Faccia da Zen

Il premier Letta è in scadenza, come lo yogurt. La sua poltrona, sotto gli attacchi dell’arrembante neo segretario PD Matteo Renzi, traballa pericolosamente. Ma lui, incurante del pericolo incombente, dice che prosegue sul suo cammino. Anzi, visto che fino ad oggi non è riuscito a realizzare niente di quello che aveva promesso, fischiettando, fa finta di niente, annuncia un nuovo “Patto di coalizione” e  lancia un nuovo programma “Impegno Italia“, dove ci sarà tutto ed il contrario di tutto. Tanto non realizzerà nemmeno questi buoni propositi, ma già metterli per iscritto sembra una cosa seria, la gente ci crede e magari tira avanti ancora un annetto.

E’ la solita strategia del far finta di cambiare qualcosa, fare nuove promesse per prendere tempo e tirare a campare. Come ho ripetuto spesso, i nostri politici ogni tanto cambiano programmi, segretari, stemmi, bandiere, inni, alleanze, coalizioni, danno una mano di tinteggiatura alla facciata e sembra che la casa sia nuova. Ma sono sempre gli stessi, inventano un nuovo slogan che li caratterizzi (“rottamazione” va benissimo), si presentano come il “nuovo che avanza“, illudono i cittadini e salvano le poltrone. Per sopravvivere periodicamente cambiano pelle: come i serpenti. Ma non è scontato che l’inganno funzioni. Proprio oggi l’incontro fra Renzi e Letta è finito, sembra, in maniera non proprio amichevole e rassicurante. E già domani, giovedì, alla riunione della direzione PD, si attendono le dichiarazioni del segretario Renzi. E tutto lascia pensare che non saranno proprio dei segnali di pace e di sostegno al governo in carica.

 Ma Letta è fiducioso. Continua a dire che il peggio è passato, che la crisi è superata, che vediamo la luce in fondo al tunnel, che ci sono segnali di ripresa, che il suo governo ha operato bene, che hanno rilanciato l’economia. E lo dice con tale sicurezza che quasi quasi viene voglia di credergli davvero. Poi ci si guarda intorno e si leggono le notizie del giorno; aziende che continuano a chiudere, imprenditori che si suicidano, disoccupazione in aumento, povertà in crescita. E si capisce che quell’uomo, con quella faccia e “quella espressione un po’ così…” è completamente fuori dal mondo; almeno dal mondo nostro, della gente comune, quello che conosciamo. Può darsi che viva in un mondo parallelo.

Quello che mi lascia perplesso, l’ho già detto in passato, è proprio la sua faccia; impassibile, immobile, inespressiva, imperscrutabile, capace di dire le cose più inverosimili senza battere ciglio. La sua faccia è un autentico enigma. Ne parlavo tempo fa nel post “Signor Palle d’acciaio” in cui, fra l’altro dicevo: “Ecco, quest’uomo  sfugge a qualunque classificazione e spiegazione, come la sua fissità da zombi, come la sua espressività facciale completamente assente. Più che un essere umano sembra un androide, un perfetto incrocio fra uomo e macchina, un umanoide geneticamente modificato e rinforzato con accessori metallici.  Che il nostro premier bionico abbia le palle d’acciaio non è detto, ma di certo ha una gran bella “faccia di bronzo“.

Ma oggi è lo stesso Letta che ci viene in aiuto e ci svela il segreto di quella espressione facciale. Dice che lui è “Zen“. E’ così zen che afferma: “Dopo questa esperienza (alludendo all’esperienza di governo)  potrei  perfino insegnare pratiche zen  in qualunque monastero». Non è detto che già domani non si trovi in condizioni di mettere in pratica la sua vocazione zen. Forse è quello che si augurano Renzi, una parte del PD e molti italiani: vedere Letta che va a fare il monaco in un monastero tibetano. A proposito di zen mi viene in mente che anni fa scrissi qualcosa, dopo aver letto una classica storiella zen in rete. Mi sa che il caro Letta farà la stessa fine di questo maestro zen…

