Supposte giudiziarie

Berlusconi è stato assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione (processo Ruby: confermata la sentenza di assoluzione). Eppure certa stampa non si rassegna e trova comunque il modo di rigirare la frittata per riuscire a condannare Berlusconi, anche quando viene assolto. Oggi, per esempio, l’Avvenire, si sente in dovere di chiarire che la sentenza di assoluzione lascia comunque aperta la questione morale. Ecco, tanto per dire che la Corte assolve Berlusconi, ma dal punto di vista morale Silvio è sempre da condannare. Anche coloro che hanno sfruttato per anni l’affare Ruby (l’armata guidata da Repubblica, con al seguito la maggioranza della stampa, dei talk show televisivi e della sinistra), oggi si guardano bene dal riconoscere di aver sbagliato. Ancora meno si sentono in dovere di chiedere scusa a Berlusconi ed ai propri lettori. Quelli della “superiorità morale” non possono chieder scusa, per il semplice fatto che non sbagliano mai; loro hanno la verità incorporata, di serie.

Eppure questo processo ha avuto conseguenze enormi sul quadro politico italiano, sia per la quotidiana azione di discredito personale nei confronti di Berlusconi, sia sugli effetti negativi su tutta l’area politica del centro destra. L’azione combinata fra l’inchiesta della procura milanese ed il complotto dei poteri finanziari e politici europei, tesi alla caduta del governo Berlusconi (come ampiamente documentato da inchieste giornalistiche come quella di Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo” e da autorevoli fonti estere) ha portato, ad opera del presidente Napolitano, all’instaurazione di tre governi (Monti, Letta, Renzi) non legittimati dal voto popolare. Un danno incalcolabile, sia sul piano economico (basta ricordare la crescita dello spread voluta e cinicamente attuata dalla speculazione finanziaria), sia sul piano della democrazia. Ora la domanda è questa: chi paga i danni? Tranquilli, come sempre, nessuno dei responsabili pagherà i danni, per il semplice motivo che non ci saranno responsabili (o meglio, nessuno si assumerà le proprie responsabilità) e poi perché  l’Italia è il Bel Paese in cui tutti rompono, ma nessuno paga. O meglio, li pagheranno i cittadini.

Il Codice penale non rientra fra le mie letture preferite. Ma ho la presunzione di saper usare il cervello e di osservare criticamente la realtà in maniera razionale e logica. Almeno ci provo. Ed in questa storia di Ruby forse bastava un po’ di logica e di buon senso (qualità  che sembrano scomparse dalla circolazione) per capire che si trattava di una montatura (una delle tante messe in atto negli ultimi 20 anni da una magistratura sulla cui imparzialità sussistono molti dubbi) per incastrare Berlusconi. Ma quando un’intera classe politica di sinistra, le maggiori testate giornalistiche nazionali ed una schiera di  giornalisti, magistrati, opinionisti, intellettuali, comici e personaggi dello spettacolo, militanti ed organici ai partiti, hanno la mente obnubilata dalla sindrome monomaniacale dall’antiberlusconismo, ed hanno come fine ultimo dell’esistenza l’annientamento ad ogni costo del nemico, è difficile mantenere il controllo ed il rispetto delle elementari norme della civile competizione e del confronto; allora non solo si usano mezzi, metodi e sistemi spesso ai limiti della legittimità e delle regole democratiche, ma si superano facilmente anche i limiti del buon senso e della decenza. A proposito del caso Ruby, ecco cosa scrivevo due anni fa, sollevando molti ragionevoli dubbi su quel processo e sulle accuse della procura di Milano. Vista la sentenza della Cassazione, mi sa che non mi sbagliavo.

Ruby ed il reato supposto (maggio 2013)

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento  della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua   “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice “condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le cose “supposte” si sa dove vanno a finire…

Vedi

Il Corriere fra sentenze e compleanni

Berlusconi, Bartali e la concussione

Ruby, ipocrisia di Stato

Ruby 2, la vendetta

La serietà è una cosa seria

Ruby: mutanda rossa trionferà

Berlusconi, il bunga bunga e la mer…

Scopo anch’io? No, tu no…

Repubblica e l’abuso di potere

Escort, l’uovo ed il pelo

Ma soprattutto ricordate questo: Berlusconi è…reato!

Ed infine, giusto per ricordare che l’attacco a Berlusconi non è solo giudiziario,  ma è un attacco concentrico di magistratura, politica, informazione, cultura e spettacolo, basta citare il paladino dell’antiberlusconismo, quel Michele “Chi” Santoro che ha fatto di Berlusconi l’oggetto principale, il bersaglio preferito e quasi unico, delle sue battaglie televisive. Ecco un post dedicato al nostro tribuno televisivo, uno dei tanti nel quale riporto anche i link ad altri post sullo stesso argomento: “Santoro & C.”

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