Parla come mangi

Oggi quel vecchio detto popolare non si potrebbe più usare. Infatti, visti i continui casi di alimenti adulterati o contaminati con prodotti nocivi, è chiaro che, senza saperlo,  ingurgitiamo ogni giorno porcherie di ogni genere. Se dovessimo, quindi, adeguare il modo di parlare al cibo, il nostro linguaggio sarebbe un unico, continuo turpiloquio.

Forse non ci sorprendono più le notizie quasi quotidiane di prodotti e alimenti inquinati. Ci stiamo facendo l’abitudine, dimentichiamo presto e continuiamo a consumare prodotti industriali preconfezionati, prelavorati, precotti, preconditi, prearomatizzati, preadulterati e, forse, anche predigeriti. Ma tant’è, non abbiamo più tempo per scegliere i prodotti giusti, cucinare come una volta e gustare i sapori ormai perduti e dimenticati. I ritmi della vita moderna non ci consentono pause e tempo da dedicare alla cucina. Meglio e più comodo prendere qualcosa che somiglia al cibo, metterlo qualche minuto nel microonde e servire in tavola. Siccome, però, questi alimenti prodotti industrialmente non hanno alcun gusto particolare, bisogna guardare bene le foto e le indicazioni riportate sulla confezione. E’ l’unico modo per sapere che cavolo state mangiando.

Negli ultimi tempi abbiamo affrontato allarmi alimentari periodici: la mucca pazza, la peste suina, l’influenza aviaria, la lingua blu degli ovini. Periodicamente scopriamo che non possiamo più fidarci di niente. Ed ecco che questi giorni scopriamo che prodotti tipici come i ravioli, tortellini e lasagne, invece che essere fatti con carne di manzo o di puro suino, contengono carne di cavallo, così pure le polpette Ikea. A seguire si scopre che nelle torte prodotte dalla stessa casa svedese  vengono riscontrate trecce di colibatteri fecali.

Non abbiamo ancora finito di sorprenderci per queste poco rassicuranti notizie, che arriva l’ultimissima: anche il classico ragù Star…nitrisce! Sì, anche nel condimento italico per eccellenza c’è carne equina. Ora, la notizia in sé non sarebbe nemmeno allarmante. La carne di cavallo non è dannosa, anzi molti la gradiscono e la consumano regolarmente. Il fatto è che la presenza di carne equina non viene dichiarata nell’etichetta e, quindi, costituisce informazione scorretta nei confronti del consumatore.

Ma l’aspetto inquietante, invece, è un altro. Si scopre, infatti, che la carne equina non viene nemmeno acquistata direttamente da produttori che ne garantiscano la provenienza ed i necessari controlli, ma viene acquistata da una ditta francese che, a sua volta, importa la carne congelata dalla Romania: “Nei Ragù sotto accusa – secondo l’azienda – sono state utilizzate partite di carne macinata congelata proveniente dalla Romania e acquistate dal fornitore francese Gel Alpes di Saint Maurice – Manosque, già posto sotto attenzione da parte delle autorità transalpine.”. Lungo questi tragitti fra la Romania e l’Italia, come è immaginabile, è quasi impossibile avere le dovute garanzie sull’allevamento, l’alimentazione ed i controlli sanitari dei cavalli.

Finito? No, ecco un’altra chicca: “Scandali alimentari: un topo tra i fagiolini. Veleno nell’insalata importata dall’Italia”. In Francia scoprono un topolino morto in una confezione di fagiolini. In Germania, invece, trovano tracce di veleno per topi in una partita di lattuga romana proveniente dall’Italia. Magari quel topolino in scatola con i fagiolini è morto perché aveva mangiato la lattuga romana avvelenata. No?  Oggi si è accertato che la lattuga incriminata proviene da Salerno. Ovviamente, nessuno ci assicura che altre partite di lattuga, potenzialmente avvelenate,  non siano state distribuite nei mercati nazionali e consumate.

Basta? No, ci mancava anche questa: “Cinghiali «radioattivi» nei boschi della Valsesia“. Poveri cinghiali, sembra siano contaminati col Cesio 137, lo stesso che si sprigionò a suo tempo dalla centrale di Chernobyl. Avete appena finito di mangiare delle ottime pappardelle al sugo di cinghiale? Bene, bene, niente di grave, al massimo diventerete leggermente radioattivi.

Non c’è pace, non c’è tregua. Ecco l’ultimissima di stamattina, riportata in prima pagina dal Corriere: “Cinque tonnellate di carne avariata sequestrate in un’azienda milanese“. “Facendo un’ispezione in un’azienda di Milano che commercia all’ingrosso prodotti di origine animale, i carabinieri del Nas di Milano hanno trovato e sequestrato 5 tonnellate e mezza di carni confezionate (bovine, avicole, ovine) congelate illecitamente senza l’utilizzo di idonee apparecchiature e conservate alla rinfusa all’interno di due celle frigo.”. La carne era stoccata insieme ad altri prodotti scaduti già nel 2005.

Ok, rinunciamo alla carne, ai tortellini al cavallo, alle pappardelle, alle tagliatelle al ragù, e mangiamo pesce, più sicuro. Ne siamo certi? Tempo fa comparve la notizia che davanti alle coste toscane furono trovate delle sogliole con una altissima percentuale di mercurio. Si possono usare come termometro. Ma ecco l’ultimissima: “Capesante al cadmio“, già distribuite sul mercato nazionale. Se avete già mangiato delle capesante e sentite una strana sensazione, come se vi foste “ricaricati“, tranquilli, è “l‘effetto batteria” del cadmio.

Non c’è scampo. Ecco la soluzione, andare a mangiare in ristorante, così almeno abbiamo la certezza che i prodotti vengono scelti da cuochi esperti ed andiamo sul sicuro. Specialmente se andiamo in ristoranti famosi, di provata serietà, quelli che costano un occhio della testa, però si mangiano prelibatezze e squisitezze di alta cucina. Facciamo un esempio, andate nel più famoso e più caro ristorante del mondo, il Noma di Copenaghen. Ed ecco cosa succede: “Scarsa igiene e 63 intossicati. Scandalo nel miglior ristorante del mondo“, cibo contaminato da un virus e scarsa pulizia del personale.

Andiamo bene, altro che “Parla come mangi…”, qui si resta muti, senza parole. Allucinante. Di questo passo tanto vale mangiare le crocchette di cani e gatti. Almeno si risparmia qualcosa. L’unico rischio è che se “parli come mangi“, al massimo rispondi con un Miao o con un Bau bau…

2 pensieri su “Parla come mangi

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