Sardi e cataclismi

I sardi sono impazienti. Sì, hanno tante buone virtù, ma la pazienza non è il loro forte. Prendiamo, per esempio, l’alluvione che a novembre scorso ha devastato Olbia e vari centri dell’isola, provocando distruzione e vittime. Arrivarono subito le alte autorità dello Stato a fare la passerella rilasciando dichiarazioni di circostanza con l’espressione contrita e la faccia da funerale d’obbligo in simili tristi occasioni. Il premier Enrico Letta atterrò, fece un giro in piazza e ripartì subito garantendo l’impegno dello Stato e finanziamenti per la ricostruzione. Finanziamenti mai arrivati. I sardi sono tosti e la parola data ed una stretta di mano sono un vincolo più forte di qualunque rogito o giuramento. La parola data si rispetta, costi quel che costi. Beh, diciamo che una volta era così! Ecco perché, dopo otto mesi dalle promesse di Letta, visto che non è stata mantenuta la parola, protestano sotto gli uffici della Regione, come riferisce il quotidiano locale L’Unione sarda: “Fondi per la regione mai arrivati“. Via, non siate così impazienti, date tempo al tempo.

Primo risultato della protesta; verranno messi a disposizione i fondi raccolti da C.R.I. Caritas ed altri Enti (12 milioni di euro). In pratica, i soldi donati dai cittadini attraverso le varie associazioni. Per il resto, i fondi promessi dallo Stato,  si vedrà, con calma. Ma non sono solo  i sardi danneggiati dall’alluvione a protestare. In Sardegna la protesta è ormai endemica, fa parte dell’identità degli isolani. Sai sardo? C’è sempre qualche buon motivo per protestare. Protestano i minatori del Sulcis, emblema di un territorio che è il più povero d’Italia, protestano i pastori sempre in lotta con  periodiche epidemie di peste suina o “Lingua blu” che  fanno strage di ovini e suini. Protestano i cassintegrati, orfani delle cattedrali nel deserto, protestano gli agricoltori illusi  dai contributi facili ed ora sempre più ostaggio delle banche, protestano coloro che hanno perso il lavoro a causa della chiusura delle aziende falcidiate dalla crisi economica.

Nei giorni scorsi hanno protestato perfino i poliziotti contro i tagli previsti dal governo che rendono sempre più difficile assicurare il servizio: “La polizia protesta: basta tagli“. Devono anticipare le spese di viaggio e soggiorno per le trasferte di servizio e, spesso, devono provvedere personalmente alle pulizie di caserme e stazioni.  Mancano le auto di servizio e perfino la benzina. Mancano anche i mezzi idonei per interventi speciali in caso di calamità naturali e, giusto per migliorare il servizio, si prevede la chiusura di una ventina di presidi sul territorio regionale. Le spese per le piccole manutenzioni ai mezzi ormai obsoleti in dotazione, spesso sono a carico degli agenti. Insomma, ogni giorno c’è qualche protesta in corso.  Ma se cominciano a protestare anche i poliziotti che sono quelli che devono assicurare l’ordine pubblico, anche durante le manifestazioni di protesta, vuol dire che siamo proprio al limite.

I sardi sono protestanti per natura, per destino. Poi, però, quando arriva il Papa in visita ufficiale, riscoprono la famosa ospitalità sarda, dimenticano i problemi, la crisi, le miniere, la peste suina, i debiti, riempiono piazze e strade, si accalcano festanti lungo il tragitto papale, vestono i ricchi e variopinti costumi tradizionali, si agghindano con monili d’oro e d’argento, ballano in piazza Su ballu tundu e, per rispetto all’ospite, smettono di essere protestanti e diventano tutti cattolici, apostolici, romani. Poi il Papa riparte, i sardi si rendono conto che non è cambiato niente, si ricordano dei problemi e ricominciano a protestare.