Lo Zen e la mazza

La storia del pensiero filosofico occidentale, dai presocratici ai giorni nostri, è talmente vasta che affronta tutte le possibili domande che l’uomo si pone da sempre. Ce n’è d’avanzo per chiunque. Eppure ci sono delle persone alle quali non basta. Così, per avere risposte soddisfacenti, si rivolgono alle dottrine orientali. Prima o poi capita di avere a che fare con questi cultori dell’oriente. Sono quelle persone che hanno sempre l’aria di saperla lunga, di essere depositari di antiche e segretissime verità rivelate, che guardano tutto e tutti con distacco e sembrano commiserare chiunque non segua le dottrine zen. Qualunque argomento voi stiate trattando, immancabilmente, si intromettono nel discorso sentenziando e chiosando con aneddoti, citazioni e storielle ortofrutticole, ovvero del cavolo. Queste storielline zen hanno una caratteristica; di solito non c’entrano assolutamente niente con il vostro discorso, sono incomprensibili ai comuni mortali e sono talmente surreali che i presenti si guardano fra loro chiedendosi “Ma che cavolo vuol dire?”. Certe volte ho il sospetto che anche Prodi abbia frequentato un corso zen. Ma non infieriamo sul “più grande premier cadente”. Torniamo alle nostre storielle zen. Eccone un esempio:

Il patriarca shou shan brandì la mazza davanti alla congregazione dei monaci, dicendo: “Se la chiamate mazza ne insultate l’essenza. Se non la chiamate mazza volgete le spalle alla realtà. Ditemi voi tutti, ditemi allora come la chiamerete!”

Bella domanda vero? Noi abbiamo i nostri bei problemini a cercare di capire i discorsi di politici, opinionisti e vari maestri del pensiero, ma anche questi poveri orientali non se la passano poi tanto bene; specie se sono monaci ed hanno a che fare con shou shan e le sue domande della mazza. Immagino la perplessità di questi poveri monaci. Comunque rispondano sbagliano. Non c’è scampo, lo zen è così. Allora immagino che la storiella potrebbe avere questo seguito.

Allora i monaci presero l’oggetto che il patriarca shou shan teneva in mano, che alcuni chiamavano mazza ed altri non sapevano come chiamare, e con quello cominciarono a colpire ripetutamente il patriarca.
Ed infine chiesero: “Patriarca, tu che sai come chiamare le cose, dicci: come chiameresti questo oggetto col quale ti abbiamo colpito?“.
Ed il patriarca, stoicamente insensibile alle bastonate ricevute, rispose: “Se lo chiamassi mazza insulterei l’essenza dell’oggetto. Se non lo chiamassi mazza volterei le spalle alla realtà.” E tacque.
Allora i monaci ripresero a randellarlo con più forza, fino a ridurlo quasi in fin di vita.
E ancora chiesero: “Patriarca, dicci, con che cosa ti abbiamo randellato?”
Il vecchio e saggio patriarca, con un filo di voce, rispose: “Non so come chiamarlo, ma…fa un male boia!”.
Da quel giorno i monaci seppero come chiamare quell’oggetto: “Quella cosa che fa un male boia!”.
Ringraziarono il patriarca per aver dato un nome a quella mazza che non è una mazza ed
il patriarca, da quel giorno, si guardò bene dal fare domande del ca… pardon, della mazza!

6 pensieri su “Faccia da Zen

  1. Mary

    Già… “poi ci si guarda intorno…” Non so proprio in che mondo vivono questi nostri politici, caro Giano.
    Forse proprio in un loro mondo parallelo, fatto di privilegi ed assicurazioni di ogni genere, quel mondo che non ha niente a che fare con quello dei poveri cristi!
    Con questa politica e con questo governo la gente non capisce più cosa sta accadendo. Comunque tutto alla faccia nostra!!!
    Ciao Gianino.

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    1. Giano

      Ciao Mary, purtroppo stiamo andando di male in peggio. Sarò anche pessimista, ma il futuro lo vedo sempre più nero. Coraggio… ma anche quello comincia a mancare, come pure la speranza e la pazienza. Boh…

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  2. violetta

    ahahahah…certo che l’hai vestito davvero bene il nostro Letta, poer nanin, e con le dita in quella posiciones poi…
    è il massimo 🙂 🙂
    vero che siamo un popolo di arraffoni e di millanta nonché tori, però finchè siam capaci di ironizzar su noi stessi, sopravviveremo!!! Vivremo d’aria, d’arte e d’amor 🙂

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    1. Giano

      Ciao Violetta, è l’abito che gli si adatta, è lui ad aver detto di sentirsi maestro zen. Magari, oggi che l’hanno fatto fuori, potrebbe sempre emigrare in Tibet. Certo l’ironia un po’ ci salva. Ma per quanto ancora? Boh… buona domenica 🙂

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