Funerali e applausi

Cerimonia funebre dei morti nella tragedia del porto di Genova. Sul Corriere si può seguire la diretta. Ormai va tutto in diretta, in tempo reale, politica e cronaca, cuochi e saltimbanchi,  processi e comizi, gioie e dolori, nascita e morte, funerali e tagliatelle di nonna Pina. Ed ecco il titolone di apertura del Corriere on line.

L’aspetto surreale che fa da cornice ai fatti di cronaca e di attualità è l’immancabile spazio mediatico riservato ai commenti ed  alle dichiarazioni di circostanza dei personaggi pubblici. Una rassegna di luoghi comuni, frasi fatte e formule di circostanza prive di qualunque senso logico. All’arrivo le bare sono state accolte dall’ormai immancabile applauso. Come se, invece che in una chiesa ed in presenza delle bare, ci si trovasse ad uno spettacolo di varietà. Una volta, di fronte al dolore ed alla morte, si restava senza parole davanti alla ineluttabilità degli eventi. E la constatazione della estrema caducità della condizione umana si esprimeva col silenzio. Non ci sono parole che possano spiegare il mistero della vita e della morte. L’unica risposta è il silenzio.

Dice il cardinale Bagnasco: “Mai più queste tragedie“. Cosa significa? E’ una esortazione ai marittimi ed ai lavoratori portuali affinché in futuro cerchino di evitare questi accadimenti? E’ una assicurazione che non succederanno più? Ha ricevuto informazioni riservate sul fatto che  in futuro non succederanno più queste tragedie? E da chi ha avuto queste notizie? Ha forse avuto un colloquio personale, visti i buoni rapporti, con il Capo supremo il quale gli ha promesso, come fece con Noè, che non manderà più maledizioni, non punirà più il genere umano e che non avverranno più diluvi universali, terremoti, alluvioni catastrofiche, uragani, epidemie, piaghe bibliche o sciagure come quella di Genova?

Che senso ha dire “Mai più queste tragedie“? Ha lo stesso significato di quando il Papa “Auspica la pace…” o di quando, davanti all’ennesima tragedia sul lavoro, si grida “Mai più morti bianche”.  Lo stesso significato dei messaggi di cordoglio presidenziali, stampati in serie e pronti per tutte le occasioni  “Siamo vicini ai familiari delle vittime”, o dei titoli iperbolici ad effetto “L’Italia piange…L’Italia sotto choc…”.

Queste dichiarazioni di circostanza non hanno alcun significato. Ma continuiamo ad usarle perché abbiamo orrore del silenzio. Sentiamo l’irrefrenabile necessità di usare formule generiche e consolidate dall’uso per nascondere la nostra incapacità di esprimere i sentimenti e di dire qualcosa di logico e sensato. Perché si applaude ad un funerale? E’ così assurdo restare in silenzio? Perché ci si ostina a trasformare anche le cerimonie funebri in occasioni di piccoli comizi, di esercizi retorici per dimostrare quanto si è bravi a suscitare lacrime e commozione? Cosa dobbiamo dimostrare ed a chi?

In tempi di profonda crisi economica e morale, come quelli che stiamo attraversando, abbiamo sempre più bisogno di riti collettivi per rafforzare i legami rassicuranti del branco. Ecco perché sfruttiamo tutte le occasioni per creare questi riti, arriviamo a spettacolarizzare anche la morte ed applaudiamo ai funerali. Isolatamente nessuno lo farebbe. Ognuno capisce bene che un applauso davanti ad un morto sarebbe del tutto fuori luogo. Ma se si applaude tutti insieme diventa un evento catartico, un “rito collettivo” (Masquerade). Quando non si ha niente da dire è meglio tacere e l’unico commento alla morte è il silenzio.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...