Sindaci e sceriffi

Come si giudica un sindaco? Ovvio, dal suo operato. Se opera bene è bravo, altrimenti no. Semplice, vero? Invece no, troppo facile. Sarebbe semplice se non fossimo in Italia. Da noi, grazie a quel doppiopesismo ornai connaturato alle genti italiche di ispirazione sinistrorsa, l’operato di un sindaco ed i suoi provvedimenti si giudicano dall’appartenenza politica del primo cittadino. Se è un sindaco di sinistra tutto ciò che fa è bene, ammirevole e degno di lode. Se le stesse cose le fa un sindaco di destra è un atto gravissimo da condannare. Ecco l’ennesimo esempio quotidiano fornito dalla nostra stampa libera, indipendente, imparziale ed obiettiva (!?).

Titolo ANSA

Già il titolo è abbastanza allarmante. Una palizzata anti barboni lascia immaginare una specie di linea difensiva con lunghi pali acuminati, tipo fortini vecchio West selvaggio, che infilzano i malcapitati barboni alla stregua di minacciosi e cattivissimi indiani della tribù dei Piedi neri; terribili perché, com’è scontato,  i piedi emanano una puzza tremenda. E’ quasi naturale che un sindaco di tal fatta venga definito “Sceriffo“.

Lo immaginiamo avanzare nella polverosa strada del villaggio di confine immerso in un irreale silenzio denso di presagi funesti. I pochi paesani curiosi si affacciano guardinghi dall’ingresso del saloon, mentre improvvise folate di vento fanno sbattere ritmicamente le ante di una finestra aperta provocando un rumore sinistro e lugubre, come una campana a morto (beh, un po’ di atmosfera bisogna pur crearla. No?).

Il nostro sceriffo avanza  con passo lento, mentre una musica di sottofondo, molto drammatica ed intonata alla scena, si diffonde nell’aria (è un villaggio tecnicamente molto avanzato, all’avanguardia e dispone di filodiffusione pubblica. La colonna sonora è di Dimitri Tiomkin, sempre tragico). Lo sguardo fisso in avanti, fiero e sprezzante del pericolo, la mano all’altezza della fondina, pronta ad afferrare la sua fedele Colt ultimo modello superaccessoriata, stringendo fra i denti mezzo sigaro, con un sorriso beffardo di sfida, va incontro al destino ed al duello fatale, stile “Mezzogiorno di fuoco“.

Avvincente, vero? Eh sì, Sergio Leone mi fa un baffo! La verità è che questa storia dello “Sceriffo” mi fa un po’ sorridere. In questo caso il sindaco viene descritto in maniera poco simpatica per un semplice motivo; è della Lega Nord. In perfetta sintonia, quindi, con il classico stereotipo del leghista, così come viene normalmente presentato dalla propaganda di sinistra e dalla stampa.

Ora, per non dilungarmi troppo, cosa succede quando, invece, certi provvedimenti vengono adottati da sindaci di sinistra? Cambia la musica, invece che il drammatico Tiomkin suona un allegro motivetto popolare, stile sigla di Ballarò. Anni fa il sindaco di Padova fece costruire un lungo muro per isolare una zona periferica della città, diventata ritrovo di drogati e spacciatori: il famoso “Muro di via Anelli“.

Ecco come riportava la notizia, nel 2006, il quotidiano Repubblica, splendido esempio di stampa libera, imparziale, indipendente ed obiettiva: “Il muro dei clandestini, Padova si divide in due”. Se vi prendete la briga di leggere l’articolo linkato, noterete una curiosa dimenticanza. Si parla del muro, del problema dello spaccio di droga, dei problemi creati dall’immigrazione incontrollata, si riportano le dichiarazioni del rappresentante di un comitato spontaneo di inquilini della zona, tutto si dice, ma…senza mai citare il responsabile della costruzione del muro: il sindaco.

Stranezze giornalistiche. Una specie di miracolo che pochi sanno realizzare. Un altro specialista in miracoli simili è il nostro Presidente Napolitano il quale riesce a fare un lungo discorso sulla strage delle foibe (vedi “Foibe e amnesie“), attuata dalle truppe comuniste del comunista Tito,  senza mai usare il termine “comunismo“. Non è da tutti, bisogna aver frequentato scuole speciali. Bene, in questo caso, quindi, non solo non compare il nome del responsabile del muro, ma nemmeno il termine “sindaco“, così evitiamo possibili domande indiscrete del tipo: chi è il sindaco di Padova?

Beh, visto che Repubblica non lo dice, forse per discrezione (loro hanno la discrezione elastica, si applica o no, secondo le circostanze) ve lo dico io. Il sindaco di Padova che ha fatto costruire il muro è Flavio Zanonato, ex segretario provinciale del PCI, componente della direzione nazionale del partito e, a parte una breve parentesi dal 1999 al 2004, quasi ininterrottamente sindaco di Padova dal 1993 fino ad oggi. Una bella carriera. Ecco perché in questo caso la stampa obiettiva e libera, come Repubblica, non cita il suo nome: è un sindaco di sinistra, del partito democratico. Quindi tutto ciò che fa è bene, giusto, legittimo e sacrosanto.

Insomma, se il sindaco  di sinistra di Padova costruisce una palizzata agisce per il bene comune: è un sindaco “democratico e progressista“. Se il sindaco  leghista di Treviso fa costruire una barriera è un cinico e cattivissimo “sceriffo“. Chiaro, no? Obiettività, imparzialità, correttezza dell’informazione, deontologia? Sciocchezze, parole vuote di significato, buone solo per gli ingenui. E’ la stampa, bellezza!

 

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