Papa, mamme e kalashnikov

Dice il Papa che se qualcuno dice una parolaccia contro sua madre, gli arriva un pugno in faccia. “E’ normale…è normale…”, aggiunge, come a confermare che reagire anche in modo violento ad una offesa è cosa del tutto naturale, istintiva e giusta. E precisa ancora “Non si offende la religione degli altri...”, riferendosi esplicitamente alle vignette pubblicate da Charlie Hebdo e ritenute offensive dai seguaci di Maometto. Si può anche girarci intorno e cercare una spiegazione di comodo, ma sostanzialmente il Papa ha detto chiaro e tondo che quelle vignette sono offensive (quindi da censurare),  che di fronte all’offesa è più che giustificata la reazione anche violenta e che, per logica conseguenza,  i vignettisti, offendendo i musulmani, “se la sono cercata” e la strage compiuta è la “normale” reazione all’offesa.

Lo ha detto durante una conferenza stampa, mentre era in volo,  (guarda video).   Il senso è chiarissimo; se offendi qualcuno, devi aspettarti una reazione anche violenta. Non ci sarebbe niente di strano se lo avesse detto un bulletto di periferia. Ma se lo dice il Papa, in netto contrasto col messaggio evangelico, lascia perplessi per le implicazioni del principio che giustifica la violenza come reazione all’offesa; oltre, s’intende, a giustificare implicitamente  una reazione commisurata all’offesa. Così se per una parolaccia basta un pugno, a chi mi spara addosso col kalashnikov devo limitarmi a rispondere con un pugno, oppure posso usare metodi più efficaci di difesa?

Si ha l’impressione che questo Papa parli troppo e spesso a sproposito. Come se, invece che sul Soglio pontificio, pensi di trovarsi  ancora in un bar del Barrio Palermo a chiacchierare del più e del meno con amici, sorseggiare mate e  commentare l’ultima partita del San Lorenzo.  Ama parlare e viaggiare. Così viaggia e parla, parla e viaggia. Parla dalla finestra a Roma, parla sulla spiaggia a Rio de Janeiro, parla nella moschea a Istanbul, parla a Strasburgo, parla a Manila e spesso parla a…vanvera.

Quella frase ha suscitato reazioni, polemiche e commenti non proprio favorevoli. Il pugno del Papa, infatti, è un vero pugno nello stomaco  a chi fino a ieri ha sempre sentito da parte della Chiesa il messaggio evangelico del “porgi l’altra guancia…perdona settanta volete sette…ama il prossimo tuo come te stesso...” ed improvvisamente si ritrova davanti un Papa aggressivo che sembra uscito dal set di Gomorra.  Come si concilia quel messaggio con la frase  del Papa che giustifica una reazione violenta ad un’offesa? Il Papa ha finito le guance da porgere?

In quella dichiarazione si possono rilevare tre concetti diversi. Il primo è che la satira su aspetti religiosi è un’offesa. Il secondo è che si giustifica la violenza come reazione. Il terzo è che devono esserci delle limitazioni alla libertà di espressione. Con una sola frase ha sconvolto tre principi fondamentali, sia laici che religiosi. Ha preso non due, ma addirittura tre piccioni con una fava. Vediamoli uno per uno.

1) Che la satira su temi religiosi sia un’offesa, è una affermazione alquanto azzardata, considerato che esistono decine e decine di  religioni e che  ciò che può essere del tutto normale per noi, può essere offensivo per altri.  Allora bisognerebbe concordare, con i rappresentanti di tutte le religioni,  una esatta definizione di “offesa” e stilare un elenco preciso di tutto ciò che può offendere (con parole, gesti, comportamenti) i cristiani, i musulmani, gli indù, i buddisti, i taoisti, gli animisti, i seguaci di Manitù e di tutti i riti tribali, compresi i tagliatori di teste del Borneo (Guardate qui quante sono le religioni praticate nel mondo).  Dovremmo forse lasciare libere le vacche di scorrazzare in piazza San Pietro per non offendere gli indù che le considerano sacre? Si finirebbe per vietare quasi tutto.

2) Un pugno non è una carezza, è un atto violento. Ma la reazione all’offesa deve essere commisurata all’entità dell’offesa. Più grande è l’offesa, più violenta sarà la reazione. E poiché per i musulmani offendere Maometto o il Corano è molto più grave che offendere la mamma (tanto è vero che per la blasfemia è prevista la pena di morte), non basterebbe un pugno a lavare l’offesa, ma sarebbe normale ricorrere anche alle armi. Da qui a giustificare una raffica di kalashnikov contro chi offende il profeta, il passo è breve.  Questa è l’interpretazione, portata alle estreme conseguenze, del principio papale del pugno in faccia.  Ma giustificare una risposta violenta ad una offesa non solo è contro le leggi vigenti, e perseguibile come reato, ma è anche  in netto contrasto con il messaggio evangelico da sempre insegnato dalla Chiesa. Ma non è pensabile che il Papa inviti a commettere un reato e stravolgere il messaggio evangelico. Allora significa che  il Vangelo fino ad oggi è stato interpretato in maniera errata?  Significa che ci sono delle eccezioni al “porgi l’altra guancia” o “ama il prossimo tuo come te stesso“? Oppure, più semplicemente, Bergoglio ha avuto solo un momento di confusione, forse a causa dell’affaticamento del viaggio? Ma allora dovrebbe correggere quella frase e scusarsi. E, soprattutto, riflettere bene prima di esprimere concetti che possono facilmente essere travisati; se si giustifica un pugno, si fa presto a giustificare anche le raffiche di mitra.

