Renzinate bucoliche

Ogni giorno il Bomba ne deve sparare una, altrimenti va in crisi di astinenza da cazzate. Oggi, per esempio, nei titoli di apertura in rete si poteva leggere una frase pronunciata in un convegno elettorale a Torino: “La sinistra che non cambia diventa destra“. Bella frase, vero?  Non vuol dire niente, ma è bella, suona bene e sembra un geniale aforisma partorito  da un grande pensatore. Un po’ ambigua, sibillina e criptica, però di sicuro effetto, specie fra i gonzi che si nutrono di slogan, di battute e confondono i programmi di governo con le promesse elettorali e la politica con l’umorismo.

Ora, però, non state a chiedervi cosa vuol dire, non siate impertinenti. Spararle grosse non significa che poi deve anche spiegarne il significato. Basta spararle (ha regolare porto d’armi) e se la gente le prende per buone il gioco è fatto; si può anche farsi passare per grande leader e perfino diventare presidente del Consiglio.

Renzi, l’uomo che non dice niente, ma lo dice con convinzione. Renzi, ovvero, quando la caricatura è più credibile dell’originale. Renzi, l’uomo così esageratamente sbruffone che sembra la parodia di se stesso.  Renzi, in confronto a lui il Miles gloriosus era un esempio di modestia. Renzi, che quando parla fa lo stesso effetto del vecchio confetto Falqui “basta la parola“; un lassativo naturale! Renzi, il falso d’autore che sembra vero!

Chissà se le sue sparate il Bomba le pensa la notte oppure le trova già fatte nel prontuario delle cazzate in dotazione di serie ai rottamatori e sfasciacarrozze rampanti del PD. Dice ancora: “Se non siamo capaci di restituire dignità sociale alla scuola, il Pd non ha senso“. E per illudere gli italiani ormai al limite della sopravvivenza afferma: “Quest’anno non ce la facciamo, ma il 2015 sarà l’anno in cui interverremo sulle pensioni sotto i mille euro” (sì, campa cavallo…). Beh, certo, mica si può fare tutto. Intanto diamo 80 euro (forse) a chi ha già un lavoro ed uno stipendio, agli altri che non hanno né stipendio, né lavoro, né pensione, penseremo l’anno prossimo (forse). Basta aspettare e sperare di essere ancora vivi.

Ma non basta, perché grazie alla sua fervida fantasia, una ne dice e cento ne pensa. Eccone un’altra fresca fresca, sparata a Torino e ripresa come titolo dal Corriere on line: “Da maggio con la ruspa nella pubblica amministrazione“. La ruspa la tiene parcheggiata nel cortile interno di Palazzo Chigi, vicina alle auto blu, pronta ad iniziare l’opera di demolizione. I dipendenti pubblici stiano attenti ai detriti ed alla polvere, potrebbe  creare problemi polmonari.

Ed infine, sempre a Torino (si vede che la Mole lo ispira), un’autentica perla, questa: “Bisogna tornare a zappare…”. Sì, proprio così…tornare alla terra. Dice: “Oggi ci sono fiction su tutto, fuorché sull’agricoltura...”. Beh, certo, ecco cosa manca all’Italia per superare la crisi economica, rilanciare l’economia e creare posti di lavoro; una bella fiction in TV sulle delizie della vita in campagna. Poi, magari, anche una riedizione di “Heidi, ti sorridono i monti, le caprette ti fanno ciao...”.

Vuoi vedere che il nostro Bomba tuttofare, dopo essersi dedicato con successo alla rottamazione ed aver avviato una attività edilizia di demolizioni, adesso si mette a fare anche il programmista TV e rottama anche la televisione? Via, chiudiamo gli studi.  Giornalisti, attori, costumisti, ballerine, macchinisti, cameramen, truccatrici, conduttori, tutti fuori in campagna, a cercare funghi, cicoria, coltivare patate, rape  e cavoletti di Bruxelles (come prova di europeismo convinto, così rassicuriamo Hollande e Merkel; meglio tenerseli buoni). Che animo bucolico ha questo ragazzo! E che fantasia, che grinta, che inventiva, che energia e… che palle (le nostre)!

Ma chissà perché a zappare, esponendosi  a tutte le intemperie possibili e “godere” delle delizie della vita agreste, devono andare gli altri, mentre lui e tutta la congrega di politici si “sacrificano“, per il bene del Paese, a stare in città  nei lussuosi, caldi ed accoglienti palazzi del potere. Misteri renziani.

 “Se vuoi goder la vita vieni quaggiù in campagna…“, cantava Beniamino Gigli. E concludeva “Torna al tuo paesello, ch’è assai più bello della città…”, Ecco, Matteuccio bucolico, segui il consiglio, torna al tuo paesello ch’è tanto bello, a Rignano sull’Arno o a  Pontassieve (è indifferente). E restaci. Farebbe tanto bene alla tua salute; e anche alla  nostra.

Beniamino Gigli, insieme alla grande Emma Grammatica (la pianista), in una scena del film “Mamma” del 1941, canta “Se vuoi goder la vita”.

 

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