Priorità e misura

Il governo si appresta ad affrontare i temi più urgenti. Come abbiamo appreso dalla stampa, le proposte prioritarie sembrano essere quelle suggerite dalla ministra Kyenge sulla cittadinanza agli stranieri, l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina, la chiusura dei centri di prima accoglienza. Altra proposta fatta dall’altra ministra Josefa Idem prevede la costituzione di una task force per combattere il “femminicidio” (Ergastolo in proposta di legge). Com’è evidente si tratta di provvedimenti urgentissimi che daranno un deciso contributo a risolvere i gravissimi problemi dell’Italia.

Anche il ministro Alfano, per non restare indietro sulle “priorità“, in una intervista rilasciata ieri al TG1, afferma che “Troveremo tutti i soldi che servono...”. Ed ancora “Non esiste limite di spesa…”. Qualcuno distratto potrebbe pensare che stia parlando di interventi urgenti per rilanciare l’economia e creare posti di lavoro. Errore. Ecco la frase completa: “Troveremo tutti i soldi che servono per difendere le donne; non esiste un limite di spesa che possa fermare un Governo che voglia difendere le donne dalle aggressioni violente“. Anche lui arruolato fra i sostenitori della crociata contro il femminicidio; l’omicidio di una donna in quanto donna (!?).  Ecco, per risolvere la gravissima crisi economica non si sa cosa fare e non ci sono risorse. Per il “femminicidio“, invece, ci saranno tutti i fondi necessari, senza limiti. Lo assicura il ministro. Eh sì, quando si tratta di questioni serie ed urgenti non si bada a spese. Prima sistemiamo gli stranieri ed affrontiamo il femminicidio, poi penseremo agli italiani, alle aziende che chiudono, ai disoccupati ed a quei disperati che si suicidano  perché non sanno come sopravvivere. E’ una questione di “priorità“.

Michaela Biancofiore, sottosegretaria alle pari opportunità, appena nominata è stata già ammonita e sanzionata. In passato si era detta contraria ai matrimoni omosessuali ed aveva dichiarato che “Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale“. Mai l’avesse detto, contro la sua nomina si è scatenata la furia di tutti i gay, lesbo, trans d’Italia e l’Arcigay ha minacciato di avviare presso il Ministero delle pari opportunità una “procedura di infrazione nei suoi confronti per transfobia con la richiesta della revoca della nomina“. A seguito di queste proteste la Biancofiore è stata spostata dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione.

Con i gay non si scherza, ormai sono una forza. Guai a parlarne male o solo insinuare che i trans ed i loro clienti non siano proprio normali. Luxuria e Marrazzo potrebbero risentirsi e l’Arcigay vi accuserebbe di “transfobia“(!?) che deve essere qualcosa di simile alla claustrofobia o all’aracnofobia, ma più grave. Non è detto che alla prima riunione utile del governo non si presenti anche una proposta urgente per  stabilire, con apposita legge, che andare con i trans è cosa del tutto normale, naturale ed auspicabile. Luxuria sarà equiparato ad  un’opera d’arte, per legge. I trans saranno dichiarati patrimonio dell’umanità e saranno protetti dall’Unesco e dall’ONU. Beh, anche questo è un provvedimento urgente. No? E visto che ormai i trans hanno tanto successo, il classico augurio agli sposi in futuro diventerà “Auguri e figli trans“. “Chi l’ha visto?” dedicherà una puntata speciale alla ricerca del “senso del ridicolo” scomparso definitivamente.

Queste sono le priorità del nostro governo “di servizio“: stranieri, femminicidio, gay, trans e assimilati. E per chiarire meglio il concetto su queste priorità, il capo “servizio” Letta, raduna tutti i ministri in una vecchia abbazia in Toscana Per fare spogliatoio“. Significa che si spogliano e fanno tutti la doccia insieme? Meno male che non c’è Rosi Bindi, così evitano traumi. Il nostro premier in versione “mister” porta la sua squadra in ritiro spirituale, ma chiarisce che “Ognuno paga per sé” e che “Così ci riposeremo anche un po’ e ci rafforzerà lo spirito”. Ci riposeremo? Non hanno ancora nemmeno iniziato a lavorare e già sono stanchi e devono ritirarsi in una abbazia “per riposarsi“. Hanno il riposo preventivo, come il Nobel per la pace ad Obama. Prima si riposano, poi, forse, cominceranno a lavorare. Ma non illudiamoci che l’atmosfera monastica dell’abbazia possa indurli a crisi mistiche e decidano di restare in loco vivendo in preghiera e penitenza. No, dopo due giorni torneranno più arzilli di prima e ricominceranno a dilagare su tutte le reti televisive, in tutti i talk show, a riempire pagine di stampa con dichiarazioni quotidiane sulla necessità di affrontare le “priorità” dell’Italia. Peccato che abbiano uno strano concetto delle priorità. E peccato che abbiano perso anche il senso del ridicolo.

Il senso della misura.

Una volta esisteva quello che si chiamava riserbo, pudore, riservatezza, discrezione, pudicizia, buon senso. Esisteva anche il senso della misura, quello che impediva di esagerare in un verso o nell’altro. Si poteva essere buoni, gentili, accoglienti, disponibili, ma senza esagerare. Si poteva fare sfoggio di benessere e ricchezza, ma senza esagerare. Si poteva andare contro corrente ed essere anticonformisti, ma senza esagerare. C’era una sorta di barriera mentale che impediva di travalicare quel limite.  Tutte cose scomparse, come le mezze stagioni (e il senso del ridicolo). Ormai la parola d’ordine è diventata proprio l’opposto; bisogna esagerare, in ogni senso, andare oltre i limiti, oltre la normale accettazione del nuovo, del diverso, dell’insolito, infrangere le regole, abolire tutti i canoni etici ed estetici. Più è stravagante e fuori misura e meglio è. Se poi suscita proteste e polemiche meglio ancora. Questa è una regoletta aurea di tutti coloro che aspirano al successo: bisogna provocare, far notizia, scandalizzare, finire in prima pagina. Sono le basi della civiltà mediatica.

