Fini, la nonna ed il panda

Lunedì sera, facendo zapping sul tardi, capito su Porta a porta, mentre va in onda un servizio su un’anziana signora che, fra le lacrime, dice di non riuscire a fare la spesa per mancanza di soldi. Pian piano ha dovuto vendere tutti gli oggettini d’oro che aveva, braccialetti, collane, orecchini. Ha venduto perfino la fede nuziale per compare pane e latte. Una delle tante storie, purtroppo ormai diffuse, che possiamo sentire ogni giorno in televisione, o leggere sulla stampa o su internet. Storie di “normale disperazione“. Già, ormai anche la povertà, l’estrema indigenza, la disperazione, stanno diventando normali.

Una situazione drammatica che bisognerebbe affrontare con idee, proposte e progetti ben precisi, chiari, pratici, concreti ed attuabili a breve scadenza. Ardua impresa che è di competenza della classe politica, quella che è lautamente ricompensata per governare l’Italia. Ma nessuno sembra avere idea di come operare. Nessuno dei politici che quotidianamente pontificano a reti unificate in TV, ha mai fatto una proposta seria e concreta. Continuano a blaterare di soluzioni vaghe e generiche, ad accusarsi reciprocamente, a preoccuparsi più di garantirsi la poltrona in Parlamento che risolvere i problemi reali della gente.

Finito il servizio sulla “nonna” che vende la fede per comprare il pane, Vespa si rivolge a Fini chiedendo cosa intenda fare la politica per affrontare queste emergenze drammatiche. E cosa risponde Fini? Ha una sua proposta concreta? Ma quando mai, nessuno ha uno straccio di proposta, nemmeno Fini. Infatti, dopo un attimo di pausa riflessiva, in evidente imbarazzo, comincia a farfugliare qualcosa sulla precarietà del lavoro, sulla disoccupazione giovanile, sulla necessità di garantire il futuro ai giovani, di rilanciare dell’economia e bla bla bla. Solita solfa generica buona per tutte le stagioni e tutti i talk show; quella che, in mancanza di idee concrete, propinano ovunque ci sia un microfono. Ma in pratica niente di niente. Fini, guardi che qui si parlava di anziani che non sanno come campare e vendono le fedi per comprare il pane, non di giovani in cerca di prima occupazione.  In compenso, però, un’idea precisa ce l’ha. Non per risolvere la crisi economica, ma per dare la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia. Oh, ecco, questa sì è una buona soluzione. Ditelo alla “nonna“, così si tranquillizza.

Del resto, Fini non è il solo a metterla sul vago quando si parla di crisi. Avete mai sentito qualcuno fare una proposta concreta? No, nessuno sa cosa fare. Ho sentito di recente D’Alema, ospite su La7, rispondere alla stessa domanda sul come risolvere la crisi, dicendo che “Occorre una forte azione sociale…”. Geniale, vero? Ma con la forte azione sociale riaprono le fabbriche? Si riassumono gli operai, Ci si compra il pane e il latte? D’Alema, ma che…baffo dice? Non sanno cosa fare e non sanno cosa dire. Ci prendono per i fondelli, facendo finta di essere seri, ma non glielo puoi nemmeno far notare. Se lo fai ti accusano di populismo. L’unica cosa certa di questa genia di politici è che tutti lottano per rientrare in Parlamento. Per il resto l’Italia non può fare altro che sperare in un miracolo. Ora, sarà anche vero che non riusciamo a risolvere i problemi di casa nostra e garantire un’esistenza decorosa agli anziani e pensionati, perché non ci sono i fondi necessari, però dedichiamo notevoli risorse per accogliere ed assistere immigrati, Rom e chiunque decida di venire in Italia.

Così, invece che pensare ai nostri problemi, siamo occupatissimi a garantire finanziamenti ed aiuti a mezzo mondo. Abbiamo promesso, come UE,  5 miliardi di euro all’Egitto, dove abbiamo sostenuto la “primavera araba“, consegnando di fatto l’Egitto ai Fratelli musulmani che predicano e  perseguono la guerra santa contro l’occidente, cioè noi. Ma noi siamo buoni e li finanziamo.

