Residuati bellici e restyling

Quando osserviamo la nostra classe politica e gli effetti deleteri che sta producendo, ci sorprendiamo di tanta incapacità, incompetenza, superficialità, fanatismo, inconcludenza, incoerenza, doppiezza morale, ipocrisia, inaffidabilità, corruzione. Potremmo andare avanti ancora per molto (l’unico limite è il vocabolario e la fantasia) ad elencare termini negativi, spregiativi e perfino offensivi per definire i nostri politici. E ci si chiede come sia possibile che il livello qualitativo dei nostri governanti sia sceso così in basso. Le cause sono varie, non c’è un solo motivo scatenante. Ma viene il sospetto che una delle tante cause concomitanti possa essere quella generazionale.

La maggior parte dei politici in attività, a parte qualche eccezione, è costituita da persone che hanno superato i 55/60 anni. Ovvero, quelli nati tra la fine degli anni ’50 ed i primi anni ’60, cresciuti negli anni successivi con le occupazioni scolastiche, i movimenti studenteschi, i  cortei, le assemblee, i collettivi, le comuni, il “Vietato vietare”, l’amore libero, il femminismo “E’ mia e la gestisco io”, sesso droga e rock’n roll, spinelli, figli dei fiori, Guccini, fuori l’Italia dalla Nato, Porci con le ali, maoisti e Libretto rosso. Insomma, quelli che oggi occupano posti di potere, in Parlamento, nei Consigli regionali e nei centri di potere politico e culturale, nei tribunali, nelle scuole, nelle redazioni giornalistiche e della televisione, nei cda di aziende, consorzi, enti pubblici, sono i reduci delle battaglie di Valle Giulia e di tante altre piazze d’Italia, sopravvissuti dei movimenti giovanili, studenteschi, di protesta del ’68.

E allora tutto si spiega. Il disastro attuale ha la sua causa e radice storica e culturale in quegli anni funesti della storia d’Italia, quelli che sfociarono tragicamente nelle Brigate rosse e negli anni di piombo. Cosa possiamo mai aspettarci da gente che è cresciuta a pane, Marx, eskimo e lotta di classe. Tutti cresciuti tra le file di Lotta continua, Potere operaio, Prima linea, Servire il popolo, con idoli come Fidel Castro, Che Guevara, Mao Tse-tung. Gente per cui la scuola non era la casa della cultura e dell’istruzione, ma un luogo dove svolgere attività e propaganda politica e rivoluzionaria, dove occupare aule, istituti e facoltà, dove tenere in permanenza assemblee e dibattiti politici e inventarsi qualunque pretesto per disertare le lezioni e scendere in piazza ed esercitarsi nella guerriglia urbana.

Gente che è andata avanti grazie al 6 politico, le interrogazioni di gruppo, le tesine collettive e grazie all’intimidazione anche violenta dell’autorità scolastica. Oggi quegli stessi rivoluzionari che volevano abbattere lo Stato e tutti i suoi simboli, occupano quei posti di potere che hanno sempre contestato. Salgono in cattedra da professori nelle scuole che sfasciavano, diventano magistrati e giudici, docenti universitari, giornalisti, intellettuali organici ai partiti, deputati, imprenditori, ricchi borghesi. Insomma, tutta la loro battaglia è servita solo a prendere il posto di quelli che avevano sempre combattuto duramente, anche con le armi.

Dopo aver passato una vita a combattere e contestare la borghesia, il capitalismo, il potere politico, il Parlamento, le istituzioni pubbliche, lo Stato, la Nato e l’America imperialista, si sono sottoposti a restyling radicale; l’eskimo nella spazzatura,  tosatura delle lunghe chiome sessantottine, hanno indossato giacca e cravatta, hanno capito che il Capitale, invece che combatterlo, è meglio investirlo e creare rendite e profitti, hanno capito che anche le comodità e gli agi della borghesia non sono poi così male, si atteggiano a progressisti e moderati, portano fiori sulla tomba di John F. Kennedy, acquistano eleganti appartamenti a New York, veleggiano su barche milionarie, fanno le vacanze a Saint Moritz, frequentano i salotti buoni della capitale, amano il cachemire, pasteggiano a caviale e champagne, si definiscono “democratici”, rinnegano il passato “Mai stato comunista”,  e sembrano usciti dal cast del film di Sorrentino La grande bellezza.

Ecco, questi reduci di tante battaglie, questi residuati bellici, invece che stare in un museo degli orrori, ad imperitura memoria dell’imbecillità e dell’ipocrisia umana, hanno conquistato i centri del potere e condizionano la politica, l’economia, la cultura, l’informazione, l’opinione pubblica, la scuola, la giustizia, lo spettacolo, l’arte, occupano il Parlamento, decidono delle nostre sorti e, visto che non sono riusciti a sfasciare l’Italia da giovani con la rivoluzione, la stanno sfasciando da vecchi imborghesiti, omologati e istituzionalizzati, governando la nazione. Italiani, arrangiatevi.

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