Così succede che anni fa si sia eletta Miss Italia, ovvero la tipica rappresentante della bellezza italiana,  una ragazza mulatta di Santo Domingo, giusto per dimostrare che non siamo razzisti e siamo per l’accoglienza, la società multietnica e l’integrazione. Sempre per lo stesso motivo abbiamo appena nominato ministro una donna proveniente dal Congo. Sembra ormai un obbligo quello di dare spazio agli immigrati e mettere in primo piano personaggi esotici, meglio se neri, anche quando sono del tutto fuori dal contesto. Inserire queste note di “colore“, anche quando non ci sarebbe nessun motivo valido, è del tutto ingiustificato e fuori luogo. E’ solo un modo per adeguarsi al culturame politicamente corretto. E’ come andare “fuori misura“. Ecco un esempio. Conclusa la tradizionale festa di S. Efisio, che si svolge il 1° maggio a Cagliari. Sul quotidiano regionale L’Unione sarda compare un breve servizio fotografico della manifestazione con una didascalia molto chiara, questa…

Non c’è dubbio, sono foto della tradizionale processione che accompagna il cocchio del santo. Partecipano gruppi provenienti da ogni parte dell’isola, con carri addobbati a festa e fedeli che indossano i caratteristici costumi dei vari paesi della Sardegna (vedi immagini della festa). Ed ecco la prima foto della serie…

Va bene che la Sardegna è terra assolata e che i sardi sono, quindi, di carnagione scura, ma qui si esagera. Questa sarebbe un’immagine emblematica della festa di Sant’Efisio e della tradizione sarda? Questo dovrebbe essere il tipico bambino sardo nel costume tradizionale? Anche la sagra di S. Efisio sta diventando multietnica e multiculturale? Anche i santi sono globalizzati? In futuro i suonatori di launeddas, tanto per essere multietnici e multiculturali,  suoneranno il tam tam o le vuvuzelas? Invece che l’Alter Nos a cavallo, sfilerà uno sciamano del Botswana?

Est modus in rebus“, diceva Orazio.

Belen Rodríguez, felicemente mamma, non ha perso tempo e, tanto per dimostrare che nonostante la gravidanza è sempre in forma smagliante, si è presentata nello studio televisivo di Verissimo con una gonnellina corta, ma così corta che più corta non si può. Tanto vale andare in perizoma e seno nudo, oppure in baby doll!

Non è la sola ad usare questo tipo di abbigliamento. Ormai è una regola in TV; bisogna mostrare tutto, compresa la mutandina. Perfino quella specie di rospo in gonnella che è la Littizzetto continua a scosciarsi sul tavolo davanti a Fazio, ansiosa di mostrarci il colore delle mutandine. Ma invece che far finta di essere vestite non farebbero meglio a presentarsi direttamente in slip? O anche senza?

Ma bisogna stare attenti a criticare questo eccesso di nudità, perché si potrebbe incorrere nell’accusa di falso moralismo, perbenismo ipocrita o anacronismo, tutti “ismi” poco simpatici. Oppure si possono rilasciare dichiarazioni avventate che suscitano polemiche e reazioni indignate, come ha fatto di recente Oliviero Toscani. Dice Toscani, a proposito della violenza sulle donne:Le donne smettano di mettere il rossetto e di portare i tacchi e saranno al sicuro da violenti e maniaci“. E ancora: “La smettano di voler sempre sedurre, altrimenti finiranno per sedurre soltanto i maniaci e i violenti“.

Affermazioni forti che hanno suscitato reazioni non proprio favorevoli nei confronti di Toscani. Certo, le sue parole sembrano una provocazione. Del resto la provocazione è sempre stata la base del suo lavoro di fotografo. Ma in questo caso non lo sono. Sembrano, invece, dettate da una convinzione sul fatto che le donne dovrebbero essere più sobrie e che l’esibizione del corpo possa essere una causa della violenza. Può esserci un briciolo di verità in queste parole, ma solo in casi e circostanze particolari. Ovvero quando l’esibizione di nudità è voluta espressamente come provocazione erotica. Ma nemmeno in questo caso si giustifica la violenza. In ogni caso certe dichiarazioni fatte da lui, che ha sempre sfruttato l’immagine femminile per le sue campagne pubblicitarie,  sembra un po’ ipocrita. Basta ricordare questa famosa immagine…

Molto eloquente. Beh, forse eliminare il rossetto ed i tacchi alti non elimina la violenza. La violenza viene scatenata dall’aggressività innata in certi individui, non dalla vista di corpi femminili più o meno svestiti e provocanti. Le radici della violenza sono altre. Forse una maggiore sobrietà sarebbe utile, come pure un minimo di pudore.  Ma non solo per le donne. Tutta la nostra società dovrebbe essere più sobria. Forse le nostre donnine in TV potrebbero coprirsi un po’ di più ed una maggiore “sobrietà” culturale e di costumi non guasterebbe.  Ma bisogna stare attenti a fare dichiarazione come quelle di Toscani, perché rischiano di risultare eccessive, di andare oltre il limite del ragionevole, di avere un effetto controproducente. In fondo, anche in questo caso, forse, è una semplice questione di misura. Appunto.

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