Arte anale e polistirolo

La grande bellezza di Sorrentino, del quale ho già parlato nei post precedenti,  mi offre l’occasione e lo stimolo per riprendere vecchie, ma sempre valide (per me), considerazioni sul mondo dell’arte in genere e su tutto ciò che consideriamo artistico in quanto frutto della creatività umana.  Chi ha visto il film ricorda che, fra le tante citazioni di decadentismo artistico, culturale e morale di cui il film abbonda, una in particolare riassume benissimo il concetto di degrado dell’arte. Mostra la scena di una bambina che getta secchiate di colore su un grande telone e lo spalma con le mani a caso: davanti all’ammirazione generale.

Potrebbe sembrare un’esagerazione voluta dal regista, ma non lo è. Purtroppo l’arte contemporanea è qualcosa di molto simile a dei getti di colore casuali su una tela. Ricordo il caso di un pittore che, molti anni fa,  si fece beffe di critici e galleristi, inviando ad una mostra collettiva una tela che usava per pulire i pennelli: fu premiato! Niente di particolarmente sconvolgente. E’ la logica conseguenza dell’orinatoio di Duchamp e della “Merda d’artista” di Manzoni.

Proprio ieri sera, sul canale 23 “RAI 5” (uno dei pochi canali televisivi che offre qualcosa di guardabile), ho seguito una puntata di Cool Tour Arte, un programma condotto da Michela Moro che si occupa di  nuove tendenze, mostre ed eventi artistici. A proposito, se siete amanti della musica (quella vera), segnatevi in agenda questa data: 20 marzo, ore 21.15. Sullo stesso canale RAI5  andrà in onda “Il Trovatore“, dal Teatro alla Scala.

Torniamo al nostro Tour artistico. Si può rivedere tutta la puntata a questo link (Cool Tour Arte – 6 marzo). Ma ciò di cui voglio parlare è un servizio, quasi a fine puntata (si può saltare al minuto 30′),  sui “Gelitin“. Chi o cosa sono i Gelitin? Sono un collettivo artistico viennese che definire d’avanguardia sarebbe riduttivo; loro sono già oltre l’avanguardia, oltre le mode del momento, oltre le installazioni (Cattelan gli fa un baffo), oltre la provocazione, sono oltre tutto, oltre l’umana comprensione. L’anno scorso, per esempio, furono i protagonisti a Milano di un evento artistico in cui, davanti ad un pubblico attento ed interessato di veri “intenditori”  realizzavano degli “Ana – ritratti” che prendono il nome non da “analisi“, ma da “Ano“. Già, sono ritratti fatti con l’ano, letteralmente. Qui alcune recensioni e immagini : “Pennelli nell’ano” – “Milano, arte con il culo“. Già da questo si capisce con che razza di “artisti” abbiamo a che fare.

Visto che a Milano riscuotono tanto successo (si vede che i milanesi sono veri intenditori di arte anale), sono tornati sul luogo del delitto ed alla galleria De Carlo hanno allestito un’altra mostra per gli appassionati del genere. Il servizio, oltre all’intervista agli “artisti“, mostra la preparazione e la realizzazione delle opere durante una performance (oggi le cagate artistiche si chiamano così, è più fine e la gente le prende sul serio) fatta a Vienna l’estate scorsa. A lato un’immagine della preparazione. Con dei picconi gli “artisti” scavano dei buchi (come viene viene) in un enorme cubo di polistirolo. I buchi vengono poi riempiti di gesso umido sul quale si infila un bastone. Quando il gesso è asciutto, si estrae l’opera (come fosse un gelato col bastoncino o un lecca lecca) e la si espone al pubblico. Et voilà, l’opera d’arte è servita.

Questa sembrerebbe la foto di un ripostiglio, invece è la sala in cui sono esposte le opere. Già, perché quei grumi informi di gesso  sono “arte“. O meglio, ciò che oggi uno stuolo di galleristi, mercanti, artisti anali e intenditori (anali anch’essi) hanno l’ardire di chiamare “Arte“. Viene spontaneo domandarsi se questa sia arte o sia qualcos’altro. Ma viene spontaneo anche porsi un’altra domanda: ma questi pseudo artisti sono davvero così idioti come sembrano, oppure fingono di esserlo? Forse, è molto probabile,  fingono perché ci campano. E ci campano finché trovano dei polli ingenui,  che si danno aria da intenditori, che gli danno spazio e credibilità e li sovvenzionano. Ma allora la vera domanda finale è un’altra: è possibile che ci siamo tanti imbecilli che danno credito a queste espressioni della idiozia umana camuffata da creatività artistica? Sì, purtroppo, è possibile, perché su questa totale mistificazione molti ci campano (artisti e mercanti d’arte), molti ingenui si lasciano abbindolare dai pifferai magici che si spacciano per critici d’arte (ma anch’essi ci campano), ma soprattutto perché la stupidità umana è infinita, come diceva anche Einstein.

2 pensieri riguardo “Arte anale e polistirolo”

  1. Grande Giano, ahahah! Mi chiedo spesso come sia possibile che ti vengano…così semplicemente e con ironia estrema certi commenti!
    Solo una mente raffinata, come la tua…puote! E continuerò a chiedermi in virtù di che cosa, certe opere vengano quotate!!!
    Non mi riferisco a quelle dei Grandi, che non avranno mai nessun prezzo, ma, ad alcune di oggi. Escludo…quelle di cui parli, ovviamente! Per me resterà sempre un mistero. Marketing, pubblicità di certi critici…pagati o altro? Buona domenica.
    Vedo che guardi…certi programmi che meritano! Non ne dubitavo!!!! Fai bene a consigliarli, opera meritevole.
    Annamaria

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    1. Ciao Annamaria, il mondo dell’arte oggi è tutto un grande bluff. Lo sanno tutti, ma si fa finta di non saperlo perché molti ci campano. Lo ha detto chiaramente anche Sgarbi, di recente in TV, affermando che l’arte è una mafia. Ma lo disse già molti anni fa anche Guttuso. Ed insieme a lui moltissimi hanno condannato l’involuzione dell’arte che ormai è qualcosa di completamente diverso dal concetto di arte così come era conosciuto ed accettato per secoli, fino ai primi anni del secolo scorso. Ma il giro d’affari è enorme e, quindi, nessuno ha interesse a rimetterlo in discussione. Sì, guardo spesso RAI 5, e pochi altri, RAI storia, Focus sul canale 56, ed anche i canali dedicati al cinema, IRIS canale 22 e RAI movie canale 24. Anche se il più delle volte, specie ultimamente, la programmazione è a base di vecchi filmetti di serie B degli anni 50′ – ’80, (western, Pierinate di Alvaro Vitali, Fenech e Lino Banfi, polizieschi del Monnezza Thomas Milian, scazzottate di Terence Hill e Bud Spencer) inguardabili già allora, figuriamoci oggi. La televisione meriterebbe un discorso a parte. ma per oggi mi fermo qui, altrimenti scrivo un altro post. Grazie per la presenza, buona domenica.
      P.S.
      Accennando a Guttuso mi son ricordato di aver già inserito il richiamo al suo articolo in un vecchio post. Per fortuna il pulsante “Search” funziona (non sempre, ma quasi…), così ho ritrovato il post del 2008 (Cala il petrolio, sale la merda), che ho inserito come link nell’ultimo post appena pubblicato dove c’era, appunto, il link a quel pezzo di Guttuso “Un grande falso che si chiama arte moderna“. Eccolo…

      http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/11/09/un-grande-falso-che-si-chiama-arte.html

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