Razzismo o idiozia?

Forse con la paura del razzismo stiamo esagerando. Ormai è in atto da anni una campagna mediatica e culturale che  pone il razzismo in primo piano come piaga sociale. In verità quello che oggi chiamano razzismo è qualcosa di molto diverso dal significato originario. Ma tutti fanno finta di non saperlo (fa comodo a certa propaganda) e tutto ciò che può essere anche vagamente assimilato alla discriminazione nei confronti di neri, zingari e terzo mondo viene prontamente tacciato di “razzismo“. Ogni giorno constatiamo casi simili, riportati dalla stampa. E spesso si resta perplessi e ci si chiede dove sia il razzismo denunciato. Si ha l’impressione che tutte le occasioni siano buone, anche quando non ci sarebbe la ragione, e forniscano il pretesto per promuovere una continua ed assillante campagna contro un  razzismo più inventato che reale. E non si rendono conto che, a lungo andare, con questa ossessiva idea di vedere razzismo ovunque, finiranno per ottenere l’effetto contrario.

Proprio pochi giorni fa sulla Home del Corriere.it c’era un articolo che, tanto per cambiare, tirava in ballo il razzismo. Di cosa si tratta? Lo si può leggere qui (Brad Pitt nei poster di “Dodici anni, schiavo“). Si riferisce alle locandine del film che sarà distribuito in Italia a febbraio. Secondo le più scontate regole della pubblicità la società distributrice del film ha messo in evidenza nei manifesti, al posto dell’interprete sconosciuto alla platea italiana, volti noti come Brad Pitt e Michael Fassbender. Il solito espediente pubblicitario che viene sfruttato con qualsiasi prodotto da vendere, sia un film, sia un nuovo modello di auto, sia un dentifricio o un detersivo: mettere in primo piano un nome famoso o un richiamo forte che attiri l’attenzione del pubblico. Ecco i manifesti, esposti in una sala cinematografica, che annunciano l’imminente programmazione del film in questione.

Ed ecco che arriva puntuale dagli USA l’immancabile accusa di “razzismo“, perché, a loro dire, mettendo in primo piano Pitt e Fassbender, si è penalizzato l’interprete nero del film.  Lo scrive la rivista americana Buzzfeed: “I poster di 12 anni, schiavo in Italia promuovono attori bianchi, ignorando la star nera“. Si resta un attimo perplessi, leggendo questa notizia e ci si chiede: ma non è che con questa storia del razzismo stanno esagerando?  Sembrerebbe proprio di sì. E non è certo un caso isolato, ormai casi simili sono all’ordine del giorno.

A conferma di ciò che dico, ecco un altro esilarante (sì, viene proprio da ridere, anche se ci sarebbe da piangere) esempio di “gravissimo caso di razzismo” riportato proprio oggi ancora sulla prima pagina del Corriere.it: “Frasi a sfondo razzista…”. 

Cosa dice di così grave questo messaggio di un dipendente della Questura? Dice: “Ho risistemato lo sgabuzzino.. m’è sembrato lo sgombero in un campo nomadi… meno male che sono preparata!!!!!

Evidentemente la persona che ha scritto il messaggio ha partecipato ad azioni di sgombero di campi nomadi e conosce benissimo la situazione in cui si trovano questi campi. E l’immagine di quegli insediamenti, che tutti conosciamo per immagini e servizi televisivi, doveva dare l’idea di oggetti vari accatastati alla rinfusa nel più totale disordine e confusione. Ha semplicemente usato un’immagine che sia l’autore del messaggio, sia i suoi colleghi, conoscono molto bene. Chi non lo ricordasse o non abbia mai visto un accampamento nomade può rinfrescarsi le idee dando uno sguardo a queste immagini (Campi nomadi).

Anche questo semplice messaggio viene subito contestato e scatta l’immancabile polemica dei soliti “cacciatori di razzisti” in servizio permanente. E non finisce qui. Ci saranno conseguenze molto serie. Lo afferma la Questura in una nota: ” In merito al tweet delle ore 18.20, non postato dalla redazione FB e TW, sono in corso le dovute verifiche e seguiranno provvedimenti“. E scattano immediatamente le indagini (nemmeno quando si tratta di dare la caccia a pericolosi terroristi si registra tanta solerzia). Dice ancora il comunicato: “Se si tratta di qualcuno interno alla Questura saranno prese le misure del caso, altrimenti, se si dovesse trattare di una violazione del nostro account, se ne occuperà la polizia postale e partiranno delle denunce“.

Chiaro? Non vi venga in mente di citare campi nomadi o, ancora peggio, di citarli come esempio di confusione e disordine. Sarebbe un reato gravissimo da punire severamente.  Potreste trovarvi in casa, nel giro di poche ore,  la polizia postale che vi trascina in questura, vi sbatte in una oscura cella dei sotterranei e, fra inenarrabili torture corporali e psicologiche, vi sottopone ad  interminabili interrogatori di terzo grado (roba da far impallidire la Gestapo ed il tribunale dell’Inquisizione) con la gravissima accusa di razzismo.  “Al rogo, al rogo…dagli al razzista…”, urla la folla! Beh, ringraziate il cielo che la pena di morte è stata abolita.

C’è poco da ridere, per niente. Purtroppo sono notizie serie che ci danno l’esatta misura di cosa stia diventando L’Italia. E’ razzismo questo? Oppure è idiozia dilagante? E nessuno se ne rende conto? Nessuno reagisce? No, non ci si può nemmeno lamentare, né tentare una sia pur debole difesa. Qualunque tentativo di stigmatizzare questi comportamenti assurdi, questa caccia al razzista che rasenta il ridicolo, una versione moderna dell’antica caccia alle streghe, frutto di vera e propria intolleranza (questa sì è intolleranza della peggior specie), sarebbe il pretesto per accusarvi di razzismo. E siete fregati.

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