Giochi d’infanzia e matrimoni marziani

Sembrano notizie da un altro mondo. Invece, purtroppo, sono di questa terra. Ieri è comparsa la notizia allucinante di un nuovo programma didattico a Trieste. Non parliamo di scuole superiori, dove ormai le lezioni di sesso sono normali, dove si insegna la masturbazione e  Luxuria va ad illustrare, con cognizione di causa,  le delizie dell’amore gay trans. Ora partiamo già dagli asili, dalle scuole materne, cioè parliamo di bambini dai 3 ai 5 o 6 anni. Bisogna cominciare presto a confondere le idee ai bambini, così sarà più facile abituarli a non fare più distinzioni fra maschi, femmine e generi vari. E’ la nuova frontiera della pedagogia. Forse rientra nella riforma della scuola sbandierata da Renzi. Forse per questo la governatrice renziana del PD, Debora Serracchiani, ne consente l’adozione negli asili di Trieste e poi, c’è da aspettarselo, in tutto il Friuli Venezia Giulia. Se questa è la “nuova scuola” andiamo bene.

In pratica si tratta di stimolare la curiosità dei bambini a conoscersi e scoprire le differenze fra maschietti e femminucce e scambiarsi i ruoli, così, come cantava Iannacci, “per vedere l’effetto che fa“. Stiamo parlando, meglio ripeterlo, di bambini di 3 o 4 anni, ai quali si propongono dei giochi di “genere“, li si invita a travestirsi ed a toccarsi nelle parti intime, anche con la partecipazione degli insegnanti, per capire bene le differenze degli organi genitali. Se qualcuno “normale” si azzardasse a dire o proporre queste cose a dei bambini, verrebbe denunciato all’istante e sbattuto in galera con l’accusa di una serie di gravissimi reati di carattere sessuale. Invece se queste cose le propongono insegnanti, educatori e direttori didattici progressisti “de sinistra“, è tutto normale, è la nuova frontiera della pedagogia politicamente corretta ispirata alla cultura di genere. E’ esattamente quanto propongono a Trieste. Qui i dettagli ed i documenti che illustrano i “giochi gender“: “Bambini travestiti da bambine; il gioco gender che invita a toccarsi i genitali“.

E non finisce qui. Ecco a lato la foto di un trio di “sposini” felici. Eravate fermi alle unioni di fatto, ai matrimoni fra due gay o lesbiche? Roba superata, anticaglie del passato. Siamo già oltre. Questi tre si sono sposati di recente in Thailandia, con una cerimonia privata. Del resto, dicono “L’amore è amore, dopotutto“. Appunto, questa è la giustificazione che sentiamo più spesso, quando si parla di amori non proprio convenzionali. L’amore è amore; fra due uomini, fra due donne, fra bisex, fra trans. Certo, l’amore è amore, non si discute e tutti hanno diritto di amare chi gli pare, anche il gatto di casa, il canarino o la capretta di montagna. La cosa aberrante è che queste “relazioni” (guai a chiamarle perversioni, vizi,  depravazioni,  devianze, o altri termini che non siano approvati da Luxuria e dall’Arci gay) vengano considerate “normali”.  Ecco la notizia: “Thailandia; arriva il matrimonio a tre“.  Ora non resta che dare tempo al tempo e ne vedremo delle belle. Arriveranno i matrimoni a 4 o 5 (perché al cuore non si comanda e si possono amare contemporaneamente diverse persone), quelli di gruppo misti fra gay, lesbiche e trans, si fa una bella ammucchiata tutti insieme, chi c’è c’è,  così si rinsaldano i legami affettivi. Poi torneremo all’harem (così ci adeguiamo all’islam che avanza), con decine di donne ed eunuchi, danze sensuali, Scheherazade, le Mille e una notte, Aladino e la sua lampada. E poi non mettiamo limiti alla fantasia: tutte le combinazioni sono possibili quando c’è l’amore. Questo è il nuovo mondo. Ma non sono cose marziane, purtroppo sono cose terrestri. Del resto “L’amore è amore, dopotutto“. No?

Rimsky Korsakov: “Scheherazade“, pas de deux.

 

Scheherazade” ( Svetlana Zakharova – Farukh Ruzimatov )

 

 

 

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