False equivalenze

Quando qualcuno riscuote grande successo e raggiunge fama, ricchezza e potere, si è tentati di spiegarne l’ascesa riconoscendogli il possesso di grandi qualità e capacità personali. Spesso è così, ma non sempre. Talvolta il successo arriva non solo per meriti personali, ma per demerito degli altri concorrenti, oltreché per una serie di fortunate coincidenze.  Il fatto che Renzi, per grazia ricevuta, senza  consenso popolare e senza legittimazione elettorale, sia diventato capo del Governo non significa, necessariamente, che sia migliore o più bravo  degli altri. Potrebbe significare semplicemente che gli altri siano peggiori, o meno bravi, di Renzi. I due concetti sembrano apparentemente uguali o equivalenti. Ma non lo sono; purtroppo per Renzi, per gli altri ed anche per noi.

Si diceva una volta (con un’espressione che sembra un complimento, ma lo è solo in apparenza)  che Massimo D’Alema fosse “il più intelligente dei suoi“. Il che significherebbe, per conseguenza, che i “compagni” fossero meno intelligenti di D’Alema. Ma c’è un inganno di fondo: non è detto, come si dà per scontato,  che  D’Alema ed i “suoi” siano necessariamente “intelligenti“. Anche in questo caso i due concetti sembrano avere lo stesso significato, ma non sono equivalenti. Anche il capo storico dei compagni del PCI, Palmiro Togliatti, veniva chiamato “Il migliore“, definizione che lasciava poco spazio ai dubbi ed alle interpretazioni. I compagni hanno facile propensione all’autoesaltazione, all’autocompiacimento ed al riconoscersi e attribuirsi dei meriti non sempre dimostrati e dimostrabili.

Si dice (citando Churchill) che la democrazia sia il “meno peggio” fra i sistemi politici. Il che lascia intendere, per logica deduzione,  che sia “il migliore possibile” e che gli altri sistemi siano peggiori o “meno buoni” della democrazia. Anche in questo caso le due considerazioni sembrano equivalersi, ma, ancora una volta, non è così. Un sistema che si definisca “migliore” può esserlo solo se riferito e confrontato ad altri sistemi che siano riconosciuti come “buoni”. Il sistema “meno peggio” è, invece, necessariamente riferito ad un insieme di sistemi definibili come “non buoni” o, meglio ancora,  “peggiori“. La differenza concettuale può sembrare irrilevante, ma è, invece, fondamentale. L’ultimo nella scala di sistemi “buoni” è comunque migliore del primo della scala dei sistemi “non buoni“; c’è una bella differenza. Ecco perché affermare che la democrazia sia il sistema “meno peggio” non significa che sia, automaticamente, il “migliore“; è una specie di falso ideologico. La si potrebbe definire con una popolare espressione idiomatica “una pietosa bugia“.

E’ un concetto così elementare che lo si potrebbe esprimere con una formuletta di logica classica. Se A è maggiore di B (A>B), B è minore di A (B<A). Ancora una volta l’equivalenza concettuale sembra così logica e scontata da avere valenza universale, ma non lo è. E’ valida solo per grandezze ponderabili ed  esprimibili matematicamente. Non è valida e non è applicabile nei confronti di valori astratti di tipo non quantitativo, ma qualitativo  (come l’etica o l’estetica), non esprimibili con una formula matematica. In questi campi del sapere “astratto” il concetto di maggiore o minore non è applicabile, non ha senso.

Quando si tenta di fare delle comparazioni fra due o più termini in un campo come la politica, la cultura, l’arte, la morale o in qualunque argomento che non sia esprimibile matematicamente, si incorre in errori di valutazione. Si danno per scontate delle equivalenze concettuali che non sono vere, né logiche, né dimostrabili. Sono  false equivalenze. Ecco perché esaltare le capacità di un leader rispetto ai seguaci e riconoscergli il titolo di “migliore” fra i suoi implica una sola certezza; lo scarso valore dei compagni rispetto al leader. Definire qualcuno come il “migliore” può sembrare un complimento o un attestato di riconosciute e provate doti e capacità superiori,  ma non lo è; non necessariamente.

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