Balotelli spara ai tifosi

Balotelli ne ha fatta un’altra delle sue. Ieri ha pubblicato su Twitter una foto col fucile puntato verso l’obiettivo (e verso chi guarda) con il messaggio “Un bacio a chi mi odia“. Poi, a seguito delle proteste e degli insulti, l’ha eliminata.

Questo ragazzo ha dei seri problemi; dovrebbe farsi vedere da uno psicologo, ma che sia uno bravo. E’ convinto che gli italiani lo odino perché è nero. Sbaglia, ovviamente. Il suo non è un problema di colore della pelle, è un problema di testa. Non è antipatico perché è nero, ma perché è bizzoso, presuntuoso, infantile, immaturo, capriccioso e insopportabile come un bambino viziato che fa i dispetti per attirare l’attenzione. Grazie all’inconsistenza in campo, è stato in gran parte responsabile (insieme a Prandelli)dell’eliminazione della nazionale dai mondiali in Brasile. Se avesse un minimo di buon senso, se ne starebbe buono e tranquillo e aspetterebbe che passi la bufera e che la gente dimentichi la sua inqualificabile prestazione mondiale. Invece, che fa? Il giorno stesso dell’eliminazione, mentre i compagni restano nello spogliatoio a discutere sul disastro, lui, con le immancabili cuffie in testa che lo isolano dalla squadra e dal mondo, dopo 5 minuti dalla fine della partita lascia i compagni, se ne va solo soletto sul pullman e resta lì per due ore, finché non vanno a chiamarlo e lo costringono a tornare negli spogliatoi. Questo la dice lunga sul feeling fra il nostro “campione” ed i compagni di squadra.

Il giorno dopo, tanto per passare inosservato e fare la persona seria,  si tinge la cresta e la fa bionda. Poi si tinge di biondo anche le sopracciglia. E per rispondere a chi lo criticava posta un messaggio su Twitter dicendo che i negri non l’avrebbero mai scaricato, come hanno fatto gli italiani. E per chiudere in bellezza, offende il Paese che lo ha accolto e adottato, aggiungendo che “Meglio negri che italiani“. Provate voi a dire che “Meglio italiani che negri” e poi vediamo che succede. Dieci procure aprirebbero immediatamente un’inchiesta per gravissime offese razziste. Ma se Super Mario offende l’Italia e gli italiani non succede niente. E’ l’effetto del razzismo al rovescio che ormai domina la nostra cultura. Dopo due giorni, alla faccia degli sportivi italiani, come se niente fosse successo,  è già in vacanza al mare, a Miami in Florida (mica al lido di Ostia), e si mostra ai fotografi mentre fuma, felice e  sorridente  in compagnia della fidanzata Fanny. E ieri, per ingraziarsi la simpatia dei tifosi, fa finta di sparare a chi lo odia. Ma anche in questo caso non succede niente. Se qualcuno postasse una foto col fucile puntato e dedicasse foto e messaggio a Balotelli, finirebbe inquisito per razzismo, minacce ed incitamento alla violenza.  Se lo fa Super Mario non succede niente. Qualunque stupidaggine faccia finisce immancabilmente sempre in prima pagina, perché fa notizia, ma  tutto gli viene perdonato. Chiedetevi il perché. Vi sembra normale?

Tempo fa, in uno dei tanti post in cui parlo di questo “campione“, dissi che, secondo me, non solo non era quel gran campione che i media vogliono farci credere, ma che addirittura, a causa delle sue turbe caratteriali, poteva essere  un elemento di disturbo all’interno dello spogliatoio e creare attriti e tensioni fra i compagni, a scapito del rendimento generale. Visto come è finita in Brasile, direi che forse non mi sono sbagliato di molto; anche se nessuno ha dato importanza a questo fatto che può sembrare ininfluente, ma può risultare, invece, determinante sul rendimento della squadra e, quindi, del risultato finale.

Del resto lui vive in un mondo tutto suo. Lo abbiamo visto anche nelle riprese fatte sul campo prima delle partite. Mentre i compagni facevano gruppo e, tutti in cerchio, parlavano e mettevano a punto gli ultimi dettagli su tattica e schemi di gioco, lui, a debita distanza dal gruppo, sempre con le cuffie alle orecchie, vagava sull’erba pensando ai fatti suoi.  Comportamento inusuale, scorretto e irrispettoso nei confronti dei compagni. Ma nessuno degli “esperti” e commentatori televisivi, sia a Roma che in Brasile, che vedevano in diretta ciò che hanno visto tutti,  lo ha notato e si è chiesto il perché di quell’atteggiamento. Eppure sarebbe stata la domanda più logica e spontanea: “Perché, mentre tutti i compagni fanno cerchio e parlano fra loro, Balotelli con le cuffie alle orecchie resta da solo a 7 o 8 metri di distanza?“.