3) Porre dei limiti  alla libertà di satira e di stampa (ma anche un semplice giudizio o una critica che possa essere vista come offensiva) sarebbe in contrasto con il principio della libertà di espressione garantita dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e da tutte le Carte costituzionali dei paesi democratici. Ovvero, va contro il principio per il quale ed a difesa del quale sono scesi in strada ed hanno sfilato milioni di francesi; uno dei principi cardine delle società occidentali fondate sulla democrazia e sulla tutela dei diritti fondamentali. Si deve rinunciare a questo diritto per evitare di urtare la sensibilità di qualcuno? Anche in questo caso si finirebbe per vietare quasi tutto.

Forse il Papa si è lasciato andare ad un impulso “umano, troppo umano“. E’ comprensibile, del resto quella è la reazione istintiva di una persona normale. Ecco perché ha esclamato “E’ normale…è normale“. Già, ma allora, se questa è la natura umana, dovrebbero ricordarselo i predicatori, quando invitano a porgere l’altra guancia, a non reagire alle offese, a perdonare, ad amare anche il nostro nemico, perché stanno invitando i fedeli a fare qualcosa che non è nella natura umana. E se non è nella natura umana è contro natura. E se è contro natura è contro il Creatore che quella natura l’ha voluta così, esattamente com’è. Altrimenti l’avrebbe fatta diversa.  E se il Papa, che dovrebbe essere l’esempio vivente del messaggio evangelico dell’amore e del perdono, reagisce ad un’offesa con un pugno, perché non dovrebbe farlo l’ultimo dei cristiani? C’è una postilla poco conosciuta del Vangelo che prescrive libertà di pugno per il Papa e la vieta a tutti gli altri?

Ovviamente non si tratta solo di stare a cavillare sulla frase del Papa. Il problema si pone in generale sull’interpretazione del concetto di libertà che, spesso, diventa molto elastico e lo si adatta alle situazioni ed alla convenienza del momento. Posso essere d’accordo con il Papa sul fatto che bisogna evitare di offendere il prossimo e sul fatto che sia umano e normale rispondere con un gesto anche violento ad un’offesa. Ma allora è chiaro che non posso essere d’accordo con il Papa quando predica il messaggio evangelico che mi invita a perdonare, porgere l’altra guancia ed amare anche il nemico. Non si possono sostenere principi contrastanti: o il pugno o il perdono. Si decida, Santità, si decida.

Forse dovrebbe parlare meno. Ma non è la prima volta che fa delle affermazioni alquanto discutibili. Tempo fa, durante la sua visita pastorale a Cagliari, a chi gli chiedeva un giudizio sull’omosessualità e sui gay, disse “Chi sono io per giudicare?”. Chi è lui per giudicare? E’ il Papa, il capo spirituale della Chiesa, la guida suprema dei cattolici, il rappresentante di Cristo in terra, ecco chi è; mica il vice parroco di Pompu! Non solo ha il diritto di giudicare, ma ha il preciso dovere di fornire una guida morale ai fedeli. E non sarebbe male che si ricordasse anche di Sodoma e Gomorra. Non mi pare che Dio li avesse guardati con benevolenza, perdono e misericordia, dicendo “Chi sono io per giudicare i sodomiti…”. Ma quella frase fu subito colta al volo da gay, lesbo, trans e vari sessoconfusi per farne uno slogan da usare in tutte le circostanze e dire che anche il Papa non si permette di giudicare le loro tendenze sessuali. E bravo Bergoglio, ha fornito un ottimo argomento alla causa gay, gli ha dato anche la benedizione papale.

