Laura non c’è

Laura Boldrini è rientrata in patria. Ebbene, lo confessiamo, se ne sentiva davvero la mancanza. Questa assenza la si percepiva nell’aria, nei discorsi della gente, nelle espressioni stupite di chi si sentiva orfano di una guida, nello sguardo di chi sperava di riaverla presto fra noi. E finalmente è tornata. Era in visita ufficiale in America. Stranamente la notizia appare su un quotidiano locale, l’Unione sarda (Laura Boldrini lascia gli Stati Uniti), ma non se ne trova traccia nei maggiori quotidiani. E’ un segreto di Stato, non si deve sapere? E’ meglio evitare che la gente mormori e si chieda quale sia l’utilità di quel viaggio? Misteri istituzionali.

Fatto sta che la nostra presidentessa della Camera era in viaggio negli USA. Guai a chiamarla al maschile “presidente“; si addolora, si rattrista, ne risente,  assume l’espressione tipica di un panda depresso, una lacrimuccia scorre sul viso e manda al macero quintali di carta intestata “Il presidente della Camera” e la sostituisce con “La presidentessa…”, tanto per risparmiare sulle spese in tempo di crisi. Ama viaggiare. Ecco perché è spesso assente dal suo scranno presidenziale. Lo riferiva proprio la settimana scorsa un articolo (Laura Boldrini assenteista) in cui si denunciava che alla Camera una volta su due lei è assente: “Dal 15 marzo a oggi, la terza carica dello Stato ha presieduto solo 120 sedute delle 225 che si sono svolte: poco più della metà.”.

Così, se qualcuno nei giorni scorsi avesse chiesto di lei a Montecitorio “C’è Laura Boldrini?”, qualche funzionario avrebbe risposto ” Laura non c’è…”. Ma come, si potrebbe obiettare, lei è la presidentessa della Camera, non dovrebbe essere sempre al suo posto di lavoro? Non necessariamente, in Italia nessuno fa quello che dovrebbe e sta dove dovrebbe stare. Specie se ricoprono incarichi istituzionali, hanno sempre qualche importantissimo impegno da assolvere lontano dal loro ufficio. E più l’incarico è alto, più impegni si hanno; se gli impegni sono in amene località o all’estero, ancora meglio.

Succede a Vendola, che dovrebbe stare nel suo ufficio di governatore della Puglia, e invece è sempre in TV o davanti a qualche telecamera, o dalle parti di Montecitorio o del Senato, oppure  ovunque ci sia un corteo o una manifestazione di protesta.  Succedeva a Renzi, che doveva stare nel suo ufficio di sindaco a Firenze, e invece era sempre in TV (anche lui, è una passione comune ai politici) o in giro per l’Italia a coltivare le relazioni pubbliche e tenere incontri elettorali in vista delle primarie, oppure impegnatissimo ad organizzare e controllare i lavori del convegno del PD alla Leopolda (ne avete più sentito parlare?), evento importantissimo per creare le basi del suo programma di governo (che fine hanno fatto le proposte avanzate in quel convegno?). Succede a Debora Serracchiani, che dovrebbe stare nel suo ufficio di governatrice del Friuli Venezia Giulia, e invece la vediamo ogni giorno in qualche salotto televisivo. Lo stesso vizietto di Formigoni, ex governatore della Lombardia, anche lui, durante il suo mandato più presente in televisione che negli uffici della Regione. Sarà un vizio dei governatori regionali?

