Crisi, risorse e genio italico

Nessuno sapeva come risolvere la gravissima crisi che sta raggiungendo livelli tragici. Poi, finalmente, ecco il nuovo che avanza, il governo di cambiamento, il governo di servizio, insomma, il governo Letta. E col nuovo governo arriva, provvidenziale, la soluzione alla crisi, il solito tocco di genio italico. Ecco la soluzione. Ora i precari, i cassintegrati, le aziende che chiudono, quelli che si ritrovano senza lavoro e senza pensione, quelli che per la disperazione si suicidano, i pensionati al minimo, i minatori del Sulcis, finalmente possono dormire sonni tranquilli. Abbiamo risolto tutti i problemi. Come? Con questa ennesima prova del genio italico…

Perché nessuno ci aveva pensato prima? Eppure ci hanno sempre detto che gli immigrati sono una “risorsa“. Infatti stanno dando una mano a risolvere i nostri problemi. Mentre le nostre aziende chiudono, loro aprono, acquistano negozi, aziende, interi quartieri residenziali (vedi la China town milanese o la comunità cinese a Prato). Pare, secondo i dati  forniti lo scorso anno dalla fondazione Leone Moressa, riferiti all’anno precedente 2011, mentre si è registrato un crollo delle aziende italiane con la chiusura di quasi 30.000 imprese,  gli stranieri abbiano aperto 25.000 nuove attività di vario genere (soprattutto imprese individuali e nell’ambito del commercio). Sì, le aziende chiudono, gli italiani crepano, ma gli immigrati creano nuove imprese e sono in continua crescita. Gli italiani, invece, si suicidano per la crisi. Non vi pare che ci sia qualcosa che non quadra? (I cinesi comprano il Chianti)

E’ evidente che gli immigrati sanno come creare lavoro e noi no. Ecco perché la soluzione geniale è stata questa: un ministro africano. Essendo immigrata si occuperà, ovviamente di immigrati. Infatti hanno inventato un ministero ad hoc: il ministero dell’integrazione. Così ci svelerà i segreti del successo economico di marocchini e cinesi e, magari attraverso corsi specifici, insegneranno agli italiani come “integrarsi” con queste comunità esotiche ed uscire dalla crisi. Sì, perché di questo passo, saremo noi a doverci integrare con loro e non viceversa.

In verità non sono solo gli immigrati ad essere una risorsa. Pochi giorni fa ho seguito su RAI 5, un servizio su un convegno in cui si parlava di povertà e di terzo mondo. E, guarda caso, una delle affermazioni forti, più volte ripetuta, è stata proprio quella che “i poveri sono una risorsa“. Una buona notizia, visto che ormai in Italia i poveri sono milioni e, come ci raccontano i media,  crescono ogni giorno. Vuol dire che crescono anche le risorse. Ma è meglio non accontentarsi perché le risorse non bastano mai. Allora oltre ad accogliere tutti i migranti possibili, d’ora in poi, dovremo anche incentivare l’arrivo di tutti i poveri del mondo, a costo di andare a prenderli direttamente a casa loro o di incentivare l’arrivo con dei piccoli finanziamenti a fondo perduto. Sarebbe un investimento. Più poveri arriveranno e più avremo risorse a disposizione; una miniera d’oro.

Ma siccome le risorse non bastano mai, ecco che proprio ieri, a Striscia la notizia, una signora di cui non ricordo il nome, ci ricordava che le carceri italiane sono sovraffollate (più di 60.000 detenuti per circa 40.000 posti). Tanto che l’UE ha minacciato sanzioni. Stranamente nessuno si ricorda di dire che un terzo di quei detenuti sono stranieri. Gente che arriva in Italia senza arte, né parte e che, per campare, non ha altra scelta se non dedicarsi ad attività poco lecite, come spaccio di droga, tratta delle bianche, prostituzione, furti, rapine, truffe e simili passatempi. Ma continuano a ripeterci che gli immigrati sono una risorsa. E lo sono certamente, visto che, sempre secondo statistiche, ogni hanno versano sui conti esteri di familiari e parenti, miliardi di euro (7,4 miliardi nel 2011). Sì, sono una grande risorsa; per se stessi e per i loro parenti.

E dimenticano di dire che se non ci fossero più di 20.000 stranieri detenuti, a nostre spese, le carceri non sarebbero sovraffollate. Ma questo non bisogna dirlo, non è politicamente corretto. Ci manca solo che la signora Boldrini, ora presidente della Camera, si ricordi del suo incarico come portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati e ci accusi, come ha fatto spesso durante il suo mandato, di razzismo, xenofobia e mancanza di rispetto dei diritti umani. No, non si può dire. Ma la signora che ha curato il servizio ci informa, invece, che qualcuno ha avuto la solita idea geniale per rendere le carceri più confortevoli.

Hanno incaricato un architetto di fama e dopo qualche studio, tenuto conto delle misure standard delle celle, hanno messo a punto un progetto per la costruzione di piccoli ambienti, di circa dodici metri quadri, dotati di tutti i confort. Geniale. Il progetto ora è a disposizione di chi volesse attuarlo, “Privati o enti locali“, specifica il servizio. “Privati“? Ma in Italia ci sono dei privati che si fanno le loro carceri personali? La FIAT ha un suo carcere privato dove manda gli operai che sbagliano a montare i bulloni? Anche Striscia la notizia ha un suo carcere privato dove rinchiude le veline che sbagliano i passi del balletto? Da non credere, eppure ha detto proprio così.