Stranamente nessuno lo ha notato. O forse hanno fatto finta di non notarlo per evitare di dover dare spiegazioni imbarazzanti e non in linea con l’idea del “campione” e fenomeno del calcio. Mentre altri allenatori e calciatori, vista la posta in gioco, passavano ore a visionare le cassette con le partite delle squadre avversarie (lo hanno riferito i corrispondenti in TV), per capire i moduli di gioco e studiare le contromosse, lui, ad un giornalista che gli chiedeva come intendesse affrontare la forte difesa della Costa Rica (quella che poi ci ha mandato a casa), tomo tomo e cacchio cacchio, risponde che “Non conosco la difesa della Costa Rica“. Vi sembra serio?

Gli altri passano ore a studiare le squadre avversarie, ma lui, cuffie alle orecchie, non se ne preoccupa, ascolta musica e non conosce la squadra che sta per affrontare. Questo è quello che i media fanno passare per campione, per fuoriclasse, per “fenomeno“, come lo definiva prima della disfatta il Corriere, affiancandolo a Messi e Neymar. Quello che è pagato a peso d’oro, guadagna miliardi e va agli allenamenti in Ferrari. Poi va  ai mondiali e non si prende nemmeno la briga di sapere contro chi deve giocare e quali sono le caratteristiche degli avversari. Sembra che sia andato in Brasile per farsi una vacanza. Il fatto che giocasse un campionato del mondo di calcio è  del tutto secondario. Questo è un campione? E’ un atteggiamento serio da parte di un professionista superpagato? E poi si meraviglia che sia antipatico?

No, caro ragazzo, non stai sulle palle, anzi sui palloni, perché hai la pelle nera, ma perché non ci sei con la testa. Ecco il tuo problema, le testa. A forza di sentirsi esaltato e glorificato come supercampione ed essere ogni giorno in prima pagina per le sue imprese quotidiane, si è montato la testa,  anche grazie, o soprattutto,  ai media che lo hanno pompato e ne hanno fatto un personaggio da copertina, non per i suoi particolari meriti sportivi (che non ha), ma perché è il testimonial ideale per la campagna terzsomondista, accoglientista, multietnica e multiculturale dei buonisti di casa nostra. E’ quello che continuo a ripetere da tempo.

 A quanto pare, visti anche i risultati della trasferta brasiliana, non avevo torto. Ora, pare che lo abbia capito anche Prandelli (Balotelli non è un campione). Un po’ tardi, ma anche il nostro  CT è arrivato a capire quello che avevano già capito milioni di italiani. Certo, sarebbe stato meglio se lo avesse capito un po’ prima. Invece, per sua stessa ammissione, per anni ha costruito una squadra e gli schemi di gioco, in funzione del “campione” Balotelli. Solo una questione tecnica, di capacità individuali dei calciatori o di moduli di gioco? Sicuri che fra i motivi che determinano la convocazione dei calciatori non ci siano anche, non dico pressioni, ma almeno amichevoli “suggerimenti” da parte delle squadre di appartenenza, della Federazione, degli sponsor e di chi sa quali altri interessi?

Qualcuno ricorda, giusto per fare un esempio del passato, i mondiali del Messico ’70 (quelli dell’indimenticabile Italia, Germania 4 a 3) e la famosa “staffetta” fra Mazzola e Rivera, che giocavano un tempo per uno? Siamo sicuri che fosse per motivi tecnici e tattici e non perché (come pensai allora e ne sono ancora convinto) dovevano giocare entrambi, perché uno dell’Inter e l’altro del Milan? Siamo sicuri che Prandelli abbia puntato su Balotelli come punta fissa e gli abbia costruito la squadra intorno, nonostante non fosse al massimo della forma e non  avesse mostrato un rendimento soddisfacente nelle partite di qualificazione ai mondiali,  perché è il più bravo fra gli attaccanti italiani e non per qualche altro strano e misterioso motivo? Sicuri, sicuri? Visti gli enormi interessi economici che ruotano intorno al mondo del calcio, io qualche dubbio ce l’ho; e me lo tengo.

Poi, fatto il patatrac, e riconosciuto che il suo “progetto tecnico” è miseramente fallito, anche lui se ne esce, tomo tomo e cacchio cacchio, a dire che “Balotelli non è un campione“. Tipica conclusione all’italiana; tutti sono pronti ad assumere incarichi, specie se ben retribuiti, anche senza avere particolari titoli, capacità e meriti, combinano guai e disastri (tanto paga Pantalone) ed al momento della resa dei conti e dell’assunzione delle responsabilità “Io non c’ero e se c’ero dormivo…”. L’Italia è il Bel Paese in cui, contrariamente a quanto recita il famoso detto popolare,  tutti rompono, ma nessuno paga.

