Hillgate (i misteri del Colle)

Stamattina sul Corriere.it il titolo d’apertura era questo: “Ammazziamo il gattopardo; già nel 2011 Napolitano contattò Monti come futuro premier“. Siccome di questo fatto gravissimo (e lo è davvero) se ne parlerà a lungo nei giorni a venire, sarebbe opportuno leggere tutto il pezzo e guardare il video. Si tratta del titolo di un libro del giornalista e scrittore Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo” che verrà presentato dall’autore mercoledì a Milano e, nello stesso giorno, uscirà nelle librerie. Sul sito del Corriere c’è anche un video con le interviste fatta da Friedman a De Benedetti, Prodi e Monti. Friedman, ospite stasera a Piazza pulita, su LA7, ha preannunciato che già domani sul Corriere ci saranno altre rivelazioni ed anticipazioni del suo libro. E scoppia la bomba i cui effetti si valuteranno a breve e non saranno né lievi, né indolori.

Già oggi le prime reazioni, com’era prevedibile, vedono impegnati i diversi fronti a valutare i fatti secondo la propria visione della realtà. La visione della sinistra è di piena solidarietà a Napolitano (ci avremmo scommesso) il quale, anzi, avrebbe agito in perfetta buona fede e, ovviamente, nell’interesse supremo del Paese. Secondo l’autore, nell’estate del 2011, con il governo Berlusconi ancora in piedi e senza che ci fossero segnali di crisi di governo, il presidente Napolitano si attivò per contattare Mario Monti e preannunciargli di tenersi pronto , nel caso fosse necessario, per diventare capo del governo. Ovvero, cinque mesi prima che Berlusconi di dimettesse dall’incarico, a novembre, Napolitano aveva già in mentre di sostituirlo con Monti.  L’esistenza di questi antefatti, e degli incontri segreti, è confermata da De Benedetti (a che titolo era informato di questi contatti e delle intenzioni di Napolitano?), da Prodi e dallo stesso Monti.

Napolitano dovrà spiegare all’Italia il perché delle sue scelte. E non può pensare di cavarsela con una letterina generica, come quella inviata oggi al Corriere, in cui non spiega nulla e nulla smentisce: “Complotto? Solo fumo“.  Vedremo se si tratta solo di fumo, oppure c’è anche dell’arrosto. Intanto, nella puntata citata, oltre a Friedman, era ospite anche Vittorio Zucconi, una delle “grandi firme” di Repubblica. Il povero Zucconi, rosso come un peperone (era evidente il suo enorme imbarazzo) ha tentato disperatamente di difendere Napolitano, nonché il suo giornale e l’editore De Benedetti, cercando di minimizzare le rivelazioni di Friedman. Ma le sue argomentazioni erano talmente fasulle e vaghe che il suo arrampicarsi sugli specchi, se ne sentiva lo stridore scorrere lungo la penisola, è risultato del tutto vano, sempre ripreso e rintuzzato, anche in maniera molto decisa, dallo stesso Friedman. Non è stato capace di trovare una sola giustificazione valida. Povero Zucconi, poco ci mancava che gli venisse un collasso.

Fra l’altro, Presidente, oltre ad alcune inesattezze contenute  in quella lettera e rilevate proprio durante la puntata di Piazza pulita, il “brillante pubblicista” come Lei, con una punta di ironia, definisce il “giornalista” Friedman (Lei sa benissimo che la differenza fra pubblicista e giornalista esiste solo in Italia e che, quindi, chiamarlo “pubblicista” è come sminuirne il valore), si chiama Alan (è americano) e non Alain, alla francese, come scrive Lei.

Certi errori possiamo accettarli da un blogger di provincia che scrive frettolosamente due righe su Facebook o su Twitter, non da un Presidente della Repubblica (che ha uno stuolo di consulenti lautamente retribuiti) che scrive una lettera su carta intestata della Presidenza indirizzata al direttore del Corriere della sera. Eh no, caro Presidente, certe sviste (con quello che ci costano i suoi collaboratori) non sono proprio ammesse.

