Ecatombe Italia e dintorni

Ogni giorno il “Bollettino di guerra” dell’economia e della società ci aggiorna con nuove notizie dal fronte.  Ecco l’ultima di oggi: “Ecatombe negozi- imprese“. Ogni giorno chiudono 5 negozi di ortofrutta, 4 macellerie, 42 di abbigliamento, 43 ristoranti, 40 pubblici esercizi“; 134 piccoli esercizi commerciali che spariscono ogni 24 ore, compresi migliaia di posti di lavoro e relativi stipendi. Molto incoraggiante. Ma non tutti i mali vengono per nuocere. La chiusura dei piccoli esercizi commerciali va a tutto vantaggio dei super-iper mercati e grossi centri commerciali i quali, grazie alla chiusura dei piccoli negozi, incrementano i propri affari. E qual è la più grossa azienda italiana nel campo della grande distribuzione? La COOP dei compagni rossi. Quella che, grazie anche ad un regime fiscale particolarmente vantaggioso per le cooperative,  ha sbaragliato la concorrenza ed è diventata la più grande azienda commerciale del Paese. Sarà un caso? Eccheccaso! (Vedi “COOP sarà lei…”) 

In compenso, però, tempo fa, un’altra notizia riferiva che,  mentre crollano le aziende italiane, si registra un boom di aziende di stranieri (specie cinesi). Solo nel 2011 ne hanno aperto più di 25.000 (Crisi, risorse e genio italico).  Gli italiani chiudono i negozi e gli immigrati li aprono. Gli italiani vendono ed i cinesi comprano. Gli italiani sono in crisi e gli stranieri prosperano, producono, vendono e sono in pieno boom economico. Che strana crisi. Forse c’è qualcosa che non quadra. Forse qualcuno non ce la conta giusta sull’immigrazione, l’integrazione, l’accoglienza, il multiculturalismo, la società multietnica e bla bla bla.

Ma dobbiamo avere fiducia nel futuro perché il nostro Parlamento è impegnatissimo a cercare soluzioni e proposte concrete per superare la crisi. Ieri, per esempio, dopo l’approvazione alla Camera, anche il Senato ha votato all’unanimità la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza alle donne. E’ un provvedimento che darà un impulso fortissimo alla ripresa economica. Tutto grazie alla Convenzione di Istanbul. Come se, prima di questa Convenzione, la violenza sulle donne fosse del tutto normale e legittima. Si vede proprio che non abbiamo grossi problemi da affrontare.  Possiamo permetterci il lusso di mantenere quasi mille parlamentari, a circa 15 mila euro al mese, più annessi e connessi, per passare il tempo a discutere, votare e approvare una norma che, in pratica, non è niente di più che una dichiarazione di intenti che, astrattamente, condanna la violenza sulle donne. Ora siamo tutti più tranquilli; eccetto le donne che,  alla faccia di Istanbul, del Consiglio europeo,  del Parlamento e della Convenzione, continueranno a subire violenze.

Istanbul, dove da una decina di giorni si scontrano manifestanti e polizia, causando morti, migliaia di feriti, migliaia di arresti. Istanbul e Ankara, dove gli agenti usano  idranti caricati con sostanze urticanti e sparano lacrimogeni ad altezza d’uomo. Ne hanno usati tanti (circa 130.000) che hanno esaurito le scorte di lacrimogeni e ne hanno dovuto ordinare con urgenza altri 100.000, insieme a 60 nuovi cannoni ad acqua e 60 blindati. La Turchia che vorrebbe entrare a pieno titolo nell’Unione europea. La Turchia del premier Erdogan che proprio ieri ha affermato “Non riconosco il Parlamento europeo” ed ha minacciato di usare l’esercito contro i manifestanti. Ecco, quella Turchia che da giorni sta dando prova di ricorrere a sistemi di repressione della protesta piuttosto duri.  E noi andiamo a firmare una Convenzione del Consiglio d’Europa contro la violenza proprio a Istanbul, a casa di un Erdogan che non solo non ha scrupoli ad usare la violenza, ma non riconosce nemmeno il Parlamento europeo.

Ma anche altrove non se la passano meglio. In Grecia hanno chiuso le reti televisive di Stato, salvo poi riaprirle momentaneamente, in attesa di decidere di che morte devono morire o se saranno affidate a privati. Visto che c’erano hanno chiuso anche l’orchestra sinfonica nazionale. Sono messi così male che forse decideranno di smontare il Partenone e venderlo a pezzi come souvenir ai turisti.

In Venezuela, invece, hanno gravi carenze di prodotti vari, specie alimentari. Ugo Chavez, l’amico fraterno di Fidel Castro, e Ahmadinejad (bel trio!), quello che il prete di strada che andava a braccetto con i comunisti, Don Gallo, definì un grande statista (!?), evidentemente, ha lasciato un Paese disastrato dalle politiche socialiste. Ed il suo successore, Maduro, non sembra fare di meglio. Sono in crisi perfino i preti che denunciano la mancanza di vino per celebrare la messa. Ma fra i tantissimi prodotti anche di prima necessità, come farina, latte e zucchero, che mancano dagli scaffali dei mercati, la notizia più curiosa è che manca la carta igienica. Già, pare che il governo abbia deciso di ordinare con urgenza 50 milioni di rotoli di carta igienica dall’estero. Sarebbe troppo facile fare del sarcasmo e dire che la politica di Chavez si sta rivelando una grande cagata e che ha lasciato il Venezuela nella merda, senza nemmeno potersi pulire il culo perché non c’è carta igienica. Ma non lo diciamo!

Ma c’è di più. Nicolas Maduro, l’erede, la fotocopia sbiadita di Chavez. Quello che faceva l’autista della metropolitana di Caracas e grazie alle sue lotte sindacali e socialiste, all’ombra del capo Chavez, ne ha seguito l’ascesa e le fortune politiche.  Quello che ha vinto le ultime elezioni presidenziali con un misero 1,5% di scarto (ed il forte sospetto di brogli elettorali)  nei confronti dell’avversario Capriles. Quello che grazie alle battaglie populiste intrise della più decadente, logora e becera ideologia socialista è passato dal guidare un convoglio della metropolitana a guidare un Paese come Presidente. Bella carriera ed una bella fortuna per lui; un po’ meno per il Venezuela.  Ecco la sua ultima trovata per risolvere il problema delle scorte alimentari e rilanciare l’economia: “Le madri venezuelane sono obbligate ad allattare“, per ordine del governo!

Come diretta conseguenza sarà vietato l’uso di latte in polvere, i medici non potranno più prescriverlo e sarà vietata anche qualunque pubblicità di latte e biberon; pene e sanzioni fino a 50.000 dollari e sospensione dal lavoro. E se le mamme, come può succedere,  non hanno latte?  Ipotesi non contemplata, ci pensa  il governo a garantirlo, per legge.  In Venezuela è il governo a decidere se le mamme hanno latte a sufficienza per allattare. E il governo dice che ce l’hanno, per legge. Ha dichiarato la presidente della Commissione per la famiglia: “Tutti i bambini devono avere il latte materno fino ai due anni e il parlamento gli garantirà questo diritto“. Che bello il socialismo, c’è latte per tutti. Resta solo un dubbio: ma i socialisti ci sono o ci fanno? All’ex autista-sindacalista-socialista Maduro il Dittatore dello Stato libero di Bananas gli fa un baffo…

2 pensieri su “Ecatombe Italia e dintorni

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