Shoah: El Male Rahamim

Giornata della memoria, giorno di ricordi, di dichiarazioni ufficiali, di cerimonie, di frasi fatte, di documentari, di servizi speciali, di articoli sulla stampa, di apparente presa di coscienza dell’esistenza del male. Apparente, solo apparente, perché in realtà non basta condannare il nazismo e dire che non deve più ripetersi una shoah. Non basta inaugurare un monumento alle vittime del nazismo. Non basta organizzare dei treni della memoria verso Aushwitz. Non basta se, al tempo stesso, non si prende atto dell’esistenza del male, della sua costante presenza nel mondo e della necessità di combatterlo. Perché non si ripeta un’altra shoah occorre combattere l’ideologia che ne è stata la causa. Per fermare il nascere di un’altra ideologia fanatica e criminale occorre fermare in tempo i suoi ideologi, promotori e sostenitori. Occorre avere il buon senso di riconoscerli subito, prima che sia troppo tardi. Ed una volta riconosciuti bisogna combatterli con ogni mezzo e senza falsi buonismi.

Leggevo un commento in un blog. Dice, fra l’altro: “Se tutti gli uomini vivessero i loro ideali e le loro fedi con coerenza non ci sarebbero guerre.”. Sembra una frase condivisibile, dettata da una visione ottimistica del mondo. Ma è anche vera? No, perché anche Hitler aveva un suo ideale, quello di creare un impero millenario con la Germania dominatrice del mondo ed ha perseguito questo suo ideale con coerenza.  Anche i fondamentalisti islamici che predicano la jihad contro l’occidente hanno un loro ideale. Anche Ahmadinejad ha un suo ideale; distruggere Israele. Chi vuole intendere in tenda, gli altri in sacco a pelo!

Ma non voglio essere polemico proprio oggi. Voglio dedicare, invece, a questa giornata della memoria, un post scritto tempo fa su un film ambientato a Ferrara negli anni delle leggi razziali e la tragica conseguenza per una famiglia di ebrei. Lo riporto di seguito…

El Mole Rachamim.

Il Giardino dei Finzi Contini” è un film del 1970, tratto dal racconto omonimo di Giorgio Bassani e diretto da Vittorio De Sica. Vinse L’Orso d’oro al festival di Berlino del ’71, l’Oscar per il miglior film straniero nel 1972 ed il David di Donatello per il miglior film. Premi ampiamente meritati perché si tratta di uno dei capolavori del cinema italiano. Quel cinema di Visconti, di Fellini, di Antonioni, dello stesso De Sica, quello che ha fatto grande il nostro cinema e che tanti riconoscimenti ci ha fruttato nel mondo. Lo vidi a suo tempo al cinema e l’ho sempre rivisto volentieri quando è stato riproposto in TV. In un ipotetico elenco di film da salvare questo occupa un posto di primo piano.

Mi torna spesso in mente; alcune scene, la fotografia, la storia, i personaggi, lo splendido giardino, il volto della bellissima Dominique Sanda. Ma, in particolare, mi tornano in mente le scene finali del film. La famiglia del professor Finzi Contini che viene prelevata dai fascisti, l’ultimo sguardo di Micol alla sua stanza, alle sue cose, alla sua vita, prima di lasciare la casa, conscia che non l’avrebbe più rivista. Il ritrovarsi, insieme ad altre centinaia di ebrei, ammassati nelle aule di quella scuola che aveva frequentato da bambina, gli stessi banchi. Tutti in silenzio, ammutoliti, con gli sguardi increduli, ma che già presagiscono la tragica fine. Sono le ultime scene, i tetti di Ferrara, alcuni flash back dei tempi felici, accompagnate in sottofondo da un canto, il più triste, struggente e disperato che abbia sentito. E’ questo canto che, non so per quale ragione, mi torna molto spesso in mente, per la sua bellezza e per la capacità di esprimere, molto più che le parole, l’ineluttabilità del destino. Anche oggi. E così ho provato a cercalo su YouTube. Con mia grande sorpresa e gioia, c’è. E’ un video che riprende i titoli del film, alcune scene e, soprattutto, quel canto. Si tratta, lo riprendo dai titoli, di “El Mole Rachamim“. Ma lo troviamo scritto anche come “El Male Rahamim” o “El molah Rachamim” ed in altri modi ancora, ed è cantato da Sholom (o Shalom) Katz.

