Vescovi, gay e ladri in chiesa

Gay e trans a scuola sì, vescovi no. Le recenti notizie circa lezioni sulle delizie della “diversità di genere” tenute dalla nostra trans nazionale ed onnipresente (Vedi “Luxuria in un liceo di Modena“), la distribuzione di opuscoli sull’amore omosessuale e lezioncine tenute dall’Arcigay sul sesso anale (Vedi: “Lezioni di sesso anale“), confermano la grande apertura  della scuola italiana verso la nuova didattica politicamente corretta che integra le normali materie scolastiche con altre iniziative più o meno attinenti alla formazione dei ragazzi. Spesso si tratta di iniziative molto discutibili, ma oggi, in tempi di “rottamazione“, tutto ciò che ricorda il passato sembra destinato a scomparire, sostituito da nuovi metodi, nuove ideologie, nuovi modelli educativi, nuova morale ed anche nuovi docenti. Ultimamente nelle aule scolastiche tengono  lezione fior fiore di…Fiorello, Jovanotti, Valentino Rossi, Checco Zalone, Vasco Rossi, e Luxuria!

In Veneto, però, succede che il vescovo abbia inviato una lettera alle scuole per annunciare la visita pastorale e chiedere conferma per concordare il calendario delle visite. E succede che la dirigente scolastica di un istituto di Brugnera abbia declinato l’invito, di fatto negando la disponibilità alla visita del vescovo (Vedi “La preside non vuole il vescovo a scuola“). Gay sì, preti no.

Questa è la nuova scuola italiana; Luxuria sì, il vescovo no. Dobbiamo rassegnarci, è il nuovo corso della società multietnica, multiculturale e multiconfusa. Già da qualche anno stiamo assistendo ad episodi di stravolgimento delle tradizioni e della cultura e delle consuetudini popolari, in nome di una generica necessità di integrazione con immigrati di ogni provenienza. Per non urtare la sensibilità dei “nuovi italiani” e per rispetto alla loro cultura, religione e tradizione, stiamo rinunciando alla nostra cultura ed alle nostre tradizioni. Stiamo abolendo  il Natale, i canti natalizi, il presepe ed anche l’alberello; per non urtare la sensibilità dei bambini musulmani. In Europa hanno abolito direttamente la festa; non si chiama più Natale, ma “Festa d’inverno“, per non offendere i musulmani (vedi “Auguri di stagione“)..

In omaggio alle “nuove famiglie“,  composte non più da un uomo e una donna, marito e moglie, ma da due uomini o due donne (oggi si usa così, ma non mettiamo limiti alla provvidenza, potrebbe arrivare anche la poligamia),  in alcune scuole, quest’anno, hanno abolito perfino la festa del papà, per rispetto a quei bambini che invece che avere un papà ed una mamma (ormai la coppia normale è anacronistica, fuori moda) hanno due mamme (Abolita la festa del papà per non turbare l’alunno con due mamme”).  Non hanno risolto, però, un problema: se un bambino ha “due papà” o “due mamme” cosa deve fare? Deve festeggiare per due giorni di seguito, uno per ciascun papà o ciascuna mamma? Oppure due papà o due mamme, essendo dello stesso “segno”, algebricamente si annullano e, quindi, è come non averli, non si fa nessuna festa e addio torta? Oppure eliminiamo direttamente il 19 marzo, festa di San Giuseppe, dal calendario? Ma San Giuseppe era il genitore 1 o il genitore 2 di Gesù?  Mistero evangelico.

Infatti, per compiacere le coppie gay e lesbo, hanno abolito perfino i termini “padre e madre“, sostituiti con “genitore uno e genitore due” (La scuola abolisce padre e madre). Così si evitano imbarazzanti riconoscimenti di mamme con la barba e papà con le tette.  Fra poco, per adeguarci alle nuove disposizioni politicamente corrette, anche i “Dieci comandamenti” saranno modificati. Non si dirà più “Onora il padre e la madre“, ma “Onora il genitore uno e il genitore due“. Visto che ci siamo sostituiamo anche le feste comandate con un  Gay pride settimanale (come il sabato fascista) ed il VI° comandamento, che vieta gli atti impuri ed è difficile da rispettare, lo aboliamo direttamente: cassato. Il problema si pone con il “Padre nostro che sei nei cieli…”. Come dovremo chiamarlo; genitore uno o genitore due? Misteri teologici. Gli italiani devono farsene una ragione. Questo è il futuro che ci aspetta. Ed il cambiamento lo stanno già attuando proprio nelle scuole, dove le menti dei ragazzi sono più facilmente plasmabili. Ormai a scuola possono andare tutti a tenere la loro lezioncina, purché siano politicamente corretti: Luxuria e l’Arcigay sì, il vescovo no. (Vedi “Mamme, babbi e bebè“)

