Lavoro, ipocrisia, varie ed eventuali

Si potrebbe fare un giochino; prendere una frase e cercare di indovinare chi l’ha pronunciata. Facciamo un esempio pratico. Prendiamo questa frase, appena  battuta  fra le Ultime News dell’ANSA : “La crisi angosciante e drammatica impone alle Istituzioni, alle forze sociali e alle imprese la messa in atto di efficaci soluzioni per rilanciare l’occupazione e lo sviluppo economico e sociale del Paese”.

Non si può che essere d’accordo. Ma chi può averla detta? Viene quasi spontaneo pensare che l’abbia pronunciata un sindacalista nel corso dell’ultima manifestazione svoltasi sabato scorso a Roma, organizzata dalla FIOM proprio per richiamare l’attenzione sulla priorità del lavoro. L’ha pronunciata Landini sul palco a San Giovanni? Oppure un altro sindacalista che, comunque, pur non della FIOM, ritenga il lavoro come emergenza prioritaria da affrontare. Ma potrebbe averla pronunciata anche un esponente politico , specie di sinistra. Bersani poneva il lavoro al primo posto del suo programma. E se non l’ha detto Bersani potrebbe essere un altro esponente del PD. Ma non c’è dubbio che si tratti di una dichiarazione “politica” che presuppone un impegno preciso per affrontare con urgenza il dramma del lavoro e costituisce, al tempo stesso, un invito, rivolto alla classe politica, sindacale ed imprenditoriale, ad assumere provvedimenti urgenti per il superamento della crisi. E’ un preciso impegno politico. E’ una dichiarazione “politica“.

Ha lo stesso valore della proposta di Berlusconi per abolire l’IMU. O del ministro Kyenge per abrogare il reato di clandestinità e dare la cittadinanza agli stranieri. O di Scalfarotto che propone una legge contro l’omofobia. Sono proposte “politiche” e come tali vengono fatte, giustamente, dai soggetti preposti a svolgere il ruolo di “soggetti politici” all’interno del Parlamento o fuori dalle sedi istituzionali, ma sempre da parte di soggetti politici. Ingroia ed i suoi alleati (Ferrero di Rifondazione e Diliberto dei Comunisti italiani) non sono presenti in Parlamento, ma sono “soggetti politici” ed in quanto tali svolgono attività politica con proposte, critiche, suggerimenti, manifestazioni e dichiarazioni. Altri soggetti, invece, per il ruolo ricoperto, non possono e non devono svolgere attività politica. Anzi, è loro vietato. Classico esempio: i magistrati. Altro esempio ricorrente: la Chiesa. Ma esistono anche dei ruoli che, per la loro posizione di garanti “super partes” delle regole ed essendo espressione di forze diverse e/o contrapposte, dovrebbero astenersi dal fare dichiarazioni e commenti di carattere politico. Esempio: i presidenti di Camera e Senato e…

Ora torniamo alla nostra frase. La prima considerazione è quella che faccio da anni sul significato di queste dichiarazioni di circostanza che, a rigor di logica, non hanno alcun senso pratico. Che significa dire che bisogna “rilanciare l’occupazione e lo sviluppo economico e sociale del Paese“? Che significa se non si forniscono indicazioni e proposte pratiche e fattibili? Niente, non significa assolutamente niente. Sono parole al vento, dette giusto per “dovere istituzionale“, per far finta di affrontare i problemi. Eppure con questo tipo di dichiarazioni vaghe, generiche e senza senso, la classe politica ci campa da sempre. Le loro dichiarazioni vengono riprese e diffuse dai media. Diventano oggetto di dibattiti, di convegni, di accesi scontri verbali in televisione, di manipolazioni, di estrapolazione di frasi dal contesto originario cambiandone il significato, di smentite, rettifiche, precisazioni, interpretazioni autentiche, esercizi dialettici fini a se stessi. Si accapigliano sul nulla. Si riempiono giornali e salotti TV del “vuoto assoluto“, del nulla. E sembra una cosa seria.

La seconda considerazione riguarda l’autore di quella frase in apertura. Si tratta di un personaggio di primo piano della politica nazionale. Anzi, si tratta del primo cittadino d’Italia; il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ho detto spesso, anche troppo spesso, dell’eccessiva presenza mediatica del nostro Presidente e del suo protagonismo e presenzialismo. Non mi ripeterò. Dico solo che, così come detto per i presidenti di Camera e Senato, il Presidente ricopre un ruolo che, come lo stesso Napolitano ha richiamato talvolta (quando fa comodo), è quello di rappresentare l’unità nazionale ed essere garante della Costituzione. Ancor più che i presidenti di Camera e Senato, il presidente della Repubblica dovrebbe astenersi del tutto dal fare dichiarazioni e considerazioni di carattere politico. Glielo impone il suo ruolo istituzionale e costituzionale di “Presidente di tutti“, al di sopra delle parti politiche. E quella sua dichiarazione riportata stamattina dall’ANSA, è niente altro che una dichiarazione “politica” a tutti gli effetti. Ma forse ormai è così abituato ad intervenire ogni giorno su tutti i temi possibili che non ci fa più caso;  è diventato un fatto normale.

