Napolitano ricatta

Cosa penso di Napolitano l’ho detto mille volte, in tutte le salve; lo dico e lo ripeto da sette anni, fin dal suo insediamento. La sua eccessiva presenza mediatica, il suo presenzialismo, il suo protagonismo, il suo continuo intervento su tutti i temi possibili, spesso al di là delle sue prerogative e competenze, che ha condizionato fortemente la politica italiana degli ultimi anni, con continue ingerenze in ambiti non di sua competenza,  lo sto ripetendo fino alla nausea (vedi l’ultimo post di pochi giorni fa “Tele Quirinale“.

Anche pochi giorni fa, fra le immancabili “Quirinale news” che occupano ogni giorno le prime pagine di stampa, TG e internet, c’era la solita dichiarazione quotidiana. Questa volta riguardava le violenze dei NO Tav a Roma. Ecco la breve nota ANSA del 22 novembre scorso: “Bisogna opporsi a ”un’etica che non nutre rispetto per i fondamenti di una convivenza civile” e riflettere ”a fronte degli inqualificabili gesti di vandalismo organizzato che hanno colpito Campo de’ Fiori e la vostra sede”. Così il presidente Napolitano in un messaggio alla sede del Pd di via dei Giubbonari attaccata dai manifestanti no-Tav“.

Anche il premier Letta, pur con la sua faccia di gomma, inespressiva, impassibile ed imperscrutabile, dopo i violenti scontri No Tav di Roma, ha espresso preoccupazione affermando che “si è passato il limite…”. Ma cosa ha scatenato la preoccupazione e la denuncia di Letta e di Napolitano? Non può essere una delle mille manifestazioni e cortei che ogni anno si svolgono in Italia, spesso con immancabili scene da guerriglia urbana, nemmeno più violenta di tante altre. No, questa volta il fatto grave che ha suscitato la condanna dei nostri indignati col timer, è il fatto “gravissimo” che i No Tav hanno assaltato la sezione del PD di Roma, a via dei Giubbonari. Ecco il fatto grave. Se avessero assaltato una sede di altre formazioni politiche, come hanno fatto spesso in passato, Napolitano non si sarebbe scomodato a condannare l’episodio. Ma se toccano il PD, è allarme violenza. Questa è la sinistra, basta saperlo.

Niente di nuovo, quindi, se non ulteriori conferme della posizione sospetta di un Presidente che, dietro l’apparente ruolo super partes e la copertura dello scudo garantito dal ruolo istituzionale, ha un atteggiamento da militante di sinistra che attua perfettamente la strategia gramsciana della “conquista delle casematte“. I comunisti, anche se ex/post pentiti e riciclati, sono come i lupi che perdono il pelo, ma non il vizio; nel profondo dell’anima,  comunisti sono e comunisti restano, finché morte non li separi. Amen!

Bene, sembra che finalmente se ne siano resi conto anche nel centrodestra. Perfino certi quotidiani, come il Giornale o Libero, che da qualche tempo cominciano a sollevare dubbi sul Presidente e sul suo ruolo. Non a caso qualcuno parla espressamente di “Repubblica presidenziale“. Eppure quegli stessi quotidiani hanno seguito per anni la stessa linea editoriale della totalità della stampa nazionale, dando ampio spazio quotidiano a tutti gli starnuti presidenziali. In tal modo contribuendo a riconoscere a Napolitano un ruolo anomalo di “soggetto politico” militante di primo piano ed il suo diritto ad intervenire su tutto e tutti,  con messaggi, commenti, suggerimenti, consigli, ammonimenti ed indicazioni, a scapito dei poteri costituzionali del Parlamento, del Governo, del presidente del Consiglio, dei partiti e dei loro leader.

Questi atti presidenziali, che si vuol far passare come semplici considerazioni personali di Napolitano, sono diventati in questi anni, veri temi politici che hanno condizionato e determinato l’agenda delle forze politiche in Parlamento e, ultimamente, la decadenza del governo Berlusconi, la formazione prima del  “governo tecnico” di Monti, e poi del “governo presidenziale” di Letta. Essere l’ispiratore dell’agenda politica e determinare la formazione del governo non rientra fra le prerogative e competenze del Presidente della Repubblica. Ergo, Napolitano, in questi sette anni, è stato spesso sopra le righe, ha travalicato i limiti istituzionali, è andato al di là delle prerogative presidenziali contemplate dalla Costituzione. E per uno che dovrebbe essere il garante supremo della Costituzione è il massimo dell’inadempienza dei propri doveri, quasi al limite del tradimento. In tempo di guerra, per molto meno, si veniva messi al muro per alto tradimento.

