Solo e pensoso

Sembra l’inizio di un famoso sonetto del Petrarca “Solo e pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi e lenti...”. Invece è il titolo del solito box dedicato oggi dal Corriere al nuovo fenomeno italico, Matteo Renzi. Si vede che, dopo la serie di osannanti articoli dei giorni scorsi (Stampa di regime),  oggi i redattori addetti alla santificazione quotidiana del “Bomba” si sono svegliati con l’afflato poetico.

Si tratta di una serie di foto che lo ritraggono mentre va alla sede del PD a Roma. In realtà, come si vede nel servizio (vedi foto), non è né solo, né pensoso. Telefona, saluta i passanti, si mette in posa per la foto ricordo, entra in un negozio di camicie, saluta gli automobilisti. Insomma è esattamente quello che il Corriere vuol mostrare: un apprendista stregone…pardon, premier,  alla mano, umile, simpatico, democratico, senza scorta (“mi difende la gente“, dice) uno che si confonde con la gente comune, uno “de noantri“. Ma quanto è bravo Renzi. Ma quanto è democratico Renzi. Ma quanto è simpatico Renzi. Così facciamo la marketta quotidiana (anche al Corriere tengono famiglia). Ma non basta. Per esaltare ancor più l’immagine del giovane talento della politica nostrana il Corriere, ormai completamente votato alla causa del “lupetto” rignanese (già fra i boy scout aveva aspirazioni da leader; era il capo branco), pubblica anche un altro box in Home  riportando un fotomontaggio che compare sul NYT in cui il nostro Lupetto nazionale viene rappresentato nei panni del “Ragazzo con canestro di frutta” di Caravaggio. Insomma, il nostro “Bomba” è già un’opera d’arte. Per assegnargli il Nobel si stanno preparando. Chissà cosa si inventeranno domani, per fare la marketta del giorno, i solerti redattori del Corrierino dei lupetti. Non ci resta che aspettare a domani per scoprire le creazioni quotidiane della fervida mente dei cronisti di regime.

Ma lasciamo perdere le sciocchezze finto-cronaca e parliamo di cose serie: Papa Francesco. Solo due giorni fa, affacciato al balcone, ancora una volta, rivolgendo il pensiero agli scontri di Kiev, ha lanciato un appello alla pace. L’invito forse non è arrivato a destinazione, o si è smarrito lungo strada. Fatto è che a Kiev avantieri si contavano una ventina di morti, ma dopo l’appello del Papa, oggi i morti sono già un centinaio. L’ho già detto in passato e questa è l’ennesima conferma: non sarà che questi appelli del Papa alla pace portano sfiga e più auspica la pace e più morti ci sono? Certo che il dubbio resta.

Oggi, invece, ancora Papa Francesco ne ha detta un’altra, tanto per consolare i cristiani e ricordare che il Signore ci ama. E più ci ama, più mette alla prova la nostra fede con la sofferenza e le malattie. Più malattie ci arrivano, più è grande la vicinanza e la benevolenza del Signore. Ed i cristiani, che più soffrono e più gioiscono (vedi “Corvi e colombe“), si sentono tanto più amati quanto più devono sopportare malattie, guai, privazioni, dolore e tragedie. Contenti loro! Così oggi il Papa ha detto: “Il malato è un dono per la comunità” (ANSA).

Più malati ci sono e più il dono è grande. Così gli abitanti della “Terra dei fuochi“, che contano migliaia di malati e morti per tumore, devono sentirsi dei privilegiati: è un segno della benevolenza del Signore. Ed i camorristi che hanno avvelenato il territorio con i rifiuti tossici sono dei messaggeri del Signore, perché sono gli artefici,  i realizzatori del dono celeste. Se non ci fossero i camorristi non ci sarebbe  l’inquinamento, non ci sarebbero malati di cancro e, quindi, non  ci sarebbe il “dono” del Signore. Sì, le malattie sono un dono per la comunità. Più morti ci sono e più grande è il dono; lo dice il Papa. Per tutti i morti di cancro, dunque, ringraziate il Signore. E un po’ anche i camorristi…

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