Quando andò a Lampedusa, dopo il naufragio del barcone che causò centinaia di morti, per stemperare la possibile reazione negativa nei confronti degli immigrati e l’atteggiamento di diffidenza nei confronti dei musulmani, disse che dobbiamo accogliere tutti ed assisterli perché “Sono nostri fratelli“. Intanto, in tutti i paesi islamici i cristiani sono perseguitati, dall’Africa al Pakistan, vengono distrutti interi villaggi, bruciate le chiese e ammazzati i fedeli, è una strage continua; lo sport più praticato dai “fratelli musulmani” è la caccia al cristiano, che è sempre aperta, con o senza porto d’armi. Poi i “fratelli musulmani” dell’Isis non si sono accontentati più di sparacchiare a qualche cristiano di passaggio, hanno cominciato a fare le cose in grande e per realizzare il loro Stato islamico, hanno deciso che bisognava liberare l’intero territorio dalla presenza dei cristiani; un repulisti totale.  Più o meno quello che fece Hitler con gli ebrei. Così inizia lo sterminio sistematico dei cristiani, distruggendo le loro abitazioni, confiscando tutti i beni, seppellendoli vivi, ammazzandoli o abbandonandoli nel deserto senza acqua, né cibo.

E cosa dice il Papa di questo genocidio attuato con ferocia criminale dai terroristi islamici che, è bene ricordarlo, sono nostri “fratelli musulmani“? Ancora una volta parla durante una conferenza stampa improvvisata sull’aereo che lo riporta dalla Corea del sud. Curioso, sembra che volare stimoli la sua loquacità. Ogni volta che si trova in aereo si lascia andare a dichiarazioni alquanto discutibili (Vedi “E’ lecito fermare l’aggressore ingiusto“).

Un giornalista chiede al Papa se approva l’intervento aereo americano che bombarda i terroristi dell’Isis per fermare lo sterminio dei cristiani e l’avanzata in Iraq. Beh, mi pare che lo sterminio di migliaia di cristiani sia qualcosa di appena appena più grave di una parolaccia offensiva sulla mamma. Certo fa più danni. Quindi, si presume che se alla parolaccia si risponde con un pugno, a chi usa le armi per lo sterminio di un popolo si debba rispondere con qualcosa di più energico di un pugno. No? Ed ecco, infatti, la risposta papale: “In questi casi dove c’è una aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto.”.  Quindi, penserete voi, giustifica l’intervento armato? No, calma, non proprio. Ecco come prosegue: “Sottolineo il verbo: fermare. Non dico bombardare o fare la guerra. Dico: fermarlo. I mezzi con i quali si possono fermare dovranno essere valutati.”. Ad una parolaccia sulla mamma risponde con un pugno, ma a chi fa strage di cristiani non risponde nemmeno; si limita a suggerire di “fermarli”, senza specificare come.

Immagino che i circa settanta giornalisti al seguito, dopo queste parole, abbiano avuto un attimo di imbarazzante silenzio e di stupore, anche se nessuno ha osato porre al Papa la domanda che tutti avevano in mente. Anche noi ci siamo posti quella domanda ed avremmo gradito una risposta. Papa Bergoglio, come si “fermano” i terroristi islamici “nostri fratelli“, senza usare le armi o i bombardamenti? Al loro avanzare si  stende un tappeto rosso cosparso di petali di rose e li si accoglie  con la banda musicale che esegue allegre marcette? Gli si offrono, in elegante pacco regalo, confezioni giganti formato famiglia di sedativi, tanto per calmare i bollenti spiriti? Gli  offriamo confetti e cioccolatini purganti ad effetto immediato che li obbligherà a ripiegare velocemente in “ritirata“? Li invitiamo a trasferirsi in Honduras e partecipare al reality “L’isola dei famosi”? Santità, può darci un aiutino? E se azzecchiamo la risposta giusta, cosa vinciamo?

La risposta è nel vento, cantava Dylan. Ma non disperate, forse la risposta ce la darà al prossimo viaggio. Lui le idee  migliori le ha in volo, lontano dalle beghe terrene che lo distraggono. Sorvolando le nuvole si sente ispirato dalla vicinanza col regno dei cieli. Visti i risultato, però, abbiamo il dubbio che lo Spirito Santo sia momentaneamente distratto o in missione speciale in un universo parallelo. Così, continua a fare dichiarazioni confuse, contrastanti e pericolose; per la gioia dei “fratelli musulmani” dell’Isis che fanno strage dei cristiani, ma non si beccano nemmeno un pugno,  dei gay che “Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu...”, con tanto di  benedizione papale, e dei terroristi parigini che hanno uno strano senso dell’umorismo e per qualche vignetta si offendono a morte (quella dei vignettisti), ma si sentono giustificati perché reagire con violenza ad un’offesa è normale…è normale. Lo ha detto il Papa.

N.B.

Questo Papa è gesuita. Sarà una strana coincidenza, ma il termine “gesuitismo“, nella accezione comune, è sinonimo di ipocrisia e di “dissimulazione“, atteggiamento tipico di chi si mostra buono e remissivo ed assume atteggiamenti tesi a nascondere intenti potenzialmente pericolosi (arma che l’islam usa benissimo, fa parte della strategia usata per infiltrarsi nell’occidente senza destare sospetti o paure: sarà un caso?).  (Vedi Treccani)

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