Banane e razzismo

Gravissimo episodio di “razzismo” (con sorpresa finale). Domenica scorsa, a Villarreal in Spagna, durante una partita di calcio, qualcuno ha lanciato una banana al giocatore brasiliano del Barcellona, Dani Alves, che si apprestava a tirare un calcio d’angolo. Com’era prevedibile, si è gridato subito al razzismo. E Neymar, altro brasiliano compagno di squadra di Alves, lancia subito la campagna di solidarietà antirazzista  al grido di “Somos todos macacos” (siamo tutti scimmie) e si fa fotografare con una banana in mano. Così l’iniziativa si diffonde in rete e migliaia di persone in tutto il mondo  si sono fotografati con una banana in mano ed hanno pubblicato il selfie (l’autoscatto; ma oggi si dice selfie, è più figo) in segno di solidarietà con il calciatore offeso e contro il “razzismo“. E la rete è impazzita, invasa dalle banane antirazziste (vedi foto su Google).

Sul Corriere on line si può vedere una carrellata di oltre 60 personaggi noti e meno noti che si fanno fotografare con la loro bella banana in mano: “Siamo tutti scimmie; per difendere Dani Alves”. Oltre alla Carrà col suo bananone uso telefono ci sono anche il premier Renzi (lui è ovunque) in coppia con l’allenatore Prandelli, Balotelli (anche lui non perde occasione per mostrarsi) ed altre persone comuni, uomini, donne, giovani, meno giovani, cani e porci. Sì, fra le altre, c’è anche un cane  che gusta la sua banana antirazzista. La didascalia dice: “Qualcuno espande anche il discorso agli animali. Il concetto base, comunque, resta: siamo tutti uguali“. Già, antirazzisti e “uguali“, questo è il mantra che domina i media e  risuona ovunque ogni giorno. Peccato che quelli che inneggiano all’uguaglianza siano gli stessi che, in altre occasioni (quando si parla, per esempio, di diverse etnie e culture o di gay, lesbo, trans, annessi e connessi…) si straccino le vesti per rivendicare il concetto che “la diversità è una ricchezza“. Ovvero, siamo uguali, ma diversi; secondo le circostanze e l’opportunità. Diversamente uguali e ugualmente diversi…”. Questo significa essere coerenti ed avere le idee chiare! (Vedi questo video dedicato a “Quelli che…il ’68” ed all’uguaglianza e diversità)

Ma ieri si scopre, sorpresa, che il lancio della banana razzista è solo una trovata pubblicitaria di una grande agenzia brasiliana che si occupa dell’immagine di Neymar: “La trovata di Dani Alves è solo una campagna di marketing studiata a tavolino“. Lo ha scoperto un quotidiano brasiliano (La banana di Dani Alves). “La campagna era già pronta da due settimane e si attendeva solamente il momento giusto per lanciarla“, ha dichiarato Guga Ketzer, il capo dell’agenzia  in questione. Sembra che addirittura fossero già pronte le magliette con il logo “Somos todos macacos” e che, già nell’arco di pochi giorni, ne siano state vendute migliaia, al costo di 25 euro. Tutta una  messa in scena, studiata e ben congegnata, per tutelare l’immagine di Neymar e ricavare dei profitti sfruttando il presunto atto di razzismo. Oggi anche l’antirazzismo sta diventando un affare.

Ma siccome c’è gente che, non avendo impegni ed occupazioni più serie, aspetta solo l’occasione ed il pretesto per seguire il branco e sentirsi così partecipe del rito collettivo del momento, ecco che migliaia di persone sbucciano la loro banana, si fotografano ed inseriscono il “selfie” in rete.   Perché una cosa è certa: se qualcuno fa una proposta seria nessuno lo segue, ma se proponete una emerita stronzata,  vi seguiranno in migliaia.

Ora, dopo aver scoperto che si è trattato di una semplice trovata pubblicitaria, tutti quelli che sono cascati nella trappola e sono rimasti con la banana in mano (compresi i nostri Renzi e Prandelli), dovrebbero fare un altro selfie, cambiando il motto “Siamo tutti scimmie” in un più appropriato “Siamo tutti boccaloni“.

Anni fa ho realizzato questo video sulle “banane” con una divertente e curiosa canzoncina cantata dalle Figlie del vento. Oggi casca proprio a pennello…

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