E’ la scuola moderna. Pian piano hanno cambiato i programmi, hanno eliminato materie, hanno inserito nuove discipline. Hanno eliminato il latino, perché ormai inutile. Hanno eliminato lo studio delle poesie a memoria perché sforza inutilmente la debole mente dei ragazzi. Hanno eliminato lo studio di nomi, date, eventi, formule, perché considerato “inutile nozionismo“. Vogliono abolire la geografia, la filosofia (Abolire la filosofia?) e, sembra, anche la storia dell’arte. Nel Paese che, secondo le stime ufficiali, detiene circa il 60% del patrimonio artistico mondiale, vogliono abolire lo studio della storia dell’arte. Roba da ricoverarli in manicomio, se non li avessero chiusi. Poi i risultati della nuova didattica possiamo constatarli ogni giorno, leggendo i giornali, guardando la televisione, leggendo i commenti dei lettori sui siti in rete. Si fa scempio della lingua italiana. E’ ignoranza pura e semplice, ma si giustifica qualunque arbitrio con la necessità di adeguare la lingua alla comunicazione moderna, più popolare, veloce e condizionata dalla tecnologia e dall’assimilazione di termini, specie inglesi, entrati ormai nel linguaggio comune. Il gergo ed il dialetto diventano così linguaggio letterario usato ed abusato anche da esimi professori, giornalisti, scrittori ed opinionisti televisivi da mercato rionale. Ma questi sono i tempi e bisogna adeguarsi.

Furto sacrilego.

Ecco un piccolo esempio delle conseguenze di una scuola “fai da te” ormai allo sbando. Notizia vista stamattina nella prima pagina della più importante agenzia di stampa italiana, l’ANSA. Nell’occhiello leggiamo “Padre Cantalamessa sferza gli amministratori che rubano, durante la celebrazione della Passione in San Pietro, presieduta da Bergoglio.”. Ad una lettura veloce sembra tutto regolare. Ma non lo è. La proposizione principale, escludendo l’inciso in rosso, sarebbe questa: “Padre Cantalamessa sferza gli amministratori che rubano…presieduta da Bergoglio“!  Che vuol dire? Non ha alcun senso logico. Una vera perla, una castroneria da finire a pieno titolo in una antologia umoristica. E non basta, perché l’inciso, evidenziato in rosso, se la sintassi ha ancora un valore, va riferito e collegato al termine che lo precede immediatamente; ovvero, agli “amministratori che rubano“. In conclusione il senso di quella frase è che, mentre padre Cantalamessa tiene la sua predica, gli amministratori rubano durante la cerimonia. Un vero furto sacrilego.

Si potrebbe pensare, tanto per trovare una giustificazione, che l’errore sia dovuto alla necessità di concisione del titolo. Allora entriamo nella pagina (Predicatore Papa…) e vediamo cosa dice il testo dell’articolo. Comincia così: “Il predicatore pontificio, padre Cantalamessa, sferza gli amministratori che rubano durante la celebrazione della Passione…”. Cambiata la costruzione della frase ed eliminata anche la virgola dopo “rubano”, che potrebbe lasciare qualche dubbio interpretativo, non ci sono più dubbi, il significato è quello: “gli amministratori rubano durante la celebrazione...”.  No, non si tratta di errore casuale, è proprio una evidente questione di incompatibilità genetica fra il redattore e la sintassi. Niente di straordinario, si legge anche di peggio.

Ho la sensazione che il cronista che ha scritto questa notizia sia lo stesso che inciampa spesso e volentieri sulla sintassi. Ecco due esempi presi sempre dall’ANSA: “Vivisezione umana” e “Pubblicità progresso: les liaisons dangereuses“. Che siano tutti opera dello stesso autore? Sembrerebbe proprio di sì. E’ una specie di marchio di fabbrica.

Ma l’ANSA non è il solo sito ad avere redattori che usano un linguaggio casual. Strafalcioni anche peggiori di questi si leggono ogni giorno sui vari quotidiani. Sarà colpa dello stress, dei tempi sempre più ristretti per garantire l’informazione in tempo reale, delle news sparate senza accertare la fondatezza, della necessità di riempire gli spazi della pagina. Sarà, ma forse è anche colpa di una scuola che  offre una preparazione superficiale e, per garantire a tutti la prosecuzione degli studi, chiude un occhio, e spesso anche due, sulla preparazione degli alunni e promuove tutti. E le conseguenze le vediamo, purtroppo.

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Di chi è l’ombrello?

Dubbi sintattici

Cacofonia mediatica

Mani, cervelli e cronisti

Ma non ci sono solo gli svarioni sintattici e la superficialità di cronisti che scrivono con i piedi. C’è anche di peggio. Ci sono pezzi da prima pagina scritti da autorevolissimi professori che lasciano  senza parole per la loro banalità ed inconsistenza. Ecco uno splendido esempio di questo tipo di editoriali: “Donne, uomini, erotismo ed altro“.

Buona Pasqua a tutti, finché c’è ancora. Sì, perché, prima o poi, sempre per non turbare i non cristiani, dopo aver abolito il Natale, aboliranno anche la Pasqua. Che bella la società multietnica…

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