Del resto anche il nostro Presidente Napolitano, nel frattempo, era in Svizzera per una visita ufficiale di due giorni. Come vediamo nella foto a lato, ci è andato con la Clio. Qualcuno, distratto, potrebbe pensare “Con la Clio? Ma come, con tante auto blu che ha il Quirinale, poteva andarci almeno con una Marcedes o una BMW“.  Evidentemente si tratta di un equivoco. Ma oggi gli equivoci sono di moda, vanno come il pane. Anzi, più sono equivoci e più hanno successo; quindi tutto normale. Cosa è andato a fare in Svizzera? Solite visite di Stato che i governanti amano scambiarsi, giusto per coltivare i rapporti di buon vicinato. Visto che c’era, ne ha approfittato per rimproverare gli svizzeri sull’esito del  recente voto contro l’immigrazione di massa (mica sono scemi come noi). Su questioni importanti, come l’immigrazione, gli svizzeri fanno i referendum e chiedono il parere dei cittadini, come dovrebbe essere in una democrazia che sia degna di questo nome.  Noi no, abbiamo uno strano concetto di democrazia e le scelte vengono fatte da un ristretto gruppo di oligarchi (spesso nemmeno eletti dal popolo, Renzi docet…) e ci vengono imposte dall’alto, alla faccia della democrazia e della volontà popolare.

Dice Napolitano che così la Svizzera si allontana dall’Europa, facendo finta di ignorare che se quella è la volontà popolare bisogna rispettarla; piaccia o non piaccia. Ma si sa, per certi ex/post comunisti camuffati da democratici la democrazia va bene solo se vincono loro e la libertà di pensiero va bene solo se sei d’accordo col capo: “Potete esprimere liberamente il vostro pensiero, purché siate d’accordo con me“, diceva Stalin.  (Napolitano dà lezioni di democrazia…agli svizzeri). Anche lui ha il vizio dei viaggi di rappresentanza. Forse è andato in Svizzera a fare scorta di emmenthal e cioccolato per rimpinguare le dispense del Quirinale. Ho sempre avuto un dubbio sul formaggio svizzero, quello con i buchi: ma i buchi si pagano o sono in omaggio? Mah, misteri caseari.

Sarà perché siamo un popolo di poeti, santi e navigatori, ma noi il viaggio lo abbiamo nel sangue. Ecco perché i nostri beneamati rappresentanti del popolo passano più tempo in viaggi all’estero (viaggi di lavoro, di rappresentanza, certo…) che al loro posto in Italia. Anche Enrico Letta, appena insediatosi a palazzo Chigi, invece di dedicarsi, come sarebbe stato opportuno,  a risolvere i gravissimi problemi dell’Italia, cominciò a viaggiare; da Berlino a San Pietroburgo, da Parigi a Washington, da Londra a Dubai. Lo stesso ha fatto Renzi. Appena insediato, nemmeno il tempo di provare la poltrona, ed il primo giorno da premier era già in viaggio per andare a visitare una scuola a Treviso. Il giorno dopo  era in visita ad un’altra scuola in Sicilia. E subito dopo anche lui ha cominciato il tour degli incontri ufficiali nelle capitali europee:  Hollande a Parigi,  Merkel a Berlino, Cameron a Londra. E’ andato a presentarsi ed a presentare il programma di riforme del suo governo per ottenere l’approvazione e la benedizione, con pacca sulle spalle di incoraggiamento, dei leader europei.

Ed infatti tutti si sono mostrati entusiasti delle sue proposte. La Merkel addirittura si è dichiarata affascinata dall’audacia delle riforme renziane. Ma il nostro sindaco d’assalto dice che non è andato col cappello in mano a chiedere il consenso e l’approvazione. Strano, eppure non ricordo che Cameron, Hollande, Zapatero, Sarkozy, la stessa Merkel, appena insediati, siano venuti a Roma per illustrare i loro programmi di governo per avere la nostra approvazione o almeno un parere.  Ma Renzi dice che non ha chiesto  il benestare dei leader europei. E Renzi è un uomo d’onore!

Ecco perché la nostra presidentessa si adegua. E se chiedete di lei alla Camera vi risponderanno “Laura non c’è, è andata via…“, come cantava Nek. E’ andata dove? In America, oggi si usa, ci vanno tutti, non si sa bene a fare cosa, ma tutti vanno al quel paese. O ci vanno, o ce li mandano. Il guaio è che poi tornano. Sembra che durante il soggiorno americano abbia avuto diversi incontri. Oltre a quelli istituzionali, ha incontrato tanti italiani (poteva incontrarli in Italia, ce ne sono 60 milioni), ha visitato Ellis Island, la porta d’ingresso all’America durante il periodo delle grandi migrazioni del primo Novecento, ha visitato il memoriale dell’11 settembre a Ground Zero dove, ricordando quella immane tragedia,  ha dichiarato che “persero la vita tremila persone provenienti da 90 Paesi diversi…“. Una sconvolgente rivelazione per gli americani che non sapevano di avere avuto tanti morti. Meno male che è andata la Boldrini a dirglielo.

