Gli ultimi saranno i primi

A Natale e Pasqua, è risaputo, siamo tutti più buoni. Una colata di bontà che sommerge borghi, città e campagne, come un enorme blob di melassa e panna montata. Ultimamente poi la bontà sembra essere diventato un dovere sociale. E tutti sembrano fare a gara nel sembrare più buoni degli altri. Appena insediati, i presidenti di Camera e Senato, Grasso e Boldrini, hanno dichiarato subito di ridursi lo stipendio del 30%. Poi Grasso, non soddisfatto, ha rilanciato ed ha detto che lo ridurrà del 50%.  Anche Malagò, presidente del CONI, per non essere da meno, ha detto che non solo si riduce lo stipendio, ma ci rinuncia proprio e lo devolve interamente in beneficenza. Chi offre di più?

Il Papa va a lavare i piedi ai ragazzi di un carcere minorile. Laura Boldrini, presidente della Camera, va a fare il pranzo di Pasqua alla mensa dei poveri di Ancona.  Enzo Jannacci, scomparso pochi giorni fa, viene ricordato sui media come “cantore degli ultimi“. Anche Franco Califano, pure scomparso due giorni fa, viene salutato come il cantore di borgata, ovvero della povera gente. E’ un tripudio di buoni sentimenti, una rincorsa a chi è più vicino ai poveri, agli ultimi. Una autentica epidemia di bontà.

Migliaia di associazioni raccolgono fondi per l’assistenza ai poveri. Una montagna di soldi che dovrebbe servire a migliorare le condizioni dei poveri ed un esercito di persone di buona volontà che dedicano tempo e fatica per aiutare i bisognosi.  Con tanto dispiego di energie e finanziamenti ci si aspetterebbe che  la povertà sia scomparsa. Ma allora perché i poveri sono sempre poveri ed i ricchi sono sempre ricchi? C’è qualcosa che non quadra in questa storia.

Ma l’importante è far finta di essere dalla parte dei poveri. O almeno mostrarsi buoni e caritatevoli in pubblico. Poi, in privato, è tutta un’altra storia. Ma anche i poveri non dovrebbero sentirsi troppo emarginati e derelitti. “Gli ultimi saranno i primi“, disse il Signore. Quindi coraggio, bisogna anzi essere felici di essere gli ultimi. Se siete a metà classifica non succede niente, lì siete e lì restate, non c’è speranza di miglioramento. Se, invece, siete ultimi,  ecco che succede il miracolo; di colpo vi trovate ad essere primi.

Ora, però, sorge un problema. Se gli ultimi diventano i primi è ovvio che i primi scalano di posizione. Anzi, a rigore, per scambio di posizione, i primi dovrebbero finire ultimi. A quel punto, però, grazie al principio per cui “Gli ultimi saranno i primi“, gli ultimi  diventeranno di nuovo primi. E quelli che erano appena diventati primi tornano ad essere ultimi. E l’alternanza continua all’infinito. Non hai nemmeno il tempo di rilassarti, riposarti, abituarti ad essere primo  e goderti un po’ il primato, che finisci subito  in coda alla classifica. Ma appena ti trovi ultimo ecco che, di colpo,  ridiventi primo. Su e giù, su e giù, senza tregua. Direi che è una vita molto movimentata, incerta e piuttosto stressante.

Non sforzatevi, quindi, di cercare di essere primi, non vale la pena. Molto meglio essere in una posizione intermedia, in mezzo alla graduatoria, e stare lì, buoni buoni, non si sale e non si scende. Ma almeno si vive tranquilli senza continui saliscendi da ottovolante che, alla fine, ti fanno anche venire il mal di mare. E poi, in fondo, bisogna ricordare sempre la saggia riflessione di Massimo Catalano: “Meglio essere ricchi e sani, che poveri e malati”.

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