Lavoro e schiavitù

Dice Laura Boldrini che il profitto crea schiavitù. Lo ha detto intervenendo alla Conferenza sullo stato dell’Unione a Firenze, uno di quei convegni in cui si chiacchiera molto e si conclude poco: uno dei tanti che servono ai politici per far finta di essere impegnati a risolvere i problemi del mondo.

Anche da presidente della Camera non dimentica le sue matrici ideologiche e la lotta di classe contro il “profitto” ed i padroni. E’ il solito attacco al lavoro, che la sinistra continua a demonizzare, inteso come sfruttamento dei padroni nei confronti della classe operaia. Da lì non si spostano di un millimetro e continuano a demonizzare il “padronato“. Per loro è “padrone” chiunque, da Marchionne all’ultimo artigiano o piccolo imprenditore, crei lavoro e dia occupazione. Oggi, ipocritamente, dicono che bisogna sostenere la piccola e media impresa, ma da un secolo, mentalmente,  sono fermi al “plusvalore“, alla lotta di classe, ad un mondo diviso fra padroni che sfruttano e lavoratori sfruttati, fra padroni affamatori e lavoratori schiavi.

E’ la loro forma mentis, non c’è scampo. Anche quando sembrano avere una mentalità più aperta, sotto sotto, alla prima occasione, riaffiora la loro anacronistica concezione ottocentesca e marxista e sognano la rivoluzione proletaria contro il potere ed i padroni. Poco importa che queste rivoluzioni proletarie, ovunque siano esplose, dalla Russia alla Cina, da Cuba alla Corea, dalla Cambogia al Vietnam,  a lungo andare si siano rivelate dei fallimenti totali che, invece che realizzare il “paradiso dei lavoratori“,  hanno portato solo povertà, distruzione e morte.

Eppure vediamo ancora conduttori televisivi con villa milionaria e terreno intorno sulla costiera amalfitana che aizzano le piazze contro i “padroni“, si atteggiano a difensori (ricchi)dei poveri e degli oppressi e cantano in diretta “Bella ciao…”. Vecchie glorie canore  che dichiarano orgogliosamente di essere comuniste,”rossa dentro e fuori“, e custodiscono milioni di euro nelle banche del  Liechtenstein. Ragazzine di belle speranze cresciute nella bambagia, con tutti gli agi del benessere, che non sanno cosa sia il lavoro e la fatica, ma amano  identificarsi nelle operaie delle fabbriche ottocentesche o nelle mondine di “Riso amaro” e cantano “Sciur padrun da li beli braghi bianchi…“.  Vecchi dirigenti comunisti duri e puri, che hanno passato una vita a sostenere la lotta di classe conto i padroni, i ricchi ed i borghesi, che oggi, dopo tante battaglie,  si rilassano e si concedono il meritato riposo nelle loro borghesissime  ville con piscina e parco intorno  nell’amena campagna umbra. Ex militanti di Lotta continua che dopo una gioventù dedicata a combattere i ricchi borghesi e gli sfruttatori del popolo, oggi sono diventati “ricchi  borghesi“, fanno i conduttori televisivi e producono ottimo barbera nei loro vigneti nel Monferrato.

L’elenco dei radical chic e dei “ricchi borghesi” della Gauche  caviar sarebbe molto lungo. Un piccolo elenco di questi ricchi borghesi di sinistra, quelli che poi organizzano le manifestazioni “contro la povertà” (!?), e non gli scappa nemmeno da ridere, lo trovate qui: “Poveri riccchi“.  E se non ci bastano i comunisti nostrani, vediamo cosa succede in un paese comunista che più comunista non si può, la Cina di Mao, delle guardie rosse, di centinaia di milioni di persone che per omologarsi vestivano tutti uguali con un unico modello di divisa e sfilavano tenendo in mano il “Libretto rosso” con i pensieri del capo supremo.  Più comunisti di così si muore. Infatti ne sono morti a milioni per la causa socialista. Oggi, fra quei cinesi maoisti ci sono alcuni degli uomini più ricchi del mondo: “83 nababbi nel Parlamento comunista“. Già, perché bisogna ricordare, parafrasando Orwell, che “tutti i comunisti sono uguali, ma alcuni comunisti sono più uguali degli altri“.

Meno male che ultimamente le cose stanno cambiando e c’è sempre meno sfruttamento. Il mondo attraversa una crisi economica drammatica. In Italia hanno già chiuso migliaia di aziende, piccole e grandi, milioni di lavoratori sono rimasti senza lavoro e la fascia di povertà si allarga drammaticamente. La situazione non accenna a migliorare. Anzi, il bollettino di guerra quotidiano ci dice che ogni giorno continuano a chiudere decine di aziende ed imprese e cresce il numero dei senza lavoro. E si moltiplicano gli appelli disperati di persone che , non riuscendo più a campare, si dichiarano disponibili a fare qualunque lavoro e  sognano un “padrone” che li assuma e li “sfrutti“.

Anche i “padroni”, però, sono in crisi e molti di essi, non reggendo di fronte al fallimento delle proprie aziende, per la disperazione e la vergogna, si suicidano. Così non sfrutteranno più nessuno.  Saranno contenti la Boldrini, Vendola, tutti i comunisti d’Italia, i comunisti camuffati da democratici, i comunisti verdi travestiti da ambientalisti, i No global e tutti gli sfigati che, in attesa di una buona sistemazione, giocano a fare i rivoluzionari. Per loro vedere migliaia di “padroni” che falliscono è una goduria, una nemesi, la realizzazione di un sogno. E vedere  milioni di persone senza lavoro dovrebbe essere una grande vittoria del proletariato. Tutta gente che, avendo perso il lavoro,  non è più schiava ed ha smesso di essere sfruttata dai padroni. Finalmente tutti liberi. Che fortuna. No?

 

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