Ma naturalmente Napolitano non è il solo ad andare oltre i limiti delle proprie competenze e prerogative. Abbiamo visto nella Legislatura precedente un altro presidente della Camera, Gianfranco Fini, che non solo non era super partes, ma che ha costituito un proprio partito e quotidianamente interveniva su tutti i temi della politica e sparava a zero contro Berlusconi ed il PDL. Il tutto nel totale silenzio del Presidente Napolitano che, in qualità di garante della Costituzione, non ha detto una sola parola su quella anomalia costituzionale di un presidente della Camera che diventa soggetto politico venendo meno al suo ruolo. Napolitano interveniva su tutto, ogni giorno, ma non su quello che, invece, sarebbe stato suo compito stigmatizzare. Silenzio assoluto.

Sulla stessa falsariga sembra incamminarsi l’attuale presidente della Camera, Laura Boldrini che, per sfruttare al massimo l’esposizione mediatica garantita dal ruolo ricoperto,  non manca di rilasciare quotidianamente dichiarazioni a favore degli immigrati, delle campagne contro l’omofobia, contro il femminicidio e sulla violenza sulle donne. Ma tace sulla violenza di un immigrato che ammazza tre persone a picconate a Milano. O sulla violenza messa in atto da militanti del suo partito, SEL, contro donne e anziani partecipanti ad un comizio di Berlusconi a Brescia, fatti oggetto non solo di insulti, ma di vera violenza fisica. Ma la Boldrini tace. Forse anche la violenza si presta ad interpretazione.

Una dimostrazione l’abbiamo avuta due giorni dopo, al programma “Piazza pulita” di Formigli su LA7. Mostrando le immagini della violenza a Brescia (e le bandiere di SEL ben visibili nella piazza), con un signore in primo piano ancora sanguinante in volto per le botte ricevute, il nostro Formigli non ha parlato di “violenza“. No, perché se la violenza viene da quelli di sinistra non è violenza, è “Rabbia“. Così l’ha chiamata diverse volte. Non ha mai usato il termine “violenza” ha sempre parlato di “rabbia” dei cittadini. Come dire che è giustificata. Eppure nessuno ha detto a Formigli di vergognarsi. Nessuno sui media ha ripreso quel passo del programma per criticare Formigli. Nessuno ha notato la vergognosa falsificazione verbale dei fatti, parlando di generica rabbia, invece che di pura violenza,  messa in atto dal conduttore, giusto per evitare di condannare la violenza dei militanti di SEL?

Due pesi e due misure“, si usa dire. Ma qui si esagera. Se Berlusconi critica certi magistrati politicizzati, è un gravissimo attacco all’autonomia della magistratura. Se dice che preferisce le belle ragazze ai gay è un gravissimo insulto ai “sessualmente diversi”. Se critica certi quotidiani che lo gratificano di ogni genere di insulto, è un gravissimo attentato alla libertà di stampa. Qualunque cosa dica è sempre un fatto gravissimo. Se invece Dario Fo insulta Brunetta, facendo dell’indegno e vergognoso sarcasmo sulla sua statura, non è un insulto o un’offesa, è “arte” (lo ha scritto sul blog di Grillo). Se Crozza fa lo stesso sbeffeggiando Brunetta per la sua statura, è “satira“. Se tutti i comici d’Italia da decenni sbeffeggiano e ridicolizzano Berlusconi in tutti i modi, non è un mezzo per delegittimarlo e screditarlo all’opinione pubblica, è “satira“. Se Moretti lo ha definito “Caimano“, Se Guzzanti lo ha chiamato “Draquila“, non è offensivo, è spettacolo, è arte. Se Di Pietro in Parlamento lo trattava da criminale e lo chiamava “Serpente a sonagli” e se Vendola, pochi giorni fa, lo ha definito come “Cancro“, non sono insulti, è dialettica politica.

Ecco perché in una tale situazione di sbando totale tutti si sentono autorizzati ad andare oltre i propri limiti. Comici che fanno i politici e politici che fanno ridere. Cantanti che si spacciano come pensatori e militanti di sinistra che spacciano la propaganda subdola come satira. Ministri congolesi che vengono a dettare le regole in Italia e presidenti che invece che essere super partes, sono soggetti politici di parte a tutti gli effetti e quotidianamente dispensano consigli, suggerimenti e proposte, invece che tacere.

Un pensiero su “Lavoro, ipocrisia, varie ed eventuali

  1. Pingback: Sono un coglione. – Torre di Babele

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...