Parliamoci chiaro

Quei geniacci del governo lavorano sodo per risolvere la gravissima crisi economica. Il ministro  dell’economia Padoan, pochi giorni fa, ha detto chiaro e tondo che ci troviamo in una situazione peggiore del crollo di Wall Street del ’29 (Senza ripresa, società a rischio): “La caduta del pil in Italia  è superiore rispetto a quella verificatasi durante la grande depressione del ’29“. Il nostro ministro dell’economia vede un futuro nero. Gli italiani quel futuro nero lo stanno già vivendo oggi, senza speranza di miglioramenti a breve.

Ma il nostro infaticabile premier in camicia è ottimista, va a New York a fare sfoggio del suo inglese da principianti, passeggia nei palazzi del potere con le mani in tasca, come un bulletto di periferia (una delle prime norme di buona educazione che insegnavano una volta era di non tenere le mani in tasca; ma forse nei boy scout usano così), saluta dando il cinque, come si fa tra compagni di squadra nel calcetto e tratta tutti con aria di sufficienza e di superiorità. Per lui essere alla Casa Bianca o fra i lupetti di un campeggio boy scout non fa differenza. Insomma, ci tiene a mostrarsi disinvolto, sicuro di sé ed a proprio agio fra capi di Stato, diplomatici, banchieri e boss della finanza internazionale. Imbarazzante e fuori luogo. Questo ragazzo, fanfarone,  strafottente e presuntuoso doveva restare al suo paesello ch’è tanto bello; per il suo bene ed anche per il nostro.  Invece, non si sa per quale strano maleficio, è finito a Palazzo Chigi ad offrire gelati nel cortile interno. I posteri, forse, riusciranno a spiegare la ragione di questa inspiegabile ascesa al potere.

Per fortuna, però, è circondato da collaboratori e ministri di grandi capacità, come il ministro del lavoro Giuliano Poletti, ex presidente della Lega delle cooperative. Ma non vi venga in mente di pensare che ci sia qualche legame o rapporto privilegiato fra PD e Cooperative rosse. Ma quando mai, non c’è nessuna relazione. Se poi Poletti diventa ministro è per pura coincidenza. Bene, data la gravissima situazione economica denunciata dall’altro ministro Padoan, Poletti è impegnatissimo nel dare una mano per risolvere la crisi, con proposte serie, concrete ed attuabili.

Ecco cosa dice: “Lavoriamo ad un piano nazionale contro la povertà“.  Proposte concrete di questo piano nazionale? Per il momento nessuna. Ma l’importante è che “Lavoriamo ad un piano…”. Intanto i poveri possono continuare a mangiare alla Caritas o rovistare nei cassonetti e fra gli scarti dei mercati per recuperare qualcosa di commestibile, in attesa che i cervelloni del governo  decidano come intervenire. Conoscendo i nostri polli ed i tempi di attuazione dei programmi,  prima che questi facciano qualcosa di concreto (ammesso che riescano a mettere a punto un piano, un pianino, un mezzo piano, un piano usato) i poveri saranno già morti (con effetti positivi per le casse dell’INPS).

Ma non basta, perché anche in tema di lavoro, quello di sua competenza, Poletti ha delle proposte concrete per rilanciare subito il settore, aiutare le aziende, creare nuovi posti di lavoro e rilanciare l’economia. Come? Semplice, con il “Jobs act” e la modifica dell’art. 18. Non tutti hanno capito cosa sia e come funzioni, ma detto in inglese suona bene e sembra una cosa seria (quando vogliono confondere le idee alla gente parlano inglese; jobs act, spending review, bond, spread…).  Anche se il solo pensiero di modificare l’art. 18 fa venire le convulsioni ai sindacati ed alla minoranza PD che è  sempre un partito di sinistra (dicono), ma  con l’avvento del rottamatore Renzi  è un po’ più al centro rispetto alla sinistra del partito e più a destra rispetto al centro che, essendo al centro, risulta a destra della sinistra del centrosinistra.  Chiaro?

Ed ecco come il ministro Poletti, per chi non avesse capito bene, spiega l’utilizzo dello “strumento” (parole testuali riportate dall’ANSA): “C’è una discussione sullo strumento, su come fare a definire la conclusione di questa discussione, tenendo conto che dal punto di vista puramente normativo la norma così com’è scritta ci consente di fare già ciò che si vuole fare.”.  Chiarissimo. Questa gente non riesce a parlare chiaro e dire qualcosa di sensato nemmeno sotto tortura. Forse è grazie a questa loro prerogativa (l’oscurità di pensiero e di espressione) che riescono ad abbindolare gli ingenui e far carriera politica. In realtà parlano confusamente perché non hanno la più pallida idea di cosa fare concretamente. Non uno straccio di idea, nemmeno di seconda mano.

In pratica il ministro sta cercando di spiegare come bisogna fare per fare quello che vogliono fare(!?). Sembra una parodia della famosa scenetta di Totò e Peppino a Milano “Noio volevan, volevon savuar l’indirissnoi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare. Sa, è una semplice informazione“. Purtroppo, però, questi non fanno nemmeno ridere…

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