Ora, però, cari sardi, devo fare un piccolo appunto. Forse avete anche ragione di protestare, però dovete anche tener conto della situazione generale. Capisco che sono passati quasi otto mesi dall’alluvione e che i tanto sbandierati fondi per la ricostruzione sono ancora al di là del Tirreno e forse  ci resteranno ancora per molto tempo. Però ricordatevi che c’è la crisi, la spending rewiew, la necessità di risparmiare sulla spesa pubblica. Sì, è vero che le spese non solo non diminuiscono, ma anzi aumentano. E’ vero che quasi tutte le Regioni sono sotto inchiesta per l’uso personale ed ingiustificato di una montagna di denaro pubblico. E’ vero che tutti rubano, che il denaro pubblico viene vergognosamente sperperato, che, nonostante le promesse di ridurre deputati e senatori, e loro stipendi, il numero dei parlamentari è sempre lo stesso ed i loro stipendi anche. E’ vero che, nonostante aumentino le tasse per ridurre il debito pubblico, stranamente, questo debito continua ad aumentare. E’ vero che proprio in Sardegna si continuano a pagare lauti vitalizi (mediamente 4.000 euro al mese) a 371 ex consiglieri regionali e che c’è chi, come Claudia Lombardo, ex presidente del Consiglio regionale. a 41 anni, va in pensione con oltre 5.000 euro al mese, alla faccia  di quelli che andranno in pensione a 70 anni ( se ci arriveranno). Vedi “Parassiti e culi“.

Potremmo continuare questo lungo elenco di vergognose sconcezze italiche, di assurdi privilegi e ruberie di regime, ma sarebbe troppo lungo e potrebbe rovinarci il fegato. Ma  basta dare uno sguardo alle notizie di cronaca per rendersi conto che i problemi sono tanti, le spese aumentano e le risorse disponibili sono sempre meno.

Per esempio, solo nell’ultimo fine settimana, nel giro di due giorni sono stati “salvati” dai mezzi della marina, 5.000 migranti. E’ l’operazione “Mare nostrum“, voluta dal premier  Letta dopo la tragedia di Lampedusa con centinaia di morti. Anche allora fu una mesta passerella di ministri e personalità dello Stato che, sempre con la faccia di circostanza, si mostrarono addolorati e promisero interventi importanti per scongiurare il ripetersi di tragedie simili. Andò anche il Papa, il quale lanciò in mare una corona di fiori (non serve a niente, ma fa scena) e gridò “Vergogna…”. Tutti si guardarono a vicenda e non sapendo esattamente a chi si riferisse il Papa e chi si dovesse vergognare, fecero orecchie da mercante e tornarono alle solite occupazioni politiche istituzionali (quelle di cui dovrebbero davvero vergognarsi).

Ma la prima trovata mediatica più che politica, giusto per trovare un colpevole,  fu scaricare la responsabilità sull’Europa, accusata di non intervenire e di non finanziare adeguatamente le operazioni di soccorso. Nessuno si azzardò a dire che l’unica cosa seria da fare era quella di cercare di fermare o scoraggiare questo traffico di disperati. No, non gli passa nemmeno per la testa. Dissero, invece, che bisognava intervenire in modo da assicurare una migliore accoglienza e rendere più sicuri i viaggi di barche incollate con lo sputo  e gommoni bucati. E si inventarono l’operazione “Mare nostrum“, che coinvolge mezzi navali ed aerei della Marina e della Guardia costiera. Il loro compito è quello di perlustrare il Mediterraneo ed intervenire in soccorso dei natanti avvistati. Un perfetto servizio “Taxi” per migranti. Appena partono dalla Libia, vengono avvistati, o viene segnalata via cellulare la posizione e la situazione di pericolo, ed i nostri mezzi arrivano fin sotto la costa africana, in acque libiche, per soccorrerli e portarli in Italia. Un servizio che, anziché scoraggiare gli arrivi, li incoraggia, visto che garantiamo questo servizio di intervento rapido alla prima segnalazione di pericolo.

