Bellezze tipiche e polpette Ikea

I prodotti tipici sono inconfondibili per la loro genuinità e per le caratteristiche che li rendono diversi da altri prodotti simili; sono unici. Ecco perché vengono tutelati con appositi marchi che garantiscono l’origine, la lavorazione e la qualità. Pensiamo al classico prosciutto di Parma, al Parmigiano, al San Daniele, al Grana padano, al Chianti, al Brunello di Montalcino. Nomi e marchi che rimandano subito all’alta qualità di questi eccellenti prodotti italiani.

Poi, grazie ad un recente servizio di Striscia la notizia, scopriamo che in Canada ci sono aziende che producono salumi, formaggi e vini, spacciandoli per prodotti italiani, mentre di italiano non hanno assolutamente nulla. Vedi articolo e video (Formaggi italiani tarocchi).

Ormai non ci si può fidare più di niente e nessuno e tutti i criteri finora ritenuti intoccabili sono definitivamente crollati e sostituiti con nuovi parametri.. Anche i canoni estetici sono mutati. Non esistono più le caratteristiche che distinguevano, per esempio, la bellezza nordica da quella cosiddetta  latina. La donna svedese non è più necessariamente alta, bionda e con gli occhi azzurri. Così come quella meridionale non risponde più ai canoni che finora l’hanno contraddistinta.

Anche la classica bellezza italiana sembra aver perso i connotati che la identificavano. Non ci sono più le “maggiorate” dei concorsi di bellezza di una volta. Scomparse le belle ragazze formose  e procaci come Silvana Pampanini, Lollobrigida, Lucia Bosè, Silvana Mangano, Sofia Loren. Erano l’immagine della salute. Ora vanno di moda le magre. Più sono magre e più sono quotate. Infatti non le pagano un tanto al chilo, non pagano il pieno, pagano il vuoto. Più sono vuote e più valgono.

Ora, proprio in questi giorni, mentre sono in corso le sfilate di moda a Milano, vediamo servizi in TV che ci mostrano delle ragazze magrissime che sfilano in passerella con lo sguardo inespressivo fisso nel vuoto, come in catalessi,  camminando con l’incedere tipico delle anatre, e in completa assenza di quelle forme femminili che distinguono una donna da una scopa vestita o da uno spaventapasseri. Ci siamo evoluti anche in quel campo. Tanto che in un concorso di miss Italia di qualche anno fa, siamo riusciti a far vincere il titolo ad una ragazza di colore proveniente da Santo Domingo, Denny Mendez, neppure tanto bella.

La seconda classificata, la sarda Ilaria Murtas era molto, ma molto più bella (Italiani divisi sulla perla nera). Ma, forse per non farci accusare di razzismo la Mendez fu votata facendole superare tutte la fasi eliminatorie, fino a farle vincere il titolo e suscitando, come prevedibile, un mare di polemiche.  Ecco il commento di Giuliano Zincone sul Corriere: ” Da Gramsci alla Mendez”. L’Unità ne faceva addirittura il titolo d’apertura, esaltando la vittoria della Mendez come segno di cambiamento, di apertura, di mutamento degli schemi, un segno di rottura. Già, per L’Unità tutto ciò che rompe col passato è positivo: loro hanno la “rottura” nel DNA. Come rompono loro non rompe nessuno.

Sì, va bene, anche i popoli si evolvono e mutano anche le caratteristiche genetiche. Le svedesi possono essere piccole e scure, le siciliane possono essere bionde e con gli occhi azzurri e Balotelli è il tipico calciatore italiano. Bisogna aggiornarsi ed adeguarsi ai tempi. Ecco, per esempio, la bella ragazza che ha vinto proprio di recente, il titolo di Miss Israele.

Si chiama Yityish Aynaw, ha 21 anni e non è molto abbronzata, come potrebbe sembrare, è scura di pelle perché è…etiope.  Che dicevamo dei canoni estetici stravolti? Ecco, appunto, una ragazza etiope diventa miss Israele. Poi, forse, una ragazza svedese diventerà miss Etiopia e miss Svezia sarà una esquimese.  Deve essere uno degli effetti collaterali della globalizzazione. Che tempi, signora mia, non ci sono più le miss di una volta.

E’ di qualche giorno fa la notizia sulla presenza di carne equina nelle confezioni di polpette Ikea. Tempi duri per la casa svedese. Oggi arriva un’altra grana. Non bastavano le polpette, ora anche i dolciumi sono sotto inchiesta. Nelle torte prodotte dall’Ikea sono state trovate tracce di colibatteri fecali.  Immediato il ritiro delle torte da 23 paesi.

Di questo passo, dopo il ritiro delle polpette con carne equina e delle torte ai colibatteri, forse, ritireranno anche i famosi mobili Ikea, perché  negli armadi e nelle credenze troveranno tracce di polpette.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...