Gastronomia orgasmica

Apre a Cagliari, al sesto piano di uno storico grande magazzino, con vista mare, un centro gastronomico dove si trova di tutto; una vera manna per buongustai. Ma non lo chiamano semplicemente “gastronomia“. No, sarebbe troppo semplice, banale, comune, popolare. No, questo è molto più chic. Bisogna dargli un tocco di internazionalismo, di raffinate prelibatezze, di gastronomia di alta classe, di chef stellati. Così lo dicono in inglese; oggi si usa, se parli inglese anche le stronzate sembrano perle di saggezza (vedi articolo su Vanity Fair).

Cominciano col chiamarlo  “Food Hall” o “nuovo indirizzo gourmand“.  Ci si trova una “lounge” per gli aperitivi, un “food market“, “mood” contemporaneo, piatti “fusion“, “Thai” cinese, “Dim sum“, “Finger food“, “Sakè” e perfino l’angolo “Noodle bar” o il riservato “Sesto lounge” per l’aperitivo, un esclusivo “Cocktail” internazionale o  il “Drink” del dopo cena. E prima di andar via, un salto al “Food market” dove si trovano prodotti selezionati per “Foodlover“. Il progetto della nuova struttura  è stato affidato ad un prestigioso studio londinese che l’ha realizzato in “partership” con una società nata dalla “joint-venture” fra diverse aziende. Assicurano che questo diventerà il nuovo “Hot spot” della città (!?).  Tutti questi termini inglesi (17 in una ventina di righe, anzi mezze righe) non sono una mia invenzione per fare dell’ironia, sono proprio presenti nel breve articolo su Vanity fair. La prima reazione, leggendo queste inutili astruserie linguistiche, e per restare in tema culinario, sarebbe quella di rispondere “Ma parla come mangi…”.

Più che di un nuovo locale nel capoluogo sardo sembra che si parli di Londra, Miami o China town. Questo non è un semplice locale dove si può mangiare o bere qualcosa; ricorda più un ritrovo esclusivo e segreto riservato ad una sorta di massoneria del cibo.  Chissà se l’ingresso è libero, oppure bisogna essere raccomandati, presentati da un socio anziano o essere sostenitori di Renzi (oggi essere renziani è la chiave che ti apre tutte le porte). Infine c’è la chicca finale, la raffinatezza dell’immagine scelta per la campagna  pubblicitaria. Non si può non vederla perché, grazie ad un nuovo trucco dei geniacci creativi della pubblicità (non sanno più cosa inventarsi per metterti sotto gli occhi la pubblicità e obbligarti a vederla), questa “pop up” si apre in sottofondo appena si clicca su un punto qualunque della pagina Tiscali-blog.  L’immagine. è questa..

Ecco, tanto per parlare chiaro e non smentirsi, ancora un inglesismo: Food is style.  In verità, guardando questa foto,  si resta un po’ perplessi sulla reale natura di questo “food“. Cosa stia infilzando la forchetta non è chiaro. Forse è volutamente sfuocata per lasciare immaginare chissà quale leccornia. Ma guardando l’espressione della fanciulla immaginiamo che sia qualcosa di talmente afrodisiaco che al solo percepirne il  profumo e pregustarne il sapore si va in estasi. Il richiamo erotico è così evidente (ma oggi questo è il leitmotiv di qualunque pubblicità) e mostra un tale intenso piacere che, più che far pensare ad una ragazza che sta per mangiare un boccone, esprime un messaggio più consono ad un sito porno che ad un ristorante-bar-market, anche se lo chiamano “Food hall“; ricorda la famosa scena di “Harry ti presento Sally” in cui Meg Ryan simula un orgasmo. Ma cosa servono in questa “Food Hall” cagliaritana? A questi il viagra gli fa un baffo.

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