Ma la notizia importante non è tanto la costruzione di questi prototipi di celle moderne, ma il fatto, detto e ripetuto nel servizio, che, udite udite, anche i detenuti sono…”una risorsa“. Incredibile, vero? Già, siamo pieni di risorse, ci escono dalle tasche. Tanto che potremmo esportarle in altri paesi, in Asia, Africa, Amazzonia. Per esempio, potremmo esportare risorse umane romene, specializzate in furti e rapine, in Romania. Potremmo esportare risorse umane romene, nigeriane, albanesi, specializzate nella prostituzione in altri paesi dell’est Europa o in Nigeria. Potremmo esportare risorse umane cinesi specializzate nella fabbricazione di tarocchi di ogni genere in Cina o in altri paesi asiatici. Già, perché tenere solo per noi tante risorse? Sarebbe egoismo. Meglio dividerle con chi ne ha più bisogno.

In verità, però, la domanda è questa: ma com’è che con tutte queste “preziosissime risorse” (immigrati, poveri, detenuti), che abbiamo a disposizione, siamo nella merda? Ovvio, perché non riusciamo ad integrarci con loro. Il segreto per sfruttare tante preziose risorse è proprio quella, l’integrazione con romeni, polacchi, marocchini, senegalesi, nigeriani, cinesi, indiani etc…E siccome per noi integrarci con loro è difficile, dobbiamo sforzarci, dobbiamo imparare a ragionare come loro, dobbiamo diventare musulmani, induisti, buddisti, adoratori di Manitù, animisti, fare la danza della pioggia intorno al Totem. Dobbiamo lasciar perdere lasagne e tagliatelle al ragù e nutrirci di cuscus e kebab.

 Dobbiamo imparare a far lavorare donne e bambini 15 ore al giorno, in condizioni disumane, per pochi euro. Dobbiamo imparare a falsificare tutto, manufatti, abbigliamento, prodotti alimentari, gadget, apparecchiature elettroniche. Dobbiamo imparare a praticare la mutilazione dei genitali delle bambine. Dobbiamo imparare ad essere inflessibili con l’educazione dei figli e, se non rispettano le leggi islamiche, dobbiamo picchiarle selvaggiamente e, se non capiscono la lezione, arrivare anche all’uccisione. Dobbiamo imparare a trattare le donne come esseri inferiori e le mogli come schiave. Dobbiamo ricoprirle da capo a piedi con grandi burka che, a malapena, lascino intravedere gli occhi dietro una retina. Dobbiamo tenerle segregate in casa, lontane da sguardi indiscreti. Dobbiamo eliminare tutti i riferimenti alle nostre tradizioni, alla cultura e, specialmente, dobbiamo far scomparire completamente ogni riferimento alla religione cattolica.  Dobbiamo eliminare il Natale, Pasqua e tutte le feste comandate. Dobbiamo distruggere tutte le icone, i quadri, le statue di carattere sacro. Dobbiamo trasformare la Basilica di San Pietro in una grande moschea e sostituire la Madonnina del Duomo con un grande Budda dorato.  Questo dobbiamo fare se vogliamo integrarci con gli immigrati.

Lo so, è difficile, ma con un po’ di impegno possiamo farcela. Ecco perché abbiamo avuto questa brillante idea per aiutarci in questo difficile cammino; creare il ministero dell’integrazione ed affidarlo ad una persona esperta di integrazione, un’immigrata, la signora Cecile Kyenge che proviene dal Congo e si batte per l’abrogazione delle leggi che regolano l’immigrazione, per i diritti dei migranti, per la libera circolazione e per la cittadinanza agli stranieri. Nient’altro? No, per il momento basta, poi si vedrà.

Domanda: ma perché devono essere gli immigrati a dire agli italiani come devono comportarsi con gli immigrati? Boh, misteri migratori. Così, facilitando e favorendo l’arrivo e la cittadinanza, se oggi arrivano su barconi e gommoni, domani arriveranno su grandi navi da crociera.  Apriamo le porte a tutti, senza limiti, regole e controlli. Tutti in Italia, avanti c’è posto. Così, finalmente, avremo milioni di nuove “risorse“. Ma naturalmente da soli non avremmo mai raggiunto questi fantastici traguardi. Ci voleva l’aiuto prezioso di esperti stranieri. Ecco perché hanno nominato un ministro africano.  Il massimo.

4 pensieri su “Crisi, risorse e genio italico

  1. Chissà il grande Leonardo che di genialate se ne intendeva cosa avrebbe avuto da dire. Per quanto mi riguarda,io che genio invece non sono, vengo assalita da certa dose (traboccante) di sconcerto. Non è politicamente corretto lo so,ma in questo periodo della signora congolese ne avrei fatto volentieri a meno.

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    1. Giano

      Ciao Elle, credo che tantissimi ne avrebbero fatto volentieri a meno. E’ giusto la solita mossa demagogica per accontentare i buonisti di sinistra. Mi ricorda tanto l’elezione a miss Italia di Mendez, la ragazza di Santo Domingo. Non era certo più bella delle altre, anzi! Ma fu eletta per evitare che ci accusassero di razzismo. Ormai questo è l’andazzo, purtroppo.

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  2. Clara

    PER CECILE KYENGE LA PRIORITA’ E’ LO IUS SOLI
    Il ministro Cecile Kyenge ritiene che priorità assoluta debba avere una nuova legge sulla cittadinanza basata sullo ius soli: chiunque nasca nel nostro Paese dovrebbe, secondo lei, diventare cittadino italiano. Immagino la fila di donne incinte che verrebbero a partorire in Italia. E’ consapevole che la strada non è agevole ma dice di volerci lavorare molto per realizzare ciò.
    Oltre a ciò vorrebbe superare i Cie per ridurre il tempo di trattenimento degli immigrati al solo periodo necessario alla loro identificazione nonché abrogare la legge Bossi Fini per abrogare il reato di immigrazione clandestina.Questa farà danni , molti danni!

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