  Ed ora rovistiamo nella cenere per recuperare qualche traccia di ciò che è perduto per sempre. Troppo tardi lo abbiamo capito. Il senno di poi è la dimostrazione più evidente della stupidità umana.

Vedi: “Il cappellino di Lianne

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