Ora l’Unione europea ha deciso di assegnare altri 20 milioni di euro di aiuti al Mali. Il Mali? Roba che se chiedete a cento persone cosa sia il Mali e dove sia, forse, al massimo, ne trovate dieci che sanno rispondere. Ma noi siamo buoni, siamo altruisti, siamo caritatevoli e, mentre i nostri pensionati sono al limite della sopravvivenza, abbiamo denaro da regalare per aiutare mezzo mondo.

Così spendiamo 30 milioni di euro in Afghanistan per insegnare come si organizza e si amministra la giustizia. Noi che abbiamo una giustizia tutta da ridere, con cause civili che durano dieci anni e spesso passano in eredità a figli e nipoti. Noi che abbiamo una giustizia in mano a magistrati che la usano come arma politica contro gli avversari. Noi andiamo ad insegnare la Giustizia agli afghani. Noi, cittadini di un paese in cui un magistrato, in tempi di crisi economica profonda ed ancora senza via d’uscita, ha il potere di chiudere la più grande acciaieria d’Europa e mettere a rischio il lavoro di decine di migliaia di lavoratori, fra azienda e indotto.

Abbiamo la Giustizia più disastrata del globo, ma andiamo all’estero a tenere lezione. Abbiamo scuole che cadono a pezzi, ma andiamo a costruire scuole in Afghanistan. Abbiamo una vecchissima rete idrica colabrodo che perde il 50% dell’acqua, ma andiamo a costruire pozzi in Africa. Stiamo inquinando il territorio nazionale, fiumi, laghi, falde acquifere, con veleni, discariche e rifiuti tossici di ogni genere, ma vogliamo salvare le foreste dell’Amazzonia. Abbiamo milioni di pensionati che per sopravvivere devono andare a mangiare alle mense della Caritas o recuperare qualcosa fra gli scarti dei mercati, ma raccogliamo fondi per combattere la fame nel mondo. Pazzesco, da non credere.

E se non bastassero gli aiuti sparsi nel mondo, dobbiamo anche garantire l’accoglienza e l’assistenza a tutti coloro che, in barba a tutte le norme che regolano l’immigrazione, decidono di venire in Italia. E non possiamo far niente per arginare l’invasione, altrimenti l’ONU e l’Alto commissario per i rifugiati, Boldrini, ci accusano di xenofobia e razzismo. Dobbiamo accoglierli, dargli assistenza, possibilmente una casa ed un lavoro. E sono milioni. E siccome arrivano in Italia senza arte, né parte, finiscono regolarmente per delinquere. Così nelle nostre carceri su 60 mila detenuti, un terzo, più di 20 mila, sono stranieri. Ed anche questi sono a carico nostro. Ma non è un problema, perché noi siamo buoni e ci sono soldi per tutti; tutti, eccetto per gli italiani, specie se anziani e pensionati. Per gli italiani ci sono sempre e solo nuove tasse da pagare. Così possiamo regalare qualcosa all’Egitto, al Mali, all’Afghanistan, alla Palestina, salviamo le foreste amazzoniche ed il panda.