Eppure, ad essere sinceri, anche altri osservatori avevano notato come questo presunto campione in realtà fosse un bluff. Del resto per capire se un calciatore è bravo o è un brocco, non c’è bisogno di essere grandi esperti, giornalisti di grido o aver soggiornato a  Coverciano. Basta un minimo di attenzione e guardare quello che succede in campo. Anche un bambino capisce che fra un Robben che macina chilometri, senza fermarsi un attimo, ed un Balotelli che sembra uno spaventapasseri (che, però, non spaventa nessuno), fermo, isolato, lento nei movimenti, che appena riceve la palla, invece che giocarla come un normalissimo attaccante fa e deve fare,  non vede l’ora di liberarsene, sbaglia anche i passaggi più elementari e che basta sfiorarlo o soffiargli addosso per farlo cadere, c’è una bella differenza. La differenza che passa fra un campione ed un bidone.

Esperti e pronostici.

In quanto agli “esperti“, quelli che vediamo pontificare in TV, dagli studi di Roma o di Rio de Janeiro, ve li raccomando. Hanno l’aria e la supponenza di chi ha la verità in tasca e sa tutto, ma proprio tutto del calcio. I loro giudizi sono incontestabili. Sono gli stessi che, prima dell’inizio del mondiale ogni giorno cantavano odi di gloria al Supercampione Balotelli, quello che  sarebbe “esploso” (così dicevano) con tutte le sue potenzialità e ci avrebbe regalato grandi soddisfazioni, gol a grappoli, vittorie e, forse, anche la coppa. Ecco, quelli, gli esperti.

Quelli che, prima della partita fra Spagna e Olanda esprimevano giudizi altamente positivi sui campioni del mondo in carica, sulle grandi doti individuali dei fuoriclasse spagnoli e sul fatto che avrebbero vinto facilmente la sfida con gli olandesi. Prima dell’inizio della partita, uno degli “esperti illuminati“, su richiesta del conduttore, fece il suo pronostico: Spagna-Olanda: 2 a 1.  Infatti, alla faccia degli esperti, l’Olanda strapazza la Spagna per 5 a 1! Altra previsione prima della partita fra Brasile e Germania. Grandi lodi ai supercampioni della “Selecao” (invece che dire semplicemente “Brasile“, esperti in studio e cronisti la chiamano così, “Selecao“, è più chic e fa tanto “esperto” e poliglotta). E infatti, alla faccia degli esperti e dei loro pronostici, succede quello che nessuno avrebbe mai immaginato: la Germania umilia il Brasile con un 7 a 1 che resterà nella storia del calcio brasiliano come un’onta, una tragedia nazionale.

Per tornare al nostro supercampione nazionale, per avere il sospetto che Super Mario non fosse proprio quel fenomeno che i media esaltano,  bastava leggere questo pezzo, uno dei tanti, apparso a marzo scorso, quando ancora si era in tempo per decidere sulle convocazioni per il mondiale: “Balotelli, il grande bluff; non è da mondiale“. Lo avevano capito in molti, ma pochi avevano il coraggio di dirlo.  I più facevano come le tre scimmiette. Che abbiano qualche interesse particolare a creare miti e campioni o distruggerli, o spingere e proporre alcuni calciatori invece che altri? Certe volte si resta allibiti davanti alla faziosità e partigianeria della stampa; e non solo di quella sportiva. Ma, come il cuore, anche la stampa ha delle ragioni che la ragione non comprende. Magari la “ragione” è solo quella di assecondare l’editore o di far cosa gradita ai grandi club (in qualche modo, prima o poi se ne ha un ritorno). Insomma, l’importante è portare a casa la pagnotta perché “tengo famiglia“. Non servono tante ragioni, questa basta e avanza.

Ora, però, dopo la figuraccia rimediata dalla nostra nazionale, costruita su Balotelli, molti hanno cambiato di colpo giudizi e atteggiamento, secondo il più classico voltagabbana italico. Ora Balotelli non è più quel grande campione, in realtà è bravo, ma non troppo, ha delle potenzialità, ma deve maturare,  forse è stato sopravvalutato, forse non è un fenomeno da paragonare a Pelé o Maradona. Insomma, poco ci manca che gli stessi commentatori che fino ad una settimana fa lo esaltavano, dicano chiaro e tondo che Balotelli è un bidone. Lo ha capito anche Berlusconi il quale ha dichiarato che il Mondiale lo ha perso lui, perché doveva vendere Balotelli per 35 milioni, ma dopo la sua disastrosa prova brasiliana, ne vale la metà (e a quanto pare nessuno lo vuole più). E bravo Berlusconi, un altro che lo ha capito troppo tardi, forse a causa dei primi sintomi di senescenza. Ma, come ha dichiarato Apicella due giorni fa, “Ormai Silvio non è più quello di una volta“. Appunto.

