Sanremo: un rospo in carrozza

Ci siamo, dopo tanta attesa, oggi comincia il festival. Non lo guarderò, come non lo guardo ormai da decenni. Ma sarà quasi impossibile non vedere almeno qualche scena facendo zapping. La cosa preoccupante è che, anche non volendo, può succedere di vedere la faccia di Fabio Fazio o della Littizzetto. Qualunque termine volessi usare per descrivere le loro facce sarebbe da censura. Quindi evito. Ma non si può nemmeno evitare di leggere, come succede da almeno una settimana, sui vari siti on line, le polemiche sul festival, e le immagini dei due conduttori impegnati a promuovere la manifestazione canora. Almeno i titoli devi leggere, per forza. C’è anche oggi un box in prima pagina sul Corriere.

Il video mostra le “prove” dell’arrivo della Littizzetto, una specie di Cenerentola degli sfigati, all’Ariston, su una carrozza da favola trainata da quattro cavalli bianchi. Mettere la Littizzetto su una carrozza come quella è come appendere un carciofo, come ciondolo, ad una collana di perle. Ma ormai questa ragazzina (si fa per dire) si è messa in testa di essere davvero brava e di meritare simili attenzioni. Niente di strano. Anche gli scarafaggi, fra loro, hanno una grande stima reciproca.

Certo, queste sono notizie fondamentali. Immagino che milioni di italiani oggi si siano svegliati con questo interrogativo in testa: “Come entrerà la Littizzetto a Sanremo?”. Beh, meno male che la nostra stampa, prevedendo queste angoscianti domande degli italiani, ci fornisce la risposta. Così milioni di pensionati al minimo, precari, disoccupati, gente che vende la fede nuziale per comprare il pane, quelli che “non arrivano a fine mese“…quelli sapranno finalmente come quella ragazzina arriverà all’Ariston. E saranno tutti felici e contenti. A digiuno, ma contenti. Con un solo dubbio: “Ma cosa ci fa un rospo sulla carrozza di Cenerentola?“.

E’ contenta anche la Littizzetto che, da brava “comunista” ( l’ha detto Elio delle Storie tese), è sempre preoccupata di difendere i deboli, i poveri, i diseredati. Specie in questi tempi di crisi profonda, mai si sognerebbe di fare sfoggio di ricchezza, di lusso e di carrozze da favola che suonano come un insulto ai milioni di poveri. No, lei sarebbe arrivata volentieri  a piedi o con un bus di linea; al massimo in taxi. Ma deve piegarsi alle regole dello spettacolo; controvoglia, a malincuore, anche perché è pagata profumatamente per salire sul palco di Sanremo. E’ pagata tanto (pare che il suo cachet sia oltre i 300.000 euro!) che un lavoratore normale dovrebbe lavorare una vita per guadagnare quello che lei guadagna per pochi giorni di lavoro (lavoro…si fa per dire).

Già, la “compagna” Littizzetto non ha il problema di arrivare a fine mese. Però ha sempre quell’atteggiamento insopportabile e ipocrita, così diffuso fra i “ricchi compagni“, di chi sta dalla parte dei poveri e lotta per difenderli contro i soprusi dei ricchi. E lei di ricchezza se ne intende. Fa parte di quello stuolo di personaggi dello spettacolo e della cultura (l’elenco sarebbe troppo lungo) che diventano ricchi parlando dei poveri. I poveri li vedono come loro difensori, li seguono e li sostengono. E più i poveri li ascoltano e più questi tribuni per caso diventano ricchi. E, cosa strana, più diventano ricchi, più parlano male dei ricchi. Misteri proletari.

La nostra ragazzina attempata (ha quasi 50 anni, ma si comporta come una quindicenne impertinente e volgare) che continua a scosciarsi sul tavolo di Fazio, ansiosa di mostrarci la “Iolanda“, come la chiama lei, e che è specializzata in un umorismo (?!) che si sviluppa sostanzialmente a livello di genitali (ma ai compagni piace da morire), non ha problemi di sopravvivenza. Pare che possieda, fra Milano e Torino, una dozzina di immobili, oltre ad un consistente conto in banca, come è lecito supporre. Basta cercare su Google e ve ne accertate. Vedi, per esempio, questo: “Littizzetto, che soldi che fa…”.

Sfido io che appare sempre così allegra e pronta a sbeffeggiare tutto e tutti, con particolare riguardo al solito Berlusconi ed alla Chiesa. Ma i compagni sono così; proletari in pubblico e milionari in privato.

La didascalia sotto il video dice: “L’ingresso trionfale a Sanremo“. Non è ancora iniziato, ma i nostri cronisti, dotati evidentemente di grandi poteri di chiaroveggenza, sanno già che sarà un “Ingresso trionfale“. Ora, per spiegare questa ubriacatura generale dei media e di chi segue queste baggianate mediatiche, ci sono due possibilità: o siete mezzo scemi, oppure… siete scemi del tutto. Tertium non datur!

 A proposito di Sanremo e compensi, ecco cosa scrivevo anni fa:

Sanremo, Bonolis e la crisi (2009)

Bonolis, la fatina bionda e du’ palle (2005)

E io pago…(direbbe Totò) (2004)

Sanremo: polemiche (2004)

 

Un pensiero su “Sanremo: un rospo in carrozza

  1. Annamaria

    Grazie per la quotidiana risata! Cosa sana è! Ci mancava giusto
    la “scarface” in carrozza…Burinazzi e sfacciati pure!
    Tertium non datur?…Scemi più scemi…ci sta. Ciao

    Mi piace

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