Ma ha avuto anche degli incontri particolarmente fruttuosi  e ricchi di “buone prospettive per il futuro“. Per esempio, riprendiamo dal pezzo sul quotidiano citato: “E anche temi di carattere sociale sono stati al centro degli incontri. Con una tavola rotonda a Washington sulle sfide dell’era digitale, dai diritti delle donne sul web, alla lotta al cyberbullismo.”. Ecco, credo proprio che gli americani aspettassero con ansia i suggerimenti della nostra presidentessa in formato esportazione sulle sfide digitali, i diritti delle donne ed il cyberbullismo. Ora sapranno come regolarsi; i cyberbulli hanno le ore contate.

Fondamentale anche la sua visita “all’Henry Street Settlement, una organizzazione no profit in prima linea nella lotta alla povertà, che si occupa di dare sostegno a decine di migliaia di cittadini a basso reddito.”. In Italia abbiamo la povertà che dilaga ed i pensionati che vanno a racimolare qualcosa fra gli scarti dei mercati ortofrutticoli e  la Boldrini, visto che non riesce a risolvere il problema della povertà in Italia,  va ad occuparsi dei poveri di New York. Ma l’argomento principale della sua visita e dei suoi incontri, è stato il tema a lei tanto caro,  l’immigrazione. E ti pareva che non battesse sul chiodo fisso. Bisognerebbe ricordarle che il presidente della Camera ha il compito istituzionale di presiedere le sedute della Camera e di regolarne i lavori. E non di andare in giro per il mondo ad incontrare italiani all’estero e occuparsi di poveri e migranti. Del resto lei sulla questione della tutela degli immigrati e rifugiati, come portavoce del Commissariato ONU, ci ha campato per anni, con diversi incarichi per conto dell’ONU ed una lauta retribuzione (Boldrini, una vita da regina grazie agli immigrati).

Ecco perché incontrando gli imprenditori e le “eccellenze italiane” in USA ha dichiarato: “La migrazione, quando si tratta di inquadrarla in un contesto più ampio, è una grande opportunità, muoversi è un valore aggiunto, oggi con la globalizzazione si muovono le idee e si muovono gli esseri umani.“. Chiaro? Per lei anche gli imprenditori italiani, che investono grossi capitali e realizzano affari d’oro in USA, grazie alle loro capacità ed al business del Made in Italy, e che fanno la spola, su jet privati, fra i due continenti, sono dei…migranti. Magari sono arrivati a New York andando alla deriva su un vecchio barcone rimediato a Lampedusa. Questa donna è ferma ai primi del ‘900, a Santa Lucia luntana, a “Partono ‘e bastimente pe’ terre assaje luntane, cantano a buordo; so napulitane.”.

Questa donna è fuori dal mondo, fuori dalla realtà. Finché resta in Italia, pazienza, ormai la conosciamo e sappiamo come giudicare le sue esternazioni buoniste e terzomondiste: le accettiamo con paziente rassegnazione, come si fa con i bambini e con gli anziani che mostrano  i primi segni di alzheimer. Il guaio è che ora va anche all’estero a boldrinizzare il “Nuovo mondo“. Boldrini, Boldrini, fa bene a tornare subito in Italia, prima che ce la rimandino indietro, come si dice dalle nostre parti…a son’e corru! E ci chiedano anche i danni. “Laura non c’è…”, dicono i commessi alla Camera, “E’ in missione speciale in USA.”. Già, è andata a quel paese.  Il guaio è che poi torna; purtroppo.

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