I sardi sono poveri

Secondo i dati pubblicati dall’ultimo dossier 2014 della Caritas, in Sardegna 1 sardo su 4 è povero, il doppio della media nazionale che è del 12,6%. Se poi si aggiungono anche le persone “a rischio povertà“. la percentuale sale ancora fino al 31,7%, circa 520.000 persone, un terzo dell’intera popolazione dell’isola.

Un bel primato, no? Una volta tanto siamo in testa alla classifica. Non che le altre regioni stiano molto meglio. Ormai la crisi economica di cui non si vede la fine è aggravata anche  dai costi dell’invasione di disperati africani e asiatici (per la gioia dei buonisti d’Italia e delle Coop che li assistono  spese nostre) e sta mettendo in ginocchio l’intera economia italiana, creando gravi rischi di conflitti sociali e disordini, nonché un aumento esponenziale della criminalità. Ma queste cose non si dovrebbero dire; scatta subito l’accusa di razzismo e xenofobia. Ma noi le diciamo lo stesso, anche se le anime belle ed i media nazionali fanno di tutto per nascondere il problema, negare che l’immigrazione sia un problema e facendo appello al dovere di accogliere i migranti ed assisterli amorevolmente a nostre spese.

In verità la Sardegna non ha solo questo triste primato della più alta percentuale di poveri. Da anni, anzi bisognerebbe dire da decenni, vanta anche il primato della disoccupazione e dell’area più povera d’Italia, quella del Sulcis-Iglesiente. Ma la gente ormai ci ha fatto l’abitudine, convive con la precarietà del lavoro e la povertà come una volta si conviveva con pulci, pidocchi e malaria. Ma i sardi sono gente forte, austera, orgogliosa; ogni tanto, è vero, protestano, ma di solito preferiscono sopportare in silenzio, “pan’e casu e binu arrasu” e si tira a campare. Anzi, quando giunge nell’isola qualche grosso esponente del potere dal “Continente“, lo ricevono con tutti gli onori e, per dare prova della leggendaria ospitalità sarda, sono tutti lì, intorno, ad ossequiarlo, omaggiarlo, ringraziarlo per la visita, ricoprendo il percorso di fiori ed erbe aromatiche, “sa romadura“, come si usa fare per la processione di S. Efisio. Così Presidenti, esponenti politici, segretari sindacali, Papi, sembrano tanti santi scesi dal cielo per aiutare i sardi.

Li riempiono di doni, li sorprendono con effetti speciali: l’esplosione di colori e ricchezza dei costumi tradizionali adornati con preziosi monili d’oro, argento  e corallo, si esibiscono in balli popolari, da “su ballu tundu” a “su passu torrau“, cori e canti a tenore, culurgionis, malloreddus, porceddu, casu marzu, cannonau, vernaccia e pistoccus, sperando così di toccare il cuore degli illustri ospiti che ringraziano commossi, elogiano la bellezza della Sardegna, baciano qualche bambino, accarezzano un disabile in carrozzina, stringono mani di minatori disperati, assicurano la vicinanza, il sostegno e promettono di tutto e di più. Poi i “grandi” tornano nei loro palazzi (siano Presidenti, Papi o sindacalisti), si riposano, ritemprano le forze e ripartono per altre regioni e città dove riceveranno altre festose accoglienze e dove faranno le stesse promesse.

Il fatto è che, dicono, non ci sono le risorse per affrontare seriamente la situazione lavorativa. Sarà vero? Forse, ma solo in parte. In realtà i soldi ci sono, anzi c’è un mare di denaro pubblico che viene elargito regolarmente a soggetti pubblici e privati, sotto diverse voci e con diverse destinazioni d’uso. Un flusso enorme di denaro che la Regione versa annualmente a questi soggetti. Soldi che, spesso, si aggiungono ad altri contributi da parte dello Stato e dei Comuni per le più svariate attività; sport, editoria, associazioni culturali, sagre e feste paesane, gruppi teatrali e musicali, danza, mostre…insomma ce n’è per tutti. Mamma Regione finanzia tutti, dalla filodrammatica di Trescagheras alla sagra delle lumache della Marmilla.  Chi ha un po’ di pazienza, e di curiosità, potrebbe dare uno sguardo a questo sito (Regione Sardegna: finanziamenti) dove scoprirà tutti i finanziamenti, agevolazioni e contributi concessi.

Ecco un esempio concreto. Riguarda i finanziamenti del progetto “Beni benius” (benvenuti) per favorire l’integrazione culturale e  lavorativa dei migranti (vedi qui documento completo in formato pdf).

