L’asparago col trucco

Ovvero; come fare pubblicità facendo finta di parlare di asparagi. Ieri nella home page del Corriere.it c’era un box in bella evidenza con la foto di asparagi.

Bella immagine, vero? Asparagi di stagione, uova, burro, una spolverata di parmigiano. Mmm…fanno venire l’acquolina in bocca ed il desiderio di assaporarne la morbidezza ed il sapore delicato e inconfondibile.  Si può immaginare che l’articolo parli della bontà e delle proprietà dell’asparago.  O forse ci svela delle nuove ricette per cucinarli ed esaltarne il gusto.  Ma leggendo il pezzo (10 dritte per il mese degli asparagi), si ha la sorpresa di constatare che tutto il lungo articolo sembra solo un pretesto per inserire il nome di una ventina di ristoranti e trattorie, con tanto di link che rimanda ai siti dei locali consigliati. Insomma, vera e propria pubblicità (e nemmeno tanto occulta). Gratuita o in cambio di qualcosa? Misteri ortofrutticoli…

Del resto i quotidiani non sono nuovi a queste forme di pubblicità camuffata da pezzi redazionali. Sembrano innocenti articoli che parlano della bellezza di paesi esotici, di vacanze in località da sogno, di buona cucina, di prodotti caratteristici, di specialità locali. In pratica, però, hanno tutta l’aria di comunicati pubblicitari confezionati da aziende di soggiorno, agenzie turistiche o cooperative agricole o artigianali. E la TV non è certo da meno della carta stampata. Avete mai visto una puntata di “Alle falde del Kilimangiaro” di Licia Colo? O quel programma che va in onda il sabato pomeriggio, “Easy driver“, non ricordo in quale rete RAI, che col pretesto di visitare amene località della penisola, prova  su strada gli ultimissimi modelli di automobili, decantandone le qualità, le prestazioni, gli interni, le rifiniture ed il prezzo? Se quella non è pubblicità, cos’è?

Per non dire che me la prendo sempre col Corriere, ecco un altro perfetto esempio di questo tipo di pubblicità mascherata apparsa qualche tempo fa sul Messaggero di Roma. E’ un articolo dedicato all’amatriciana ed alla sagra che si svolge ad Amatrice. Niente di strano; anzi è del tutto normale dedicare un articolo a questa specialità laziale ed al paese che le dà il nome. La cosa strana è che, all’interno del pezzo, trovano il modo ed il pretesto per inserire il nome di alcuni ristoranti con tanto di indirizzo e perfino del numero di telefono. Ecco il pezzo: “Viva l’amatriciana, il piatto pop della cucina romana”.

P.S.

Domanda: dove si possono acquistare gli asparagi a Milano? Ovvio, penserete voi, in tutti i negozi di frutta e verdura. No, sbagliato, il Corriere vi “consiglia” dove trovare gli asparagi migliori (come se tutti gli altri rivenditori vendessero schifezze). O al mercatino di piazza Ferdinando Martini, oppure, uno a caso…al centro Eataly Smeraldo, appena aperto a Milano. Eataly, Eataly…non è quella catena di centri commerciali di prodotti alimentari di Oscar Farinetti, uno dei sostenitori e finanziatori di Matteo Renzi?  Certo che è lui. Ma guarda che combinazione, che caso. Eccheccasoooo…

Qualcuno potrebbe accusarmi di pignoleria, o di prendermela in particolare nei confronti di certi soggetti (nel caso, il Corriere, il Messaggero, la RAI o Eataly). Ma avete mai visto che un quotidiano nazionale o un TG RAI di prima serata, dedichi un servizio all’apertura di un nuovo centro commerciale? No, non succede mai. Succede, invece (ed è successo) per “Eataly” di Farinetti. E’ successo per l’apertura del centro Eataly  a Roma e, di recente, per l’apertura a Milano. Col pretesto che Eataly contribuisce a valorizzare i prodotti nostrani e l’eccellenza del Made in Italy, gli sono stati dedicati ampi spazi sulla stampa ed in televisione. In pratica, tutta pubblicità gratuita.