Bene, questa operazione umanitaria ci costa la bellezza di 300.000 euro al giorno, solo di spese vive per tenere in mare uomini e mezzi. Ma è solo l’inizio, perché, una volta sbarcati, vengono accolti nei porti di arrivo o smistati in centri di prima accoglienza sparsi nelle varie Regioni, o sistemati in hotel o centri gestiti da associazioni e cooperative (ben felici di assicurarsi la ben remunerata  assistenza degli ospiti). Insomma, un vero e proprio mercato dei migranti sul quale molti ci campano. Secondo quanto riferito dalla stampa ogni migrante ci costa circa 40 euro al giorno, perché bisogna garantirgli vitto e  alloggio, pulizia, abbigliamento, assistenza sanitaria e piccole spesucce personali. Ovvero, più di quanto prende al mese un lavoratore normale o la maggior parte dei pensionati italiani.

E non basta ancora, perché poi bisogna pensare anche a garantire l’integrazione, il lavoro, la casa, la scuola e tutti quei diritti che nemmeno gli italiani sanno di godere. Ma ancora non basta per i nostri buonisti militanti. La presidentessa della camera Boldrini non è soddisfatta del trattamento riservato agli immigrati. Vorrebbe alloggiarli tutti all’Hilton 5 stelle lusso e mandare i turisti a dormire nei centri di accoglienza o nei dormitori pubblici; tanto per incrementare il turismo (“Boldrini, turismo di lusso, ma coi migranti…”). Poi si meraviglia che gli italiani non la sopportino e deve ritirarsi in campagna con il suo staff  per riflettere e studiare i trucchi per cercare di migliorare la sua immagine pubblica: “La Boldrini si affida a Gad Lerner per rifarsi il look“. La soluzione migliore per guadagnarsi la stima e l’eterna riconoscenza degli italiani è solo una: ritirarsi a vita privata, scompartire dalla circolazione e non mostrarsi più in pubblico.

Un giovane italiano è fortunato se riesce a lavorare in un call center e prendere 800 euro al mese. Un africano, senza arte, né parte, che sbarca in Italia senza essere invitato e viene sistemato in   hotel a grattarsi le pa…palpebre dalla mattina alla sera, ci costa 1.200 euro al mese. Ecco alcune notiziette edificanti: 1) Chioggia; immigrati in hotel, italiani in auto. 2) Pavia; proteste contro immigrati in hotel. 3) Napoli; immigrati, 17 mesi in albergo, 50 milioni di euro. 4) Imola; immigrati in hotel protestano per cibo, poco e inadeguato. 5) Sassari; immigrati in hotel sul mare, a Castelsardo, sardi  per strada. 6) Frosinone: Immigrati ospitati in albergo protestano, vogliono la “paghetta” di 6 euro al giorno. 7) Toscana; immigrati ospitati per 8 mesi in albergo a spese della collettività.  Basta e avanza, ma si potrebbe continuare ancora per molto, purtroppo.  Vi sembra normale? Vi sembra giusto? Se vi sembra normale continuate a sostenere i buonisti ipocriti, il Papa, Laura Boldrini, Cécile Kyenge e la sinistra terzomondista e multietnica. E naturalmente, continuate a pagare le tasse per sostenere queste spese. Altrimenti riflettete, prima che sia troppo tardi.

Per fare un piccolo esempio, andando a vedere le graduatorie dell’assegnazione degli alloggi popolari a Milano, si scopre che più della metà degli assegnatari sono stranieri( Case popolari; una su due va agli stranieri). Ma, per restare in Sardegna, ecco un recente progetto approvato dalla Regione Sardegna: “Beni benius; progetti formativi destinati agli immigrati in Sardegna“. Il progetto è finanziato con 372.562,08 euro. Da notare il capolavoro contabile di quegli “08” centesimi, che non si sa a chi andranno e cosa ci compreranno. E non è la sola iniziativa a favore degli stranieri. Ormai l’impegno principale degli amministratori pubblici sembra essere quello di inventarsi nuovi modi di favorire e finanziare chiunque arrivi in Italia, africani, cinesi, zingari. Ecco un’altra recente bella pensata del  Comune di Cagliari: “Stanziati 20.000 euro per libri e lezioni per i Rom”. I poveri di Stampace, San Michele, Marina, e Sant’Elia?  Possono aspettare, dobbiamo istruire gli zingari.

