Jihad, terrorismo e aspiranti suicidi

Missili su Roma; è l’ultima minaccia che arriva dall’Isis (Attaccare Roma con i missili). Ce lo stanno dicendo in tutti i modi; il pericolo di attacchi terroristici in Europa, ed in particolare in Italia ed in Vaticano, è reale. Le stragi di Parigi, sono solo un assaggio.  Ma stranamente il governo,  i media e le anime belle buoniste e pacifiste ad oltranza, invece che preoccuparsi e adottare tutte le misure necessarie a prevenire e combattere il pericolo,  cercano di sminuire la gravità delle minacce, fanno appello alla tolleranza, al dialogo e continuano a vagheggiare di società multietniche e multirazziali. Stiamo facendo il loro gioco, siamo gli alleati principali dei nostri futuri aguzzini. La nostra indifferenza, l’atteggiamento remissivo, propenso più al dialogo che alla difesa, la codardia di un’Europa inetta, confusa, imbelle, ormai rassegnata all’invasione islamica è la loro arma migliore. La storia non ci ha insegnato niente. Da decenni l’Europa ha aperto le porte della città a quel Cavallo di Troia che è l’immigrazione. Non hanno bisogno di attaccarci, stiamo collaborando con il nemico; non solo abbiamo rinunciato a difenderci, ma stendiamo un tappeto rosso agli invasori. E’ la stessa indifferenza che consentì al nazismo di organizzarsi, riarmarsi, andare al governo e scatenare l’inferno. Ma anche allora si tentava di minimizzare la minaccia e  si cercava il dialogo. Capirono che non c’era possibilità di dialogo quando ormai era troppo tardi.  Noi siamo sulla buona strada per ripetere quel tragico errore.

Abbiamo da poco celebrato la Giornata della memoria, per ricordare i milioni di morti nei campi di concentramento nazisti. Piero Terracina, uno dei sopravvissuti alla Shoah, anni fa a proposito della mancanza di una qualunque reazione da parte degli ebrei alla deportazione, a parte la rivolta del ghetto di Varsavia, disse: ” Ogni anno incontro migliaia di giovani nelle scuole per raccontare loro Auschwitz dove ho visto centinaia di migliaia di ebrei uscire con il fumo delle ciminiere dei crematori. La domanda che i ragazzi mi pongono più frequentemente è: “Perché non vi siete difesi”?. Ecco, noi ebrei non vogliamo che nel futuro ci venga ancora rivolta questa domanda”.

Perché non si sono difesi? Come è stato possibile?”. Queste sono le domande che gli ebrei hanno continuato a porsi per anni, dopo lo sterminio. Troppo tardi ormai e, purtroppo, senza trovare una risposta razionale.  Noi corriamo lo stesso rischio. Il rischio che un domani, quando sarà troppo tardi, qualcuno ci chieda come mai, di fronte alle minacce ed al  pericolo reale costituito dal fondamentalismo islamico, dagli attentati terroristici, dalla jihad, dalla guerra santa dichiarata all’occidente, non abbiamo reagito e ci siamo rassegnati all’islamizzazione dell’Europa. Cosa risponderemo?  Che ci siamo fidati delle rassicuranti dichiarazioni di chi era al governo? Che ci siamo lasciati illudere dalle belle parole dei  pacifisti nostrani e dei terzomondisti che, col pretesto dell’operazione umanitaria, spalancavano le porte all’invasione di africani e arabi, meglio se musulmani?  Che da bravi cristiani abbiamo seguito l’invito del Papa ad accogliere ed assistere tutti i disperati del mondo,  perché anche i musulmani “sono nostri fratelli“? Cosa risponderemo? Sarà molto difficile, come lo è stato per gli ebrei, trovare una risposta accettabile.

Nei giorni scorsi, durante uno dei programmi dedicati al ricordo della Shoah, ho sentito due sorelle sopravvissute ad Aushwitz ricordare l’orrore del campo e formulare l’invito alla pace ed alla tolleranza. Credo che nessuno oserebbe mettere in dubbio quell’appello alla tolleranza. Oggi è un concetto che va come il pane. Noi stiamo crescendo a pane e tolleranza. Eppure bisogna ricordarsi che tutto ha un limite, anche la tolleranza. Non si può diffondere un messaggio simile senza precisare i limiti di quel principio. Altrimenti si creano tragici equivoci. Si potrebbe chiedere, per esempio, a queste due sorelle se quella auspicata tolleranza, che apparentemente sembra un principio universale condivisibile da tutti,  vale sempre, comunque e con chiunque. Significa che anche gli ebrei nei campi di sterminio dovevano essere tolleranti con i nazisti e con chi li conduceva alle camere a gas? Credo che, a questo punto, sorga almeno un piccolo dubbio sulla validità universale del concetto di tolleranza. Lo stesso dubbio si pone anche per il concetto di libertà di espressione. Ne ho parlato anche di recente in “Le Pen, democrazia e libertà limitata“,  qui “Voltaire e l’islam“, e qui “Papa, pugni e kalashnikov“.

Ma la nostra posizione, se non corriamo ai ripari prima che sia troppo tardi,  sarà ancora più indifendibile. Gli ebrei sono stati discriminati, a causa delle leggi razziali, privati della libertà, dei diritti civili prima e poi di quelli umani, umiliati, caricati su carri bestiame e portati direttamente nei campi di sterminio. Sinceramente, avrebbero potuto organizzare una qualche forma di difesa, o di fuga verso paesi più sicuri, ma non tutti avevano i mezzi per rifugiarsi all’estero e ben poco potevano fare contro la forza e la violenza. In fondo la loro mancanza di reazione era giustificata. Noi non avremo nemmeno queste attenuanti. Nessuno ci obbliga a salire su vagoni con destinazione Aushwitz, nessuno ci vieta la libertà di protestare ed opporci a scelte politiche nefaste, nessuno ci vieta di reagire e rispondere con fermezza alle minacce; ne abbiamo tutti i mezzi e le possibilità.

In teoria potremmo reagire, ma non lo facciamo. Ci infliggiamo da soli limiti alla libertà di reagire e perfino alla libertà di espressione, per paura di essere accusati di islamofobia, di razzismo, di xenofobia. Ci imponiamo da soli la proibizione di tentare una qualunque forma di controllo e di regolamentazione dell’invasione islamica. Ci siamo inventati da soli le nostre nuove “leggi razziali” in versione moderna, che sembrano tutelare più gli invasori che gli italiani, e che usiamo non contro gli stranieri, ma per discriminare noi stessi e  mettere sotto accusa e perseguire anche penalmente chiunque non si adegui al nuovo verbo del multiculturalismo, dell’accoglienza, del terzomondismo. Così non c’è bisogno che qualcuno, sotto la minaccia delle armi, ci obblighi a salire su quei carri ferroviari diretti all’inferno, ci saltiamo sopra spontaneamente, da volontari suicidi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...