Curioso, perché altri marchi commerciali, come Esselunga di Caprotti, non solo non godono di questo trattamento di favore da parte dei media, ma, al contrario, spesso devono combattere anni per poter aprire un centro commerciale (specie se fa concorrenza alla COOP).  Ecco un esempio pratico: “Esselunga e l’ingorgo burocratico; venti ispettori per trenta operai“. Sono trascorsi 13 anni dal momento della proposta di aprire un superstore a Novara alla concessione dell’autorizzazione e l’inizio dei lavori (cominciati a fine 2012). Tempi lunghi? Niente in confronto ai tempi per aprire un centro a Firenze. Caprotti l’aspetta da 40 anni: “Dal ’70 aspettiamo l’autorizzazione”. 

Ma Caprotti non è Farinetti e, soprattutto, non gravita in area sinistra. Ecco perché, forse, ha tentato invano di aprire un centro a Roma: “Siamo un’azienda di qui, una multiprovinciale che neppure riesce ad insediarsi a Genova o a Modena, per non dire di Roma ove io poco, ma i nostri urbanisti si sono recati forse 2.000 volte in dodici anni nel tentativo di superare ostacoli di ogni genere, per incontrare adesso il niet del nuovo sindaco del quale si può dire soltanto che è un po’ «opinionated», afferma Caprotti. E ancora: “…facciamo un mestiere che nel nostro stranissimo paese è politico. Perché? Perché sono «politici» i due più grandi operatori nazionali“.

Qualche anno fa Caprotti scrisse un libro “Falce e carrello” per denunciare tutti gli ostacoli incontrati nella sua attività, la posizione dominante della COOP e l’ostruzionismo delle amministrazioni delle regioni rosse all’apertura di centri Esselunga. Com’è finita? E’ stato condannato dal tribunale di Milano per concorrenza sleale (perché col suo libro recava danno all’immagine della COOP) ed ha dovuto pagare un risarcimento di 300.000 euro alla COOP (Vedi “Io e la COOP“).  Il suo libro è stato ritirato dal commercio, col divieto di ristampa (una censura che  nemmeno durante il fascismo). La COOP è come l’alta tensione; chi tocca muore. (Vedi “COOP sarà lei…”).

Ma evidentemente anche le difficoltà burocratiche non sono uguali per tutti. Nemmeno i maiali di Orwell erano tutti uguali. C’è chi trova tutto facile; e gli fanno pure i servizi in televisione e sulla stampa. Solo perché sono più bravi di altri, perché sono fortunati o perché stanno dalla parte giusta? Misteri burocratici. Intanto, giusto per avere un’idea, si può dare uno sguardo ai siti sotto elencati.

Eataly inaugura a Roma. Il primo di una serie di articoli del Corriere (e di altre testate) dedicati all’Eataly di Roma, specificando il giorno dell’inaugurazione, l’ubicazione e gli orari di apertura.  “In equilibrio tra business e poesia…”, titola il pezzo. Ecco, tutti gli altri sono solo banalissimi centri commerciali, ma Eataly di Farinetti è “poesia“, un’opera d’arte. Qui ci vorrebbero le risate in sottofondo. Ma, purtroppo, c’è poco da ridere, è una cosa seria.

Eataly Milano, quanto costa farci la spesa . Articolo apparso su Vanity Fair, la rivista prediletta dei radical chic nostrani, i comunisti al cashmere, i rivoluzionari da terrazza romana alla “Grande bellezza“, quelli col cuore (e gli ideali) a sinistra ed il portafoglio a destra; ecco, quelli. Basta dire che ci scrive Gad Lerner; ho detto tutto. Se prima ci è venuto da ridere per la definizione di “poesia” dell’Eataly romano, leggendo questo articolo ci si scompiscia dalle risate. Se lo avesse scritto l’ufficio stampa di Farinetti non avrebbe saputo fare di meglio. E’ tutto un elogio sperticato, una lode, un’esaltazione, una glorificazione dell’Eataly di Milano, dei locali, dei prodotti esposti, della cucina e del prezzo. Sarà un articolo onesto, oppure c’è il sospetto che sia una smaccata operazione di marketing ad opera di giornalisti compiacenti? Buona la seconda.

