Bollettino di guerra

Niente di nuovo sul fronte occidentale“, si potrebbe dire, citando un famoso romanzo di Remarque, a proposito delle notizie che leggiamo ogni giorno su stampa e rete. Sembra un vero e proprio bollettino di guerra. Aziende che chiudono, disoccupati che aumentano, disperati che si suicidano, famiglie che fanno sempre più fatica a quadrare il bilancio, poveri in preoccupante aumento. Insomma, una catastrofe, come ormai leggiamo e verifichiamo da anni.  Già, niente di nuovo sul fronte della crisi.

Anche oggi gli ultimi dati forniti dall’Istat ci dicono che la situazione non è solo drammatica,  è tragica. Basta leggere questo articolo su l’ANSA: “Disagio famiglie, per 8 milioni è grave“. Evito di riportare i dati, si possono leggere nell’articolo.

Poi, ancora sull’ANSA, leggiamo un’altra notizia che, in aperta contraddizione con la prima, sembra smentire le tesi di un’Italia in crisi profonda e presenta una nazione quasi felice. E questo dimostra ancora una volta quello che ribadisco spesso, il fatto che l’attendibilità della stampa sia molto aleatoria e che bisogna leggere le notizie con molta attenzione. La notizia è questa: “ISTAT, qualità della vita merita un 6 pieno”. Si legge nella breve news: “Per gli italiani, la qualità della vita merita una sufficienza piena,  6,8,  a dispetto della crisi che pure pesa come un macigno“. Una qualità della vita che merita quasi un 7 pieno, di questi tempi, è quasi il massimo.

Ma la stessa Istat, nello stesso giorno, prima ci dice che la situazione è tragica e poi ci dice che la qualità della vita è eccellente, da 7.   Ora bisognerebbe fare un’altra indagine statistica per stabilire, all’interno dell’Istituto di statistica, quale sia la percentuale di  statistici confusi.  A proposito, ma quanto pesa un macigno che pesa come un macigno? Boh, misteri ponderali.

Per fortuna anche oggi il Presidente Napolitano rilascia la sua confortante e rassicurante dichiarazione quotidiana. Giusto ieri aveva affermato che “La crisi angosciante e drammatica impone alle Istituzioni, alle forze sociali e alle imprese la messa in atto di efficaci soluzioni per rilanciare l’occupazione e lo sviluppo economico e sociale del Paese”. (Vedi Lavoro, ipocrisia…)

Dichiarazione che, ovviamente, costituisce una proposta reale e concreta per la soluzione dei problemi italiani. Ma nel caso non fosse chiaro il messaggio, per i più distratti o duri di comprendonio, oggi proprio commentando i dati Istat, ha ribadito il concetto che occorre creare “…le condizioni di una ripresa economica che fornisca, specie alle generazioni più giovani, concrete prospettive di lavoro nell’ambito di una crescita sostenibile ed equa“. Bella frase.

Ora potrei ripetere quanto dico da anni a proposito di queste belle dichiarazioni di circostanza che sembrano anche serie, ma che non significano assolutamente nulla. Perché nessuno ha il coraggio di chiedere una buona volta a questi politici che ogni giorno ci fanno roteare gli zebedei con le loro dichiarazioni insignificanti, il significato delle loro parole? Presidente Napolitano, cosa significa dire che bisogna “creare concrete prospettive di lavoro…”? La faccia Lei una proposta “concreta” per creare lavoro. La facciano tutti quei politici che ogni giorno sproloquiano spacciando per considerazioni serie luoghi comuni e frasi fatte senza alcun significato reale. E se non si sa come fare e non si ha uno straccio di proposta “concreta“, non sarebbe meglio tacere, invece che fare dichiarazioni vuote ed insignificanti? Altrimenti, si ha la netta sensazione che si stia solo prendendo per i fondelli la gente. Tanto, ormai, si bevono tutto.

Il giorno che qualcuno di questi eminenti, illustri, autorevoli e strapagati personaggi farà una sola proposta “concreta” per risolvere la crisi, sarà festa nazionale.

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