Procedura anomala quella di Napolitano che, anche in caso di crisi di governo, avrebbe dovuto trovare una soluzione in Parlamento e non affidando l’incarico di premier ad un soggetto esterno come Monti. O, in alternativa, andare a nuove elezioni. Questa decisione suscitò già allora critiche e perplessità sulla correttezza istituzionale della scelta presidenziale, ma si è voluto considerarla come un’azione necessaria “per il bene del paese“. Tanto che lo stesso Berlusconi, nonostante non ci fosse stato un voto di sfiducia in Parlamento, dopo aver rassegnato le dimissioni, votò a favore del governo Monti. Una delle tante prove del fatto che Napolitano, durante il suo mandato, spesso e volentieri, ha travalicato i limiti delle sue competenze e prerogative. Cosa che ripeto da sette anni e che solo di recente giornalisti “grandi firme“, politici ed acutissimi osservatori politici hanno capito. Forse la richiesta di impeachment avanzata dal M5S li ha risvegliati bruscamente dal lungo letargo. Meglio tardi che mai. Ma questa è un’altra storia.

Quello che, però, non si sapeva è che Napolitano avviò i contatti per portare Monti al governo, già 5 mesi prima, a giugno, quando non c’era aria di crisi e lo spread era. come ricorda lo stesso Monti, a 150. Improvvisamente, da quel momento lo spread cominciò la sua folle corsa per arrivare ad oltre 500. E tutta la stampa di sinistra ogni giorno tuonava contro Berlusconi, additandolo come responsabile della crescita dei tassi d’interesse e chiedendone le dimissioni, sempre, ovviamente, “per il bene del Paese“, in nome del quale tutto è lecito e tutto è concesso. Tanto fecero che Berlusconi si dimise, Napolitano nominò Monti senatore a vita (guarda che combinazione) e, subito dopo, gli assegnò l’incarico di formare il nuovo governo. Tutto ciò che fece Monti, per il bene del Paese, fu quello di aumentare le tasse ed avviare quella “austerità” che ci veniva chiesta dall’Europa e che si rivelò una sciagura, favorendo la recessione (lo ammise lo stesso Monti) e generando un effetto  domino che portò la chiusura di imprese, licenziamenti ed aumento della povertà.

Solo pochi giorni fa, Napolitano a Strasburgo, ha ammesso i danni provocati da quella politica di austerità, esortando a cambiare rotta. Dimenticando di dire che quella austerità l’aveva voluta lui, nominando Monti premier e ponendo come programma di governo un documento predisposto da Passera, accettato da Monti e dallo stesso Napolitano. Se c’è un responsabile, quindi, dei danni causati dall’austerità, il primo in lista è proprio lui, Giorgio Napolitano, Ma questo ha evitato di dirlo a Strasburgo.

Si è trattato di un vero “golpe” economico e politico, voluto dai poteri forti europei, dalle banche e dalla finanza. Lo conferma l’intervista a Prodi il quale afferma di aver detto a Monti, già a giugno del 2011, di tenersi pronto, perché quando lo spread fosse arrivato a 300 lo avrebbero chiamato al governo. Come sapeva Prodi, quando lo spread era ancora sotto 200, che sarebbe salito ancora, come è poi successo veramente? E come sapeva che Monti sarebbe diventato premier? E perché Napolitano preparava il cambio di governo cinque mesi prima che Berlusconi di dimettesse? A queste, ed altre domande scomode, qualcuno dovrà pur rispondere. E’ prevedibile che in questa occasione scenderanno in campo tutte le forze mediatiche, gli intellettuali e gli strilloni di regime  per tutelare l’immagine di Re Giorgio, ma non sarà facile convincere l’opinione pubblica della correttezza di Napolitano.

Uno scandaletto che si annuncia molto intrigante e con precise e gravissime responsabilità, compiute “in buona fede e per il bene del Paese” (diranno i compagni), con una interpretazione spesso del tutto personale e molto discutibile dei compiti e delle prerogative presidenziali previste dalla  Costituzione, da parte di colui che è il massimo garante della Costituzione stessa. Al confronto il Watergate  che portò alle dimissioni di Nixon era uno scandaletto da oratorio parrocchiale. Noi abbiamo  il nostro “Hillgate“, che fa tremare il “Colle” e che potrebbe rivelarsi fatale per Napolitano, per la democrazia e per la credibilità, già ai minimi storici, delle istituzioni e dell’intera classe politica; specie di quella sinistra che predica bene e razzola male, che ad ogni piè sospinto tira in ballo la Costituzione (la più bella del mondo, dicono), ma che poi, alla prima occasione ed opportunità, stiracchia, plasma e adatta alle proprie esigenze. Ma, ovviamente, sempre nell’interesse supremo del Paese!

