Milite ignoto ed il Piave

Il 4 novembre, in tutta Italia, si  svolgono cerimonie per la festa delle Forze Armate e per la celebrazione della Vittoria nella Grande guerra. Per una volta che abbiamo vinto è giusto ricordarlo. Non vincevamo una guerra dai tempi dell’impero romano! Immancabile l’omaggio al “Milite Ignoto“, presso l’Altare della Patria.

Poco o niente sappiamo di questo “Ignoto” (altrimenti non sarebbe ignoto). Ma se la Patria riconoscente gli ha dedicato un colossale monumento deve aver avuto dei meriti particolari. E’ probabile, visto che è Ignoto, che appartenesse ad un reparto speciale dei servizi segreti. Infatti è così segreto che nessuno ha ancora scoperto chi sia.  Ma una cosa è certa: era un grande amatore. Ha avuto un numero incalcolabile di donne, roba da far impallidire Don Giovanni e Casanova.

In verità non lo si può definire propriamente un galantuomo, anzi. Aveva la pessima abitudine di sedurre le malcapitate fanciulle e poi abbandonarle con il frutto della colpa. La prova? Semplice, non c’è città d’Italia che non abbia un orfanotrofio o un brefotrofio che ospiti bambini abbandonati o senza padre. Decine, centinaia, migliaia di bambini, tutti figli di padre… Ignoto. E bravo Ignoto: ce la siamo spassata, eh?

Il Piave mormorò…

Il Piave mormorò: non passa lo straniero.” E’ il verso più noto della canzone “La leggenda del Piave”, una celebre composizione del 1918 di E.A.Mario, pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta, autore delle parole e della musica. ( note biografiche)

Un ministro del tempo disse: “La Leggenda del Piave giovò alla riscossa nazionale molto più di un generale, e valse a dare nuovo coraggio ai soldati, quanto mai demoralizzati per la ritirata di Caporetto”.

Questa canzone fu talmente amata, anche nei decenni successivi alla grande guerra, che “rischiò” di diventare l’inno nazionale. L’idea fu di De Gasperi, quando l’inno di Mameli era stato adottato come inno provvisorio (e provvisorio, come molte delle cose “provvisorie” d’Italia,  è rimasto per 60 anni; solo di recente è stato ufficializzato), il quale propose al compositore di scrivere un inno della Democrazia cristiana, garantendo, in cambio, che avrebbe proposto di adottare “La leggenda del Piave” quale inno nazionale. Ma il nostro autore, poco disponibile a compromessi e scambi di favori, rispose che lui scriveva solo con il cuore e non su commissione. E non se ne fece niente.

Mi sembra un doveroso atto di omaggio ricordare oggi questa suggestiva canzone ed il suo autore, uno dei più prolifici della storia della musica popolare italiana. Ma vuole essere anche un omaggio alla memoria di tutti i caduti della Grande guerra (furono 600.000). Potrebbe sembrare retorico, ma ogni tanto non guasta ricordare che c’è stato un tempo in cui i ragazzi non inseguivano falsi miti e il facile successo, non c’erano reality e talent show, non c’erano imbonitori televisivi. Allora li chiamarono “I ragazzi del ‘99” ed oggi vengono ricordati giusto da qualche indicazione toponomastica. Ma loro, niente più che “ragazzi” andarono al fronte e molti di essi ci lasciarono la vita. In quegli altopiani carsici combatterono i nostri nonni e molti non tornarono più a casa. Alla loro memoria è dedicata questa canzone: “La leggenda del Piave – Giovanni Martinelli 1918)

Oggi, guardando la situazione di totale sbandamento e degrado in cui versa la nostra Italia,  ripensando a quei 600.000 morti, viene spontaneo chiedersi per chi e per cosa siano morti i nostri nonni ed i Ragazzi del ’99. Per lasciare l’Italia in mano ad immigrati africani, arabi, asiatici, cinesi, zingari  e disperati del terzo mondo? Credo che in molti si stiano rivoltando nella tomba. Lasciare che l’Italia sia invasa dai nuovi barbari è un oltraggio alla memoria di quei caduti.

 

 

 

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