Palloni e rasoi

Le parole sono importanti…”, diceva Nanni Moretti. Identificano e rappresentano una situazione, un atto, un pensiero; secondo l’uso possono aiutare a spiegare un concetto o renderlo intricato ed incomprensibile.  Il linguaggio e la terminologia usata caratterizzano una persona. Si può usare un linguaggio colto, aulico, ricercato, appropriato, elegante, forbito, oppure un linguaggio volgare da caserma. Sì, le parole sono importanti e, specie sui media, sono la perfetta rappresentazione del mondo che le genera, le usa costantemente e le adotta come linguaggio quasi specialistico da addetti ai lavori.  Così la politica ha un suo linguaggio, il cosiddetto “politichese“, che capiscono solo i politici (e talvolta neppure loro stessi). La scienza, la cultura, l’arte, hanno un loro linguaggio, spesso astruso per i profani.  Anche lo sport ha un suo linguaggio specifico e perfino le diverse discipline sportive adottano una terminologia specifica per descrivere i movimenti, la strategia, le azioni di gioco e gli attrezzi usati.

Anche il calcio ha una sua terminologia che, più che ricordare un semplice gioco col pallone, evoca scene guerresche, battaglie, assalti all’arma bianca, trincee da difendere o da conquistare. Sentire la cronaca di una partita è come  ascoltare un corrispondente di guerra. Per descrivere le azioni, i passaggi, i tiri in porta, si sprecano termini come bomba, attacco, cannonata, fucilata, rasoiata etc…” e quello che segna di più diventa automaticamente il “Bomber“.  Lo stadio non è un campo di calcio, ma un campo di battaglia in cui si scontrano i gladiatori moderni che lottano per la vita o per la morte.

Lo stesso linguaggio, ovviamente, viene usato sulla stampa. Ed ecco uno dei tanti esempi che possiamo vedere ogni giorno nella cronaca sportiva. Un tale Ilicic ha segnato un gol. Ma non si può dire semplicemente che “ha segnato“. No, sarebbe troppo semplice; bisogna esagerare, enfatizzare. Quindi non è un semplice gol, è una “rasoiata” che evoca nella mente  la classica scena del delitto con violenti schizzi di sangue che arrossano l’erba verde del prato. Di Natale, invece, si limita a confezionare una “perla“, così dal nulla e senza ostriche. E grazie a questo prodigio diventa addirittura “immortale“, un semidio!

Questo linguaggio esasperato, che a lungo andare esalta la folla dei tifosi e ne stimola ed accresce l’aggressività, è una delle cause delle violenze negli stadi e di conseguenze spesso tragiche. Ma non bisogna dirlo, altrimenti i giornalisti sportivi potrebbero offendersi, appellarsi alla libertà di stampa, al diritto di cronaca e, magari, potrebbero  lanciarvi una bomba o una rasoiata (metaforica, s’intende).

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