Ma si fa tanto anche per gli italiani. I nostri politicanti sono impegnatissimi nell’inventarsi soluzioni geniali per problemi serissimi. Per esempio, l’assegnazione di alloggi popolari ai ROM, invece che ad italiani che aspettano da anni. O l’istituzione dei registri delle unioni di fatto (altro provvedimento essenziale per superare la crisi). O importantissime proposte parlamentari come la legge sul “Femminicidio“, ovvero “l’omicidio di una donna in quanto donna“. Scusate, ma ci siete o ci fate? E siccome i nostri parlamentari sono instancabili, lavoratori indefessi, una ne fanno e cento ne pensano. Come la proposta di aggiungere l’omofobia nel testo della legge Mancino del ’93. Gli effetti di quella legge? Ecco, se in uno stadio urli “Cornuto” all’arbitro non succede niente; è una semplice espressione di tifo sportivo. Se tu urli qualunque epiteto offensivo nei confronti di un calciatore bianco, è ancora tifo sportivo; tutto normale. Ma se tu fai “Buuu…” ad un calciatore nero fermano la partita, multano la società e tu passi guai e puoi finire in carcere.  Così, se quella proposta dovesse passare e ti azzardi a dire che preferisci le donne ai gay, ti accusano di omofobia, paghi una multa salata e puoi anche finire in galera. Beh, almeno risolvi il problema della spesa; vitto e alloggio gratis.

Bella la legge Mancino. Condanna l’odio e la discriminazione razziale, etnica e religiosa. Così se tu dici di odiare i neri, gli ebrei o i musulmani, puoi finire in carcere. Se invece dici di odiare Berlusconi, non succede niente. Anzi, se lo scrive Travaglio sul suo giornale, è una libera espressione del pensiero e vende più copie. In Italia abbiamo l’odio fluttuante, come la sessualità della Concia. Berlusconi si può odiare, Balotelli no. Chiaro? Peccato che, inoltre, questa legge sia vigente solo da noi. Per esempio i fanatici islamici, quelli che predicano la Jihad, non conoscono la legge e nemmeno Mancino. Così non solo odiano liberamente i cristiani, ma, ovunque li trovino, li ammazzano e bruciano le chiese. Altro che fargli “Buhhhh…” allo stadio. Ma noi siamo buoni e accogliamo anche questi fanatici, li ospitiamo e gli concediamo spazi per le moschee. E intanto che i cristiani vengono bruciati o devono scappare dai paesi islamici, il Papa auspica la pace. Più auspica la pace e più conflitti scoppiano nel mondo. Mi sa che porta sfiga.

Ci preoccupiamo di tutto e di tutti, anche degli angoli più sperduti del pianeta. Per tutti abbiamo attenzione, associazioni umanitarie che se ne occupano e raccolte fondi quotidiane. Ogni giorno nasce una nuova organizzazione che, mettendo sempre in primo piano i volti di bambini denutriti, ti chiedono 2 euro. con un sms. Di tutto ci occupiamo, eccetto dei bisognosi che abbiamo sotto casa. Quelli non li vediamo. Ne veniamo a conoscenza solo quando fanno notizia, meglio se in cronaca nera. I poveri li abbiamo nello stesso palazzo, sullo stesso pianerottolo, ma non li vediamo; pensiamo a salvare il panda. Abbiamo lavoratori disperati che hanno perso il lavoro per la chiusura delle fabbriche. Abbiamo imprenditori disperati che si suicidano perché non reggono davanti al fallimento delle loro aziende. Abbiamo pensionati che con pensioni minime dopo una vita di lavoro, sopravvivono per miracolo, mangiando alla Caritas, come barboni o vendendo i ricordi di una vita per comprare il pane. Ma noi pensiamo a sostenere la “Primavera araba“, ad aiutare il Mali, ad esportare la “Giustizia made in Italy“, finanziare progetti per le discariche di rifiuti a Nairobi (non è una battuta, è vero; era uno dei geniali progetti umanitari del governo Prodi). E, ovviamente, salvare il panda.

E coloro che dovrebbero occuparsene, i politici, blaterano, chiacchierano, farfugliano programmi vaghi e generici, fanno fumo. E sono sempre in TV a fare la passerella, inconsistenti, vuoti, inutili personaggi di un circo mediatico autoreferenziale ed autocelebrativo. Personaggi che si arricchiscono sfruttando la credulità dei poveri o presentandosi in TV come novelli tribuni della plebe,  che sono “onorevoli” anche se cretini, ma cretini di successo. Perché questo insegna la democrazia; tutti sono uguali, tutti hanno diritto di voto, tutti possono essere eletti; anche i cretini. E da cretini hanno spazio mediatico e diritto di dire cretinate in pubblico.