Bene, fa piacere che finalmente anche autorevoli esponenti della stampa abbiano aperto gli occhi. Peccato che sia un po’ tardi, ora che ormai si è giunti alla resa dei conti finale, a pochi giorni dal voto che decreterà la decadenza di Berlusconi dal Senato, dopo una lunga battaglia combattuta congiuntamente dalle truppe politiche/mediatiche/giudiziarie. Con un vecchio detto popolare si direbbe “Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati“.

E dire che tutti pensavano in questi anni che la “gioiosa macchina da guerra” del PCI di Occhetto fosse stata definitivamente sconfitta quasi 20 anni fa. Errore fatale. Quella macchina da guerra si è potenziata, arruolando la macchina mediatica e  l’ancora più micidiale macchina giudiziaria, creando una potentissima armata che in questi anni ha accerchiato, assediato e distrutto chiunque si opponesse al suo passaggio ed alla conquista  delle casematte in politica, cultura, spettacolo, economia, informazione e stampa, televisione, ovunque ci fosse da occupare una poltrona, un posto di potere. E Napolitano se non è il comandante in capo di quell’armata, ne è almeno, specie nel settennato presidenziale, uno degli strateghi più influenti. Nel centro destra sembrano aver capito solo oggi la strategia di quella che chiamano “guerra dei vent’anni“. Un po’ tardi. Ecco, per esempio, cosa scrive oggi su Il Giornale, il direttore Alessandro Sallusti in un editoriale dal titolo molto eloquente “Napolitano ricatta“. Riporto il testo integrale.

Il presidente Napolitano passa alle minacce. Della grazia a Berlusconi – dice – non se ne parla neppure. E fin qui, nulla di nuovo. Il salto di qualità arriva subito dopo. Se qualcuno vorrà manifestare contro la decadenza di Berlusconi – aggiunge l’inquilino del Quirinale – stia ben attento ai modi e alle parole. Siamo all’avvertimento, all’intimidazione. Perché, presidente, a che cosa dovremo stare attenti? Chi scenderà in piazza mercoledì e magari nei giorni successivi che cosa rischia? La galera, il fermo di polizia, la schedatura come sovversivo?

Ecco, allora si accomodi fin da subito perché le dico già ora che lei è il capo di una cospirazione che sta cercando di sovvertire la volontà popolare. Lei è un vecchio inacidito e in malafede indegno di occupare la più alta carica dello Stato. Lei vuole zittire milioni di italiani come ha zittito la Procura di Palermo che aveva trovato le prove delle sue malefatte. Lei ha il pallino di zittire i cittadini che manifestano per la libertà (le ricordo che ha sulla coscienza migliaia di ungheresi trucidati dai russi con il suo consenso morale e politico). Lei per scalzare Berlusconi ha comperato prima Mario Monti con la carica di senatore a vita, facendolo pagare a noi fin che campa. Fallita la missione ci ha riprovato comperando un pezzo della dirigenza Pdl, quello più debole, compromesso e ricattabile. Ha taciuto sulle nefandezze della magistratura, ha venduto il Paese a Stati esteri, Germania in primis.

Noi non ci faremo intimidire dalle sue minacce. Lei è un golpista, perché usa il suo potere al servizio della vecchia causa comunista oggi rivista e corretta in salsa lettiana. Noi scenderemo in piazza, contro la magistratura, contro la sinistra e contro di lei che rappresenta il peggio di questo Paese. Che le piaccia o no dovrà ascoltare. Come ai tempi dell’ascesa di Grillo, dirà che non ha sentito. E allora urleremo più forte. Perché noi, a differenza sua e dei suoi tristi cortigiani, siamo uomini liberi.”

Più chiaro di così non poteva essere. Lo so che non si dovrebbe dire, non sta bene, ma…viene spontaneo pensare “E io cosa dico da sette anni?”. Ben svegliati, Sallusti & Co.

Vedi uno dei tanti: Il galletto del Colle

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