Cena a Istanbul

Ieri abbiamo scoperto che anche la pizza è taroccata, fatta con ingredienti non garantiti che provengono dall’estero (La pizza global). Ma allora, se non possiamo più fidarci nemmeno dall’italianissima pizza dove dobbiamo andare per mangiare qualcosa di sano, genuino, fatto con prodotti locali e  che risponda ai criteri della classica cucina italiana? Nelle vecchie trattorie di campagna? Nei ristoranti consigliati dalle solite guide?

Lo scopriremo subito. Ma prima è necessaria una piccola premessa. Dieci giorni fa nel post “Asparagi col trucco“, riferivo di un articolo comparso sul Corriere on line che consigliava una serie di ristoranti e trattorie in cui gustare gli asparagi. Notavo, però, che sembrava solo un pretesto per far pubblicità ai ristoranti segnalati (una trentina). In particolare colpiva il fatto che nell’articolo si consigliasse ai milanesi dove trovare gli asparagi buoni. I punti consigliati erano solo due: un mercatino rionale ed il nuovo centro Eataly di Oscar Farinetti, aperto proprio di recente a Milano. Curioso, vero? Ci saranno migliaia di punti vendita di frutta e verdura a Milano e molti di prima qualità che offrono prodotti locali, ma per il Corriere gli asparagi migliori si trovano da Eataly. Sarà un caso?

Detto questo, visto che il Corriere è sempre prodigo di buoni consigli per i propri lettori, non ci resta che verificare se può anche indicarci delle buone trattorie o ristoranti dove gustare la buona e sana cucina italiana. Entriamo nel sito del Corriere, scorriamo la Home page e…

Siamo fortunati, proprio ieri il Corrierone nazionale, nella sezione “Cucina” ci consiglia un ottimo ristorante, l’Italia, il cui nome è tutto un programma, nonché garanzia di ottima cucina italiana. Bene, ora sappiamo dove andare a mangiare roba genuina e garantita. Peccato che quel ristorante non sia proprio nelle vicinanze di Segrate, della Garbatella o di Scampia. E’ un po’ fuori mano, a Istanbul. Ohibò, ma come mai viene riportata in prima pagina la notizia dell’apertura di un ristorante a Istanbul? Pensano forse che  la sera, tanto per finire la serata fra amici,  si organizzino dei voli charter carichi di italiani che partono da Castel Volturno o da Borgo tre case per  andare a farsi due spaghetti in Turchia? Strano. Ma leggendo l’articolo, già dal titolo si scopre l’arcano: “Bottura e Eataly, festa italiana a Istanbul“. Guarda guarda, anche qui c’è di mezzo Eataly di Farinetti. Ma non è quello degli “asparagi” a Milano? Certo che è lui. Che coincidenza!

Duecento invitati, assaggi dei piatti in carta, champagne e foto di gruppo: ieri sera si è inaugurato a Istanbul “Italia”, il nuovo ristorante di Massimo Bottura, lo chef tristellato della Francescana di Modena, chiamato da Oscar Farinetti a dirigere la cucina al primo piano di Eataly.”.  L’articolo è corredato da una serie di immagini della festa, con Bottura, Farinetti, cuochi, personale di sala e di cucina, sommelier, tutti sorridenti ed intenti al lavoro. E visto che ci sono mostrano anche i locali, la sala, le cucine, gli arredi, le sedie, le lampade, le pietanze; il tutto condito con grande profluvio di elogi per l’altissima qualità dei servizi. Insomma si coglie l’occasione (come per i ristoranti dove mangiare gli asparagi) per segnalare le particolari “lampade da tavolo“, le “lampade a stelo“, poltrone, sedie, ceramiche, tutte scelte accuratamente fra le eccellenze del settore, con tanto di nome e cognome del progettista e dell’azienda. Si mostra perfino un’opera d’arte, col nome dell’artista, sistemata all’ingresso del ristorante. Ed ancora gli arredi, le ceramiche  ed i tappeti della sala, sempre con tanto di azienda di riferimento. Solitamente, citare un particolare prodotto, con tanto di marchio, si chiama messaggio promozionale o pubblicità. Ma il Corriere, evidentemente, questo servizio lo fa gratis (!).

Insomma, un vero e proprio spot pubblicitario per Bottura, per l’Eataly di Farinetti e per tutte le aziende citate. Qualcuno non ci trova niente di male. Anzi giustifica questi articoli come semplici pezzi che parlano di cucina. Ma sarà così? Sarà giusto una coincidenza che dieci giorni fa c’era in prima pagina quel pezzo che con il pretesto degli asparagi pubblicizzava una trentina di ristoranti e Eataly in particolare? E sarà una coincidenza che oggi ci sia un altro articolo che pubblicizza l’apertura di un nuovo centro “Eataly”, con relativo ristorante,  a Istanbul, sempre di Farinetti? Un caso?

Allora, guarda caso, si scopre che in alto alla pagina c’è un banner pubblicitario molto evidente; questo…

“Eataly è un Ready Business“, dice il testo. Infatti, se si clicca sul banner si vede che si tratta di un messaggio pubblicitario di servizi offerti da Eataly.  Questo banner, però è il classico spazio pubblicitario a pagamento. Allora viene il dubbio. Non sarà che Eataly compra gli spazi pubblicitari sul Corriere ed in cambio il Corriere offre dei servizi redazionali che, con qualche pretesto,  pubblicizzano i centri Eataly di Farinetti a Roma, a Milano, a Istanbul?  Può essere? C’è qualche particolare legame di simpatia o di interesse fra il Corriere e Farinetti? Oppure si tratta di una semplice coincidenza? Una fortuita combinazione? Un caso? Eccheccasoooo!

P.S.

A proposito di pubblicità più o meno occulta, e delle possibili conseguenze anche gravi,  sarà il caso di ricordare almeno due casi, verificatisi alla RAI e che hanno comportato pesanti sanzioni per gli interessati: Alessandro Di Pietro, che conduceva un programma mattutino di informazione su prodotti alimentari “Occhio alla spesa”  (La RAI licenzia in tronco Alessandro Di Pietro: pubblicità occulta nella sua trasmissione) e Gianfranco Agus ed il regista Pietro Pellittieri per dei servizi, nei quali si prefigurava l’ipotesi di pubblicità occulta,  all’interno di “La vita in diretta” programma condotto da Michele Cucuzza (Pubblicità occulta alla RAI; via regista e inviato).  Giusto per ricordare che la pubblicità occulta è vietata. Ma, come tante altre cose in Italia, anche questa è a discrezione. C’è chi paga e chi no: dipende…

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