Già, perché anche i cretini hanno libertà di parola. E’ un diritto garantito dalla Costituzione. Quella Costituzione che un ricco giullare di corte, per la modica cifra di qualche centinaio di migliaia di euro,  ha definito di recente in televisione “La più bella del mondo“. Sì, perché ormai sono loro a spiegarci la Costituzione e la politica, i comici: Benigni, Grillo, Guzzanti, Luttazzi, Littizzetto, Crozza e compagnia comicante.  Ecco perché, per rivalsa, i politici si danno all’arte comica e drammatica e, secondo le circostanze, ci fanno ridere o piangere.

Tutti rincorrono il successo, il denaro, il potere, ma fanno finta di farlo per passione, per dedizione, per spirito di servizio, per il bene del Paese. Ma il successo costa, richiede tempo, impegno continuo. Ecco perché tutta questa bella gente, impegnatissima per il bene del Paese,  non ha tempo di accorgersi della nonna che vende la fede nuziale per comprare il pane. Bisogna capirli, non hanno tempo da dedicare agli anziani. Quegli anziani che hanno allevato figli e nipoti a costo di sacrifici e privazioni e, lavorando sodo, hanno garantito  condizioni di vita migliori ai discendenti. Ma oggi quei nipotini sono preoccupati più di garantire il cibo ai panda di lontani e sconosciuti paesi, o tutelare la cultura dei tagliatori di teste del Borneo, piuttosto che assicurare il pane ai nonni.

Stiamo creando una società confusa, frastornata, in piena decadenza, imperniata su falsi valori, relativismo, pensiero debole e vecchi ideologismi anacronistici che hanno generato una nuova forma di barbarie culturale e morale; una società destinata inevitabilmente all’autodistruzione. Purtroppo la presunta profezia Maya sull’apocalisse del 20 dicembre 2012 si è rivelata la solita bufala mediatica. Peccato che non ci sia stata la fine del mondo. Peccato davvero.

14 pensieri su “Fini, la nonna ed il panda

  1. Annamaria

    Noo, la profezia Maya, non è stata una bufala, è in atto da tempo e sta arrivando alla punta della piramide! E’ ciò che sta succedendo, cavoli, più disastro di questo!! Giano, ma come fai a parlare con lo stesso linguaggio della gente e scrivendo così tante cose in così poco spazio?? Poi, un piccolo appunto…ora non esageriamo con la fame dei nostri vecchietti…la TV…racconta anche un sacco di idiozie! Grazie a Dio…ci sono un sacco di associazioni benefiche…che provvedono ai nostri vecchietti, anche, con un piatto caldo ogni giorno, pane compreso! E poi, c’è la solidarietà di noi tutti e ce ne è molta…noi tutti…normali cittadini, con un minimo di pietas per il prossimo!Sempre forte! Buon pomeriggio.

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    1. Giano

      La profezia Maya è una bufala perché…Non è una profezia. Esiste solo un calendario cosmico che termina in una certa data. Così come il nostro calendario annuale termina il 31 dicembre, ma ciò non significa che il 1 gennaio finisce il mondo. Così, finito un ciclo cosmico ne inizia un altro. Tutto qui. Ma non esiste nessuna profezia che possa definirsi tale.
      In quanto ai vecchietti, è vero che, grazie al cielo, ci sono tante associazioni che se ne occupano. Rimediano così all’incapacità politica di affrontare il problema.

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  2. Annamaria

    Caro Giano, hai ragione tu…conosco la faccenda del calendario. Ma,io intendevo il tutto come metafora. Non mi sono spiegata benne…ovviamente. Grazie e scusa. Un saluto

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  3. Bellissimo post,condivido tutto quello che hai scritto…magari per quanto riguarda la fine del mondo predetta dai Maya,un pò contenta che non si sia avverata lo sono,anche se certi individui sarebbe bello se fossero risucchiati nel nulla più