Oscar, risate e Fiorello in moto

Miglior film? Ovvio, “12 anni schiavo“. Ci avrei scommesso. Stavo addirittura pensando, qualche tempo fa, di dedicargli un post, preannunciandone la vittoria. Perché ha vinto e perché era prevedibile? Perché è un grande film? Perché gli interpreti sono fantastici? Perché la storia è originale e coinvolgente? Perché è realizzato in maniera perfetta dal punto di vista tecnico? Perché la regia è perfetta? Perché si tratta di un film che segnerà una tappa fondamentale e resterà nella storia della cinematografia mondiale? No, niente di tutto questo. La spiegazione,  che nessuno avrà il coraggio di riconoscere, è molto semplice;  è il giusto coronamento cinematografico all’escalation del “Black power“, portato ai massimi livelli dall’avvento alla Casa Bianca di Obama. E’ l’ennesimo tentativo di lavare la coscienza sporca dell’America schiavista.  Ma il discorso sarebbe lungo e non politicamente corretto. Ergo, lasciamo perdere, tanto lascia il tempo che trova.

Ma restiamo in casa nostra. Grande tripudio per la vittoria del film di Sorrentino “La grande bellezza“, come miglior film straniero. Da molto tempo questo film ha ricevuto grande spazio ed attenzione da parte dei media. Come se lo si volesse pompare per portarlo alla designazione degli Oscar. Niente di male, semplice orgoglio nazionale e investimento pubblicitario per un prodotto nostrano. La foto che solitamente accompagnava tutti gli articoli ed i servizi video era questa a lato, la foto di Servillo che ride. In questi ultimi mesi lo abbiamo visto mille volte, sulla stampa, in video, su internet, in televisione, sempre quella brevissima scena e quella faccia con uno strano sorriso, ambiguo ed indecifrabile. Non capisco perché la produzione e gli addetti stampa abbiano scelto quella immagine come simbolo del film. Fin dalla prima volta che l’ho vista l’ho trovata irritante, antipatica, a mezza strada fra la risata di un drogato o alcolizzato e la risatina scema di chi vuol prenderti per i fondelli. Misteri della comunicazione. Si vede che oggi va di moda l’ambiguità, il sembrare invece che l’essere o l’essere sempre sopra le righe, sorprendere continuamente il pubblico o prenderlo per il culo. Ma forse è proprio questo che la gente vuole.

Incidenti e feriti

La notizia è questa. A Roma, in prossimità di un passaggio pedonale sulla via della Camilluccia,  una fila di macchine si ferma per lasciar passare un pedone. Arriva un motociclista che, pensando di fare il furbo (as usual), sorpassa a destra la fila di macchine e, non avendolo visto, investe in pieno il pedone sulle strisce. Entrambi finiscono all’ospedale. Il pedone, un anziano di oltre 70 anni,  riporta diverse fratture gravi ed è ancora in sala operatoria, dove dovrà essere sottoposto ad intervento chirurgico alla spalla. L’investitore accusa solo una lieve amnesia e, riporta la stampa, “si è staccata la visiera del casco” (Oh perbacco, oh poverino…).

Ora, immaginiamo che alla guida dello scooter ci fosse stato il solito rom o extracomunitario, magari in stato di ebbrezza o sotto gli effetti della droga. I titoloni dei giornali avrebbero sbattuto in prima pagina l’ennesimo mostro ubriaco o drogato che investe il povero vecchietto sulle strisce. Ma siccome su quello scooter che sorpassa a destra ed investe un vecchietto sulle strisce c’è il “Fiorello” nazionale…alt, il povero vecchietto passa in secondo piano e tutta l’attenzione si sposta sulla salute e sulle conseguenze riportate dal nostro idolo nazionale. Non ci si preoccupa dell’investito, delle varie fratture riportate e dell’intervento che subirà il vecchietto, con tutte le possibili conseguenze. No, ci preoccupiamo dello stato di salute dell’investitore Fiorello.  Poverino, ha una “leggera amnesia” e, come se non bastasse, gli si è “staccata la visiera del casco”. Oh, povera stella, ora dovrà comprare un casco nuovo! Ecco, questa è l’informazione oggi. E non si vergognano nemmeno. E’ la stampa, bellezza!

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