Che ci sia stato una sorta di “complotto“, o se non vi piace il termine “complotto”, chiamatelo come vi pare, in cui erano coinvolti i vertici politici ed economici europei, non c’è dubbio. Giusto mercoledì scorso, al programma La Gabbia su LA7, Paolo Barnard, che non è certo di destra o berlusconiano, ha escluso una responsabilità di Berlusconi nella crescita dello spread ed ha detto chiaramente che si è trattato di “golpe“, e lo ha illustrato molto bene anche con l’ausilio di un grafico in cui dimostra che il famoso spread è schizzato in alto perché la Banca centrale europea e le banche europee, su invito della Germania, nell’estate del 2011 smettono di acquistare i titoli di Stato italiani, anzi liberandosi anche di quelli che possedevano, Questo ha comportato un immediato rialzo dei tassi che, grazie alla speculazione finanziaria, a novembre arrivò a superare i 500 punti (dai 150 di giugno), stabilizzandosi e cominciando a scendere lentamente solo dopo l’incarico di governo a Monti (guarda caso!), quando BCE e banche europee hanno ricominciato ad acquistare i titoli italiani. Possiamo anche pensare che il fatto sia casuale, pura coincidenza. Ma neanche i bambini dell’asilo ci crederebbero.

Ma attribuire la colpa a Berlusconi, con una continua campagna mediatica (guidata, guarda caso, da Repubblica di De Benedetti), e chiederne le dimissioni fu un tutt’uno. Operazione di guerriglia a mezzo stampa e azione politica e mediatica perfettamente coordinata. E Napolitano era un artefice di primo piano di quella operazione. Ecco, nel video sotto, come Barnard spiega quei giorni, la crescita dello spread e l’intervento di Napolitano.

Ora, in conclusione, non possiamo non constatare delle strane coincidenze. Ai primi di giugno 2011 Napolitano contatta Monti preannunciandogli di prepararsi a diventare premier. Contemporaneamente parte la speculazione sui titoli di Stato italiani che, nel giro di pochi mesi, fa balzare lo spread da 150 a 550 punti.   Di questa improvvisa e gravissima crisi dei mercati finanziari, che si ripercuote sull’intera economia nazionale,  viene addossata la responsabilità a Berlusconi il quale, a novembre 2011, si dimette. Ora, la domanda finale è questa: Berlusconi si è dovuto dimettere a causa della crisi, oppure la crisi è stata voluta e pilotata dai poteri forti europei, politici e finanziari, per costringere Berlusconi a dimettersi? E Napolitano, ai primi di giugno, ha contattato Monti per ispirazione divina, oppure  perché volutamente ed a pieno titolo era uno degli artefici principali di quella congiura politico/finanziaria, e Monti era già designato come parte integrante di quel piano?  Che strane coincidenze. Sarà un caso? Direbbero a Striscia “Eccheccasoooo !

2 pensieri riguardo “Hillgate (i misteri del Colle)”

  1. stampo il tuo articolo e lo consegno, oggi pomeriggio, ad un mio conoscente, fornito di grandi fette di salame sugli occhi, il quale, appunto, ieri, ha detto, incavolatissimo, che Friedman è un impiccione e che Napolitano ha fatto benissimo, e se l’ha fatto l’ha fatto per il -bene del paese-
    Mi era venuta la voglia di strappargli i peli del naso, ma mi son trattenuta. 🙂 Buona vita Giano.

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    1. Ciao Violetta, non illuderti, quelli col prosciutto sugli occhi non sentono ragioni. Puoi portargli tutte le prove di questo mondo, ma loro continueranno a difendere il loro pollaio. Mi ricordano il povero Gondrano, il vecchio cavallo della Fattoria degli animali di Orwell. Ormai vecchio e inservibile per il lavoro lo mandarono al macello, ma lui, fedelissimo seguace del socialismo dei maiali, fino all’ultimo quando stava salendo sul carro che lo avrebbe condotto alla morte, era convinto che lo mandassero in una verde prateria per trascorrere tranquillo la vecchiaia. Ecco, i compagni sono così, come il vecchio Gondrano, poveri illusi… Buona giornata

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