Se ne sentiva il bisogno, vero? Bisognerebbe chiederlo ai minatori del Sulcis.  Ma noi, è risaputo, siamo ospitali. Quindi non solo accogliamo tutti con un abbraccio fraterno, offriamo doni, orniamo il percorso con “sa romadura“, perché “sono nostri fratelli” (dice il Papa), sono “preziose risorse” (come dicono Boldrini e Kyenge), ma siamo disposti anche a rinunciare a dei soldini della Regione in loro favore. Così, non solo i migranti vengono ospitati (sempre a spese nostre, ovvio), ci costano un sacco di soldi e fanno la fortuna delle associazioni e Coop che li assistono (Mafia Capitale docet), ma ci aggiungiamo anche del nostro, soldini che potrebbero essere usati per alleviare i problemi di quel quarto della popolazione sarda che secondo la Caritas è in povertà. Siamo disperati, non riusciamo ad arrivare a fine mese, abbiamo sempre qualche balzello da pagare, facciamo i salti mortali per sopravvivere, ma poi abbiamo soldini da destinare ai migranti; ce li togliamo praticamente di tasca, ci tassiamo, rinunciamo anche al companatico e mangiamo solo pane, per tenere alto l’onore e la fama di sardi ospitali.  Ed ecco quanto mamma Regione ha stanziato per questo progetto umanitario: 372.562.08 euro.

Contenti? Già, i sardi sono buoni, accoglienti, ospitali. Forse un po’ rudi, burberi, taciturni e di poche parole, ma sono gente tutto cuore, si tolgono il pane dalla bocca per aiutare gli africani che poi, riconoscenti, troviamo in tutte le spiagge dell’isola, ad offrirci cianfrusaglie di ogni genere, e nei parcheggi della città e dintorni, ospedali, cimiteri, centri commerciali. Ci indicano il parcheggio vuoto, che noi abbiamo già visto da lontano, ma loro sentono il dovere di indicarcelo con precisione. E’ il loro modo di ringraziarci per l’accoglienza (dietro versamento dell’obolo, ovvio, altrimenti vi rigano l’auto).

Per fortuna, di recente i sardi hanno eletto un loro rappresentante al Parlamento europeo, Renato Soru, che era già stato presidente della regione per 5 anni e che, dunque, conosce molto bene i problemi dell’isola. Siamo certi che, forte della sua esperienza da governatore, opererà bene nell’interesse dei sardi. Infatti, appena insediato, ha fatto subito una proposta, favorevolmente accolta da Bruxelles. Ovviamente si tratterà di una proposta che interessi la Sardegna, penserete voi. Peccato, vi sbagliate. Ecco la notizia riportata dal quotidiano locale L’Unione sarda circa un mese fa: “L’Unione europea dice sì a Renato Soru: a Lampedusa il premio per la Cittadinanza europea“.

Eccolo che posa, per la classica foto ricordo, con il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ed il deputato del PD Khalid Chaouki, originario marocchino, uno dei tanti che ultimamente hanno trovato l’America in Italia. Dice Soru, felicissimo di questa sua prima vittoria: “E’ con grande soddisfazione che ricevo la notizia che il Premio per la Cittadinanza Europea è stato assegnato agli abitanti di Lampedusa. E’ per me motivo di grande gioia sapere che la proposta da me inoltrata l’11 settembre ha trovato l’unanime riconoscimento del Parlamento Europeo che così rende merito all’enorme sforzo di solidarietà compiuto dai lampedusani in questi anni terribili di tragedie sulle loro coste“. Ci comunica la sua vittoria  “con viva e vibrante soddisfazione…”; sembra di sentire Crozza quando imita Napolitano. Sardo, eletto dai sardi, va a Bruxelles ed invece che pensare ai sardi pensa ai migranti africani e a  Lampedusa. No comment; si commenta da solo. Punto.

Bene, bene, la Sardegna può aspettare, prima viene Lampedusa ed i migranti. Poi, se abbiamo tempo, soldi ed energie residue proveremo anche a pensare alla Sardegna ed ai sardi. Ma con calma, non c’è fretta. I sardi sono pazienti, hanno sopportato tante invasioni nel corso della loro storia, fenici, cartaginesi, romani, vandali (sì, ci sono passati anche quelli), pisani, genovesi, spagnoli, piemontesi; sopporteremo e sopravvivremo anche a questa nuova invasione (speriamo). Intanto pensiamo a spendere bene quei 372.000 euro per aiutare i poveri immigrati ad integrarsi e trovare un lavoro. Sì, è vero che il lavoro non c’è nemmeno per i sardi, ma prima pensiamo agli africani; altrimenti dove va a finire la nostra proverbiale ospitalità? I sardi poveri e senza lavoro,  invece,  se non hanno di che sfamarsi, possono sempre andare a mangiare alla Caritas. No?

A proposito di Sardegna, vedi anche…

Cose di Sardegna

Tutto va ben, madama la marchesa (#sardistatesereni)

Sardi e cataclismi

Gigi Riva e Van Persie

Parassiti e culi

Festa di popolo e riti collettivi

Morti , Presidenti e Papi

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