 Non so niente di più di questo canto, né dell’autore. Le uniche poche righe che ho trovato sono queste: “Nato nel 1919 nel villaggio di Nagyörság in Ungheria, noto allora con nome tedesco di Grosswardein, il “cantor” Shalom Katz fu catturato e deportato nel 1942. Nel lager, Shalom Katz era uno dei 1600 ebrei la cui esecuzione era stata programmata. Ebbe il permesso di cantare El Male Ra’hamim mentre ogni prigioniero scavava la propria tomba. Il comandante nazista, impressionato dalla sua voce, lo separò dagli altri in modo che potesse cantare per gli ufficiali. Il giorno dopo, Shalom Katz riuscì a fuggire dal lager. Fu il solo superstite di quei 1600 ebrei.”

http://www.youtube.com/watch?v=78uXhSugkrs

Perché quelle scene finali restano così impresse nella memoria? Perché sono il momento fatale della separazione, l’inizio della fine. Quando ci si rende conto che un mondo è finito per sempre, cancellato, disintegrato nello spazio di un giorno, di un attimo. Quando il destino è segnato da un nome in un elenco e dalla voce di qualcuno che legge quel nome. Essere o non essere in quell’elenco significa vivere o morire.  Quando ci si chiude alle spalle la porta di casa e davanti  si apre il baratro. E non si torna indietro. E’ quella sensazione difficilmente spiegabile a parole. Mi sono ricordato che tempo fa, in occasione della “Giornata della memoria”, scrissi poche righe cercando di esprimere quella sensazione condensata in una parola “Separazione“. Lo ripropongo qui, perché è un tentativo di esprimere ciò che, invece, esprime molto meglio lo sguardo di Micol che guarda per l’ultima volta la sua stanza, gli oggetti, i ricordi.

Separazione

Un ultimo sguardo, in silenzio.
Le pareti, i mobili, gli oggetti, l’impalpabile presenza dei ricordi di una vita. Assaporarli per l’ultima volta. Uscire da quella casa, con pochi stracci, sapendo, sentendo che non la si vedrà più.
Separazione. Donne separate dai propri uomini, bambini separati dalle madri, mani separate da mani tese.
Separazione.
Occhi che si guardano, disperati, sapendo, sentendo che sarà l’ultimo sguardo, che non si incontreranno più.
Radici antiche strappate alla terra con violenza. E bruciate.

Nota

Notizie sul canto e traduzione della preghiera “El Male Rahamim” (Grazie alla gentilezza dell’amica Ariela: Da un suo commento al post del 2009)

El male rahamim, in ebraico vuol dire Dio pieno di misericordia, cioè misericordioso, è una preghiera che si dice quando si seppellisce una persona. Siccome è una preghiera che si pregava nell’Europa orientale e in quei paesi parlavano yddish, hanno deformato l’ebraico e dicevano El mole rahamim. La preghiera originale è di qualche secolo fa, oggi si cambiano leggermente le parole se dedicata a soldati caduti sul campo di battaglia o a morti nella Shoà. In traduzione libera:

“Signore misericordioso che stai nei cieli, trova una giusta sepoltura sotto le ali del tuo spirito divino negli spazi luminosi per le anime dei nostri fratelli, figli d’Israele puri e santi, caduti per mano degli assassini che hanno versato il loro sangue ad Auschwitz, Maydanek, Treblinka e negli altri campi di sterminio in Europa. Che sono stati ammazzati, bruciati, sgozzati e sepolti vivi in tutte le strane e crudeli morti per aver santificato il tuo Nome, noi che siamo i loro figli, le loro figlie, i loro fratelli, le loro sorelle, facciamo voto solenne di ricordare le loro anime. Che il loro riposo sia in paradiso e che il Misericordioso li nasconda sotto le sue ali per l’eternità e raccolga nell’involto (pacco) della vita le loro anime. Dio è la loro strada, riposino in pace, diciamo amen.”

 

6 pensieri su “Shoah: El Male Rahamim

  1. Gianni

    Appropriata,caro Giano, nel giorno della memoria l’evocazione del "Giardino dei Finzi Cointini", film bello e poetico (dal romanzo, non racconto, di Bassani). Ma non sarebbe stato male nell’occasione, anche en passant, un piccolo riferimento all’uscita (ma forse ti è sfuggita) dell’altro ieri del noto storico Silvio Berlusconi, che in questo blog trova sistematico e gratuito patrocinio, sull’epopea mussoliniana pregressa. Così. Per riassestare, quanto meno, una par condicio che (siamo in una effervescente campagna elettorale) agli ospiti di questo salotto sembrerebbe, altrimenti, alquanto strabica. Un caro saluto.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...