Cari sardi, ecco perché non ci sono soldi per gli alluvionati; servono per finanziare progetti per gli immigrati. E questa è solo una delle tante iniziative destinate agli stranieri. Facciamo di tutto per attirarli; pattugliamo il Mediterraneo giorno e notte, pronti a soccorrere tutte le barchette sgangherate, appena lasciano la costa libica, abbiamo abolito il reato di immigrazione clandestina, li sistemiamo in centri di accoglienza e, quando non bastano i centri, ormai al collasso, vanno in hotel e residence, stiamo tentando da anni di concedere a tutti la cittadinanza per i nuovi arrivati e lo ius soli per i nati in Italia. Abbiamo istituito enti specifici che si occupano dei migranti, Ci sono centinaia di associazioni che si occupano dell’accoglienza e dell’assistenza. Stiamo facendo dell’Italia il Paese di Bengodi per tutti i disperati del mondo.

E poi, quando ci rendiamo conto che i costi sono eccessivi ed insopportabili, scarichiamo la responsabilità sull’Europa che, giustamente ci manda a quel paese e ci ricorda che la responsabilità è solo nostra. Ecco cosa scrivevo, a proposito di questo scaricabarile, a ottobre scorso: “Ma il Consiglio d’Europa, giusto due giorni fa ha bocciato l’Italia, ritenendo che “a causa di sistemi di intercettazione e di dissuasione inadeguati” non solo le misure adottate per regolare i flussi migratori sono “sbagliate e controproducenti“, ma addirittura incoraggiano e favoriscono gli arrivi, così che “l’Italia si è di fatto trasformata in una calamita per l’immigrazione” (!). Chiaro o bisogna farvi il disegnino?”. Vedi: “Ipocrisia di Stato”.

Cari sardi, ecco perché si dimenticano delle nostre alluvioni e delle calamità naturali. Sono “in tutt’altre faccende affaccendati...”. Stanno pensando a sistemare gli immigrati. Solo da gennaio ne sono già arrivati 60.000, che si aggiungono ai 43.000 arrivati lo scorso anno, a quelli arrivati negli anni precedenti, ed a quelli che, visto che li trattiamo bene, arriveranno in futuro sempre più numerosi. E’ una migrazione biblica, una vera invasione di massa, che ci costa oneri insostenibili e toglie risorse, uomini e mezzi da dedicare a risolvere i gravissimi problemi degli italiani. E non possiamo rifiutarci perché tutti i buonisti di casa nostra si appellano alla Costituzione, all’ONU, ai diritti umani, al dovere di accogliere i rifugiati di ogni genere e provenienza e garantire il diritto d’asilo. Abbiamo fatto noi queste leggi e sottoscritto gli accordi internazionali. Ora ne paghiamo le conseguenze.

Le calamità naturali bene o male si superano, con pazienza, lavoro e tenacia, si ricostruisce, si riparano i danni, si ricomincia a vivere. Ma la calamità più grave che affligge l’Italia da decenni è una classe politica inetta, incapace, corrotta, che persegue cinicamente solo il proprio interesse o quello del proprio “branco” di lupi. E contro questa calamità non c’è argine, non c’è soluzione o rimedio. E’ peggio delle piaghe bibliche; quelle passavano, questa non passa mai, si rinnova continuamente ed è sempre peggio della precedente. Cari sardi, non siate impazienti, dunque, sopportate con rassegnazione anche questa calamità, e prima o poi, quando avranno finito di occuparsi degli immigrati, forse dedicheranno un po’ di attenzione anche a voi. Ma prima dobbiamo pensare agli immigrati, agli asiatici, agli africani, ai disperati di mezzo mondo. Poi, se avanza tempo e denaro, penseremo anche agli italiani ed ai sardi. E ricordate che alle alluvioni si sopravvive, alla politica no.

– Vedi “Il tariffario dei trafficanti di uomini“.

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