Grillo vuole cambiare il mondo

C’è gente che non riesce a stare tranquilla. Deve necessariamente trovare il modo di complicarsi l’esistenza. E spesso riesce a complicarla anche agli altri. E’ il caso dei rivoluzionari della domenica, in servizio permanente effettivo, che continuano a predicare il cambiamento. Vogliono cambiare tutto, non gli va bene niente. Come diceva Bartali “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare“. Già, ma il nostro campione alludeva al ciclismo, non al mondo intero.

Questi aspiranti rivoluzionari li troviamo equamente distribuiti fra i militanti dei movimenti estremisti, sia di destra che di sinistra. Ma la mania del cambiamento contagia anche persone apparentemente normali, fuori dagli estremismi, che dovrebbero essere più moderate e pragmatiche. Invece, specie nell’area della sinistra, proliferano i nuovi profeti del cambiamento. Si fanno chiamare riformisti, progressisti, democratici, liberal. Molto spesso sono solo comunisti che, dopo la caduta del muro di Berlino, il fallimento dell’impero sovietico e dell’aberrante ideologia che ne era alla base,  si vergognano di essere comunisti e si fanno chiamare “liberal“; ma sempre comunisti sono! Ed hanno nel DNA la predisposizione genetica a rompere con il passato, rompere con le regole, rompere con i vecchi schemi, rompere con la morale. Insomma, hanno la “rottura” nel sangue, Sono nati per rompere!

Anni fa, il salvatore della patria, Romano Prodi, diceva che bisognava “cambiare l’Italia“. Anche Bersani dice che, se diventerà premier, il suo sarà un “Governo del cambiamento” e ribadisce ancora oggi il concetto affermando “Tutti insieme cambieremo il Paese“. Ma c’è chi rilancia ed offre di più. Beppe Grillo, forse esaltato dal grande ed inaspettato successo elettorale, non si accontenta più di “Cambiare l’Italia“, come aveva più volte gridato nei suoi comizi in piazza. Ora i confini nazionali gli vanno stretti, comincia ad avere allucinazioni rivoluzionarie su scala planetaria, sogna di esportare il suo movimento nei cinque continenti, si esalta, vaneggia, forse ha anche le visioni mistiche e lancia il suo motto di battaglia “Cambieremo il mondo“. Che Guevara gli fa un baffo e Carlo Marx gliene fa due.

In verità un cambiamento c’è già stato. In questo periodo di gravissima crisi economica, abbiamo appena eletto i nuovi parlamentari. E Napolitano ha avviato le consultazioni per la costituzione del nuovo governo. Vista la mancanza di uno schieramento politico che abbia la maggioranza necessaria a formare un governo stabile, ci si trova in una situazione di stallo ed appare difficilissimo trovare una soluzione. Il PDL sarebbe disposto ad un governo di larghe intese, o “governissimo” insieme al PD. Ma il PD esclude categoricamente qualunque forma di intesa col PDL. E lancia, invece, segnali di apertura al M5S di Grillo. Ma Grillo continua a negare qualunque forma di sostegno ad un governo del PD, confermando una sorta di intolleranza nei confronti del partito di Bersani, come affermava chiaramente già anni fa (Chi è il comico?).

Non se ne esce. Grillo è l’ago della bilancia, quello che può garantire i voti per sostenere un governo stabile. Così, in questa situazione di incertezza, la situazione è molto seria. Così seria che tutti pendono dalle labbra di Grillo. Un sì o un no sono decisivi per la costituzione del governo. L’avvenire del Parlamento appena insediato e dell’Italia è nelle mani e nella testa di un comico. I comici una volta si vedevano a teatro, al cinema, in televisione, al Drive In, a Zelig. Oggi vengono ricevuti con tutti gli onori al Quirinale e consultati dal Presidente della Repubblica. Chissà, forse in futuro vedremo entrare al Quirinale anche Crozza, Littizzetto, Guzzanti, Ficarra e Picone, il mago Zurlì e Topo Gigio.

Molti anni fa, nei cortei sessantottini, si gridava “L’immaginazione al potere“. E l’auspicio si è avverato, visto che abbiamo mandato al potere i comici che di immaginazione ne hanno anche troppa. Ne hanno tanta che, invece che limitarsi a farci fare quattro risate, fondano un movimento politico e vogliono “Cambiare il mondo“. Si ha la strana sensazione che, invece che ridere, finiranno per farci piangere. Dice Grillo che la sua è una rivoluzione che sale dal popolo, dalla gente comune. Ma il suo movimento l’ha chiamato “Cinque stelle“, nome che più che evocare qualcosa di popolare, richiama alla mente un Hotel di lusso. Se proprio avesse voluto  identificarlo come movimento popolare avrebbe dovuto chiamarlo “Movimento Pensione Mariuccia“. No?

Tanto è vero che fra i primi sostenitori del suo movimento ci sono Dario Fo, Celentano ed altri esponenti del mondo dello spettacolo e dell’intellighenzia nostrana. Insomma, un movimento d’élite, quasi esclusivo, come una suite di un hotel 5 stelle. E gli eletti in Parlamento lo stanno dimostrando da subito. Non parlano con nessuno, non rilasciano interviste, non si concedono alla TV, non spiegano pubblicamente cosa fanno, cosa intendono fare e quali sono i loro programmi. Sfuggono a cronisti e paparazzi. Proprio come autentiche star dello spettacolo. Hanno la puzzetta sotto il naso. Ma la puzza è la loro.

L’unica fonte di informazione ufficiale è il blog del fondatore Beppe Grillo. Il loro modo di comunicare e di informare i cittadini ed i loro stessi elettori è questo; attraverso il blog, facebook e twitter. Così tagliano fuori dall’informazione non solo la stampa e la TV, ma anche tutti coloro (e sono milioni) che, per età, non disponibilità economica, poca o nessuna dimestichezza con internet non hanno alcuna possibilità di informarsi su cosa sia il M5S e sui suoi programmi. Ed ecco che diventa un movimento ancora più esclusivo, riservato a chi possiede un PC e sa usarlo. Di colpo taglia fuori milioni di italiani  che non solo non sanno cosa sia un Blog, ma nemmeno cosa sia internet, Twitter e Facebook. E se c’è qualche ottantenne che usa internet e magari scrive su un blog, non è la regola, è l’eccezione. Un vero e proprio movimento esclusivo per pochi. Una sorta di setta riservata al popolo della rete. Alla faccia  del movimento popolare, della democrazia e della tanto strombazzata “trasparenza“.

Già, quando i comici smettono di fare i comici e vogliono fare le persone serie, spesso, diventano tragici. Diventano comici, invece, coloro che considerano i comici come persone serie. Ma vederli entrare al Quirinale per decidere le sorti del governo, più che comico è grottesco. Forse è proprio questo  l’inevitabile epilogo di quella rappresentazione tragicomica che è diventata ormai la politica italiana: le  “Comiche finali“.

A proposito di “Cambiare il mondo“, vorrei riportare un vecchio post (ironico, ma mica tanto) di qualche anno fa, ma non è il caso di appesantire ancor più questo post. Potete leggerlo qui: “Il Papa mi copia il blog”.

5 pensieri su “Grillo vuole cambiare il mondo

  1. Annamaria

    Caro Giano, qualcosa non mi torna…leggo ora! In un post di oggi ho paragonato il M5S…all’Asilo Mariuccia…io non ti ho copiato…tu comunque lo hai definito…alberghetto, se non erro! Bohhh!!!

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