Salvini e il razzismo

Quando  si assumono forzatamente atteggiamenti e comportamenti inusuali per cercare di sembrare quello che non si è, si diventa ridicoli. Dopo decenni di propaganda buonista, terzomondista e antirazzista, la nostra società è imbevuta (apparentemente) di buoni sentimenti, di fratellanza  universale, di tolleranza, di rispetto delle diversità, di elogio della società multietnica, di accoglienza di chiunque arrivi per terra o per mare e di tutto il repertorio buonista militante. E guai ad esprimere qualche opinione divergente da quella dominante; si viene subito accusati di razzismo, intolleranza e xenofobia. Il “razzismo” ormai  spunta ad ogni angolo, in ogni occasione, in tutte le discussioni ed i dibattiti. L’accusa di razzismo è diventata l’arma vincente contro chiunque si opponga al pensiero unico dominante. Basta sollevare qualche preoccupazione sui pericoli che l’immigrazione incontrollata ed inarrestabile crea per la sicurezza dei cittadini o lamentarsi per l’eccessiva insistenza di ambulanti che quasi ti obbligano ad acquistare cianfrusaglie o pagare l’obolo per un parcheggio o per fornirti aiuto non richiesto nelle stazioni ferroviarie e scatta subito l’accusa di “razzismo”.

L’antirazzismo, assunto come principio cardine della cultura del meticciato universale,  e la conseguente necessità di adeguarsi alla nuova ideologia terzomondista, è diventato, quindi,  la formula magica che, giorno dopo giorno, ha preparato il terreno all’invasione di africani, asiatici, arabi, zingari e disperati di mezzo mondo. Dobbiamo accogliere tutti, a costo di andare a prenderli direttamente sulla costa africana, costi quel che costi, aumentarci le tasse, toglierci il pane dalla bocca, ospitarli in hotel o accoglierli in casa (vedi l’ultima proposta oscena del sindaco di Roma, Marino, che offre 900 euro a chi ospita un immigrato).

Col risultato che, per evitare di sentirsi lanciare l’ignominiosa accusa di razzismo, si finisce per assumere atteggiamenti e comportamenti contrari alle proprie idee e perfino al buon senso.  Ecco perché su stampa e televisione, è una continua passerella di personaggi della politica, della cultura, dello sport, dello spettacolo, che ogni volta che si parla di immigrati e di problemi legati all’invasione africana, si sentono in dovere di chiarire in premessa che “Non sono razzista…”. E per dimostrare che non siamo razzisti, nominiamo una congolese ministro e poi la mandiamo anche a Bruxelles a rappresentare gli italiani. Poi nominiamo Fiona May all’interno della Federazione calcio (cosa c’entra la May con il calcio? Boh!), per occuparsi di discriminazione razziale. Sempre per dimostrare che non siamo razzisti e che combattiamo qualunque tipo di discriminazione razziale, religiosa o di genere, al concorso per Miss Italia negli anni ’90, abbiamo fatto vincere una ragazza di Santo Domingo (che non era nemmeno tanto bella).

Ancora per lo stesso motivo, un personaggio ambiguo come il trans Luxuria (diventata nota molti anni fa grazie alla sua partecipazione al Maurizio Costanzo show) è stata eletta in Parlamento, poi è diventata personaggio mediatico conteso da tutti i canali TV, ed infine ha partecipato al reality L’isola dei famosi ed ha vinto. Ormai è diventata personaggio pubblico, contesa da tutti i salotti televisivi come opinionista del momento. Di recente il festival della canzone europea è stato vinto da un altro personaggio ambiguo con la barba e vestito da donna, tale Conchita, non perché fosse più bravo di altri concorrenti, ma per dimostrare che non c’è discriminazione. E per rafforzare il concetto della non discriminazione, è stata invitata a cantare al Parlamento europeo ed infine è stata ospite  d’eccezione a Sanremo.  Di questo passo, per dimostrare che non siamo razzisti e omofobi, i gay, neri, lesbo, trans, musulmani e rom, avranno un trattamento preferenziale nei rapporti sociali ed in caso di concorsi o graduatorie, gli verrà riconosciuto un punteggio maggiorato, come alle categorie protette; così, tanto per dimostrare che siamo contrari alle discriminazioni (Pare che in qualche caso questo criterio sia già in vigore).  Così ci sentiamo più sereni, abbiamo la coscienza a posto; non siamo razzisti. Razzisti no, ma un po’ ridicoli di sicuro.

Ed ecco che anche Salvini cade nella trappola e nomina, come responsabile dell’immigrazione,  il suo bel rappresentante nigeriano, così nessuno potrà più accusarlo di razzismo. Nominare un nigeriano responsabile dell’immigrazione per dimostrare che non si è razzisti è come farsi sodomizzare per dimostrare che non si è omofobi. Ma ormai in una società che ha perso tutti i riferimenti ed è in preda a delirio di comunicazione mediatica, non c’è più limite alle balzane e strampalate invenzioni dei “creativi” della politica che, abbandonate tutte le ideologie ed i principi, vive di immagine, di slogan, di apparenza. Ciò che conta non è il contenuto, ma la forma, il contenitore. Conta l’immagine mediatica. Del resto, anche quando facciamo la spesa al supermercato ci lasciamo abbindolare e suggestionare non dalla bontà dei prodotti, ma dalla bellezza della confezione e dal messaggio pubblicitario. L’apparenza è tutto. Ecco perché il boy scout fanfarone toscano in camicia bianca da gelataio ha gioco facile a spacciare per attività politica e rinnovamento  i suoi sproloqui da imbonitore da fiera paesana. E’ il trionfo dei piazzisti della politica, l’apoteosi dei moderni Dulcamara.

Oggi in televisione si vende di tutto: pentole, raccolta fondi per il terzo mondo, materassi, buonismo Doc col marchio CE, croste orribili spacciate per opere d’arte, auto blu poco usate, vasche da bagno, balle spaziali spacciate per programmi politici, attrezzi da ginnastica per gli addominali, riforme costituzionali in confezione famiglia, bastoncini di pesce, rottamatori d’occasione, pannolini,  politici usato sicuro (compresi alcuni reperti storici della prima Repubblica). Insomma, si trova di tutto. basta fare zapping e puoi trovare l’occasione del giorno “Prendi 3 paghi 2”. Attenti, però, alle contraffazioni ed alle patacche. Quando si tratta di politici, le offerte speciali sono truffaldine; sembrano di prima qualità, col marchio famoso, ma, sotto sotto, sono falsi, taroccati, di provenienza cinese, costano un sacco di soldi e sono pure tossici.

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