Eppure anch’io, che non sono esperto di calcio, non vado allo stadio, non sono nemmeno tifoso secondo l’accezione comune, non sono un assiduo frequentatore del  bar dello sport e non passo ore a discutere di schemi, moduli e tattiche (al massimo, per quel pizzico di campanilismo che abbiamo in dotazione, se vince la squadra della mia città mi fa piacere, se perde pazienza), qualche sospetto sul valore di questo ipotetico fuoriclasse lo avevo e lo scrissi il 31 gennaio 2013 in questo post “Razzismo e danza della pioggia“.

Prendevo spunto da un articolo comparso su Repubblica, in cui, come si fa da anni,  si esaltava il valore di Super Mario ed il suo ritorno in Italia. Un grande colpo di mercato, secondo Repubblica che titolava: “Balotelli al Milan; che colpo!”. Per la cronaca, venne acquistato per 20 milioni di euro, più 3 di bonus con un contratto che garantiva al nostro “campione” un quadriennale da 4 milioni all’anno. Capito, cari italiani pensionati, precari, disoccupati, cassintegrati, che fate fatica a abarcare il lunario? Ecco perché poi questi pallonari si montano la testa e viaggiano in Ferrari; li pagano con 4 milioni all’anno, 8 miliardi delle vecchie care lirette. Alla faccia dei tifosi che si identificano in questi idoli fasulli e per difendere squadra, maglie, colori sociali e calciatori, si scannano fra ultras delle curve (e qualche volta ci scappa il morto) e rinunciano ad altre cose più importanti per pagarsi l’abbonamento allo stadio o per seguire le loro imprese pedestri su canali TV a pagamento.

Ecco cosa scrivevo in quel post: “Super Mario (così lo chiamano) è stato acquistato dal Milan. Così il calciatore che una ne fa e cento ne pensa (ma nessuna decente), torna in Italia. Insomma, esportiamo cervelli ed importiamo… pallonari. Sfido io che, come le palle, anche l’Italia vada a rotoli! Sempre in prima pagina per le sue trovate e intemperanze giovanili che destano scalpore, nonché critiche anche dure, dopo le avventure inglesi, ora verrà ad inventarsene di nuove direttamente in patria. I tifosi milanisti esultano. Io non sarei così entusiasta. Aspettate e vedrete. Non vorrei che qualcuno  (uno a caso, Berlusconi) debba presto pentirsi amaramente del nuovo acquisto. Ma tutti i quotidiani titolano “Colpo del Milan“. Sì, colpo di sole. Ancora più grave perché preso in pieno inverno.”.

Appunto. Ora siamo giunti alla resa dei conti. Prandelli riconosce che Balotelli non è un campione, ma ormai il disastro è fatto. Ed anche Berlusconi si è pentito di non averlo venduto prima e, quasi certamente, si era già pentito di averlo acquistato; troppo tardi. Questo è un altro vizietto che purtroppo ci costa molto caro: commettere gravissimi errori e dover aspettare anni prima di capire e riconoscere di aver sbagliato. Quando lo si capisce, purtroppo, è ormai tardi per riparare. Lo stesso errore che stiamo commettendo in politica, dando credito a ciarlatani e sbruffoni, a ruffiani, portaborse, mezze calzette, corrotti e corruttori, venditori di fumo, piazzisti e pifferai magici. Lo stesso tragico errore che stiamo commettendo, incuranti delle conseguenze devastanti per l’intera società, con una scellerata campagna buonista che ogni giorno esalta le delizie dell’immigrazione indiscriminata (sono “preziose risorse” dicono Kyenge e Boldrini, mentre tutti i buonisti fanno eco in coro), dell’accoglienza, della tolleranza, dell’integrazione e di una società multietnica e multiculturale che segnerà la fine della civiltà occidentale.

Diamo tempo al tempo. Così come per i “campioni bluff“, arriverà il giorno in cui qualcuno si renderà conto del gravissimo errore, dei danni prodotti da questa ideologia sciagurata, magari riconoscerà le proprie responsabilità (ma non è detto) e forse emigrerà in Turchia. E gli italiani? Beh, agli italiani non resterà che rimuovere le macerie, pagare i danni e ricominciare da capo. E siccome non è scontato e non è sempre vero che dagli errori si impara, cominceranno a seguire i nuovi pifferai che nel frattempo hanno preso il posto di quelli vecchi e ci porteranno alla prossima tragedia. Ammesso che ci siano sopravvissuti.

Qui alcuni post su Balotelli: “Balotelli News“.

 

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