La Guida Espresso inserisce il ristorante Alice. La “Guida dei ristoranti d’Italia” viene pubblicata dal gruppo editoriale Espresso-Repubblica di Carlo De Benedetti (tessera numero 1 del PD). La Guida 2014 è stata presentata ad ottobre 2013 a Firenze, alla Leopolda (ricordate l’evento di cui si parlava per giorni e giorni su stampa e TV?), con l’introduzione di…Matteo Renzi (ma guarda che combinazione!).   Vedi qui “Guida ristoranti Espresso“. Nella guida compare anche il ristorante “Alice” che si trova all’interno del centro Eataly di Milano. Piccolo particolare; l’Eataly di Milano (e, quindi, il ristorante Alice) è stato inaugurato solo di recente, il 18 marzo 2014 (Eataly, inaugurazione e 5 giorni di festa). Ovvero, 5 mesi dopo la pubblicazione della Guida. Ma allora come faceva L’Espresso a visitare, giudicare e assegnare il punteggio ad un ristorante che non c’era ancora? Mistero (forse se ne occuperà Giacobbo in una puntata speciale di “Voyager“). Ma quando ci sono in ballo gli amichetti, i compagnucci della parrocchietta, i finanziatori elettorali, gli editori di sinistra e i giornalisti compiacenti, tutto è possibile; anche recensire un ristorante che non esiste.

Nella Guida Espresso il ristorante che non c’è. Altro articolo che critica la Guida Espresso per lo strano caso del ristorante che non c’è.

Così va il mondo, fra asparagi di stagione, ristoranti fantasma, media compiacenti ed amicizie giuste. E poi c’è ancora chi crede alla stampa libera, ai proclami politici ed a quelli che “Noi siamo persone perbene…abbiamo le mani pulite…“. Questi se la suonano e se la cantano. E sotto sotto fanno affari, alla faccia dell’ideologia e di chi ci crede.

Il patron Farinetti all’inaugurazione di Eataly Smeraldo di Milano

2 pensieri su “L’asparago col trucco

  1. elio

    che post sciocco!!
    “…pretesto per inserire il nome di una ventina di ristoranti e trattorie…”
    E allora?? E’ una rubrica fatta apposta. Ne esistono di simili su decine di quotidiani… ma per favore. Che tristezza.

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    1. Giano

      Caro Elio, il fatto che quella rubrica sia fatta apposta non significa che quella non sia pubblicità. E’ una rubrica “fatta apposta per fare pubblicità”. E non è detto che sia gratuita. Il fatto che esistano rubriche simili su decine di quotidiani non giustifica il fatto che sia un pretesto per far pubblicità. Il fatto che ci siano migliaia di delinquenti che rubano non significa che il furto non sia reato. E’ una forma di scorrettezza nei confronti dei lettori i quali, pensano di leggere un normalissimo articolo di cronaca e non si rendono conto che, sotto sotto (come messaggio subliminale) è come se vedessero uno spot pubblicitario in TV, un cartellone stradale o un banner su internet. Non c’è differenza. Anzi, il messaggio è ancora più subdolo perché è pubblicità travestita da informazione. La tristezza, caro Elio, è scoprire che c’è gente che non ha ancora capito l’inganno di questi trucchi mediatici.
      Come esiste una facoltà di Scienze della comunicazione, dove si imparano tutti i trucchi e trucchetti su cui si fonda il potere della stampa, della TV, del cinema, della pubblicità e dei persuasori occulti, così dovrebbero esistere dei corsi specifici per il pubblico, i lettori, i telespettatori, la gente normale, per imparare a difendersi dai manipolatori dell’informazione. Altrimenti, come succede in pratica, la partita non è leale, è persa in partenza. Stia bene e, cerchi di aprire gli occhi. A meno che, caro Elio, lei non sia uno di quelli che su questo tipo di inganno mediatico ci campano ed hanno paura che la gente scopra il trucco ed urli che “Il Re è nudo…”.

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