La Libia è vicina

Lampedusa si è spostata a sud, verso la costa libica, trascinandosi dietro l’intera Sicilia. L’immane cataclisma, che ricorda la scomparsa di Atlantide, si è verificato all’improvviso, nell’arco di una notte, a causa del naufragio di un barcone carico di migranti, appena partiti dalla Libia. Il nesso fra i due tragici eventi non è molto chiaro. Vediamo di chiarirlo.

Ecco come viene riportata la notizia sui media: a Lampedusa è affondato un barcone carico di migranti.  Il titolo è chiarissimo, non si può fraintendere. C’è un barcone affondato. Dove è affondato? Ovvio, a Lampedusa. Su questo non ci sono dubbi. Preso atto di questa notizia, vediamo ora perché Lampedusa si sarebbe spostata verso la costa libica. Sveliamo l’arcano. Leggendo, nei giorni scorsi,  i resoconti della tragedia (nuova strage fra Libia e Lampedusa), scopriamo che il naufragio è avvenuto 100 miglia a sud di Lampedusa, a circa 40 miglia dalla costa libica. Quindi molto più vicini alla Libia che a Lampedusa. E allora che senso ha quel titolo che vediamo a lato?

Posto che, secondo le norme internazionali,  il limite delle acque territoriali è di 12 miglia, a cui si aggiunge un’area “contigua” di altre 12 miglia, ne consegue che il tratto di mare fino a circa 25 miglia dalla costa lo si può considerare come zona di “acque libiche“. Qualche anno fa la Libia e gli altri stati africani che si affacciano sul Mediterraneo, rivendicavano come acque territoriali addirittura il limite di 72 miglia dalla costa. E minacciavano di sequestrare i pescherecci che avessero oltrepassato quel confine. Ovvero, i pescherecci non possono andare oltre 72 miglia dalla costa libica, pena il sequestro. Le nostre navi della marina, per soccorrere i migranti, possono tranquillamente arrivare fino a 40 miglia dalla costa. Cercate di spiegare quest’altro arcano (Vedi “Libia: linea dura contro i pescherecci italiani“).

Ma allora, per tornare al nostro strano naufragio,  perché titolano “Lampedusa: affonda barcone“, se quel barcone è naufragato praticamente in acque libiche? Si tratta di un errore? No, si tratta, piuttosto, di un sottile e subdolo trucco semantico che ha una sua precisa ragione: alimentare il senso di colpa degli italiani, accostando il naufragio all’immagine di Lampedusa e della Sicilia e ipotizzando, per conseguenza, una qualche nostra responsabilità nella tragedia.

Ecco un altro eloquente titolo che, per chiarire ulteriormente,  colloca la strage di migranti in Sicilia. Ora, siccome il barcone è naufragato in acque libiche, e la stampa riferisce che la strage è avvenuta in Sicilia, non c’è che una spiegazione: la Sicilia si è spostata in Libia. Chiarito il mistero.

Se ci fossero ancora dei dubbi, ecco un altro titolo, proprio di ieri, che conferma che la strage è avvenuta a Lampedusa. A proposito, poi, degli “scafisti fermati“, leggete qui come se la ridono: “L’Italia? Qui non ci arrestano“. Non per essere pignoli, ma quando la notizia viene data e ripetuta nello stesso modo, non si tratta di una svista di chi ha impaginato un titolo. E’ la norma. Si vuole per forza associare qualunque tragedia avvenga nel Mediterraneo a Lampedusa, alla Sicilia e, quindi, all’Italia, come mete di arrivo del viaggio, allo scopo di farci sentire colpevoli di ogni tragedia. Siccome sono diretti in Italia, se succede un incidente, dobbiamo sentirci responsabili. Insomma, se un migrante, alla partenza mentre sale sul barcone ancora sulla spiaggia in Libia, inciampa, cade, sbatte la testa sull’ancora e crepa, i nostri solerti cronisti titoleranno “Lampedusa, migrante muore su barcone“. Vi sembra normale? Vi sembra serio? Vi sembra credibile questo tipo di informazione? E se riescono a manipolare spudoratamente queste notizie di cronaca quotidiana, che tipo di mistificazione metteranno in atto per argomenti molto più importanti e decisivi per la politica, la finanza, l’economia, sia a livello nazionale che internazionale? Perché nessuno ci dice cosa e chi c’è dietro questa campagna mediatica tesa all’accoglienza di tutti i disperati del mondo? Quali interessi ci sono dietro l’invasione di massa dell’Europa?

Ecco, questa è quella che chiamano “informazione”. Non si tratta solo di una pedanteria lessicale. E’ una vera e propria alterazione e falsificazione del significato di una notizia. E’ lo stesso tipo di mistificazione e di ipocrisia che caratterizza tutta l’informazione (stampa, internet e TV) che riguarda l’intera drammatica questione dell’immigrazione.  E questi sono gli effetti dell’operazione “Mare nostrum” voluta da quel genio di Letta. Lo scorso anno sono sbarcati in più di 40.000; il doppio rispetto all’anno precedente. Quest’anno, grazie al servizio “taxi” voluto da Letta (che ci costa 300.000 euro al giorno), si prevede che il numero degli arrivi sarà almeno raddoppiato. Ma viste le premesse di questi mesi, potrebbe tranquillamente triplicare. Contenti? Magari per far fronte ai costi enormi dell’accoglienza inventeranno una nuova tassa (una più, una meno, non fa differenza…). Qualche decennio fa, per  aiutare le popolazioni colpite dal maltempo, da frane e alluvioni, inventarono la tassa del “Soccorso invernale” (magari è ancora in vigore). Niente di strano, quindi, che fra poco gli italiani debbano pagare anche una nuova tassa “Soccorso migranti“.

Ora qualcuno potrebbe chiedersi come mai, se un barcone naufraga in acque libiche, invece che intervenire la guardia costiera libica, interveniamo noi con aerei da ricognizione e mezzi della Marina e, invece che accompagnare i naufraghi al porto più vicino (in Libia), li portiamo in Italia. Non è la prima volta che i nostri mezzi di soccorso intervengono in acque libiche. Già in passato, i soccorritori sono andati a prendere i migranti in difficoltà a 130 miglia a sud di Lampedusa; in acque territoriali libiche. (Vedi “Salvati 800 migranti al largo della Libia“)

Regal Princess

Tanto vale andare a prendere i migranti  direttamente alla partenza, imbarcarli su comode navi e trasportarli in Italia in tutta sicurezza. E grazie a tariffe agevolate e sconti comitiva, fare  anche risparmiare sul costo del viaggio. Questa a lato è la “Regal Princess“. l’ultima nave da crociera varata proprio pochi giorni fa dalla Fincantieri di Monfalcone. La più grande costruita finora dai cantieri navali, un autentico gioiello che può ospitare fino a 5.600 persone, compreso l’equipaggio. Potrebbe essere la soluzione per evitare nuove tragedie. Usiamo la Regal Princess per imbarcare i migranti. Andiamo a prenderli direttamente al Corno d’Africa con una nave da crociera, poi si risale la costa, si passa a Suez e via verso il Bel Paese. Con poca spesa si può garantire un viaggio piacevole, sicuro, allietati a bordo da passatempi, balli, spettacolini. Del resto, secondo testimonianze dirette, per questi viaggi pericolosissimi in gommoni e vecchi barconi, pagano cifre di migliaia di euro, molto superiori a quelle di una normale crociera. Tanto vale, visto che pagano, farli viaggiare comodi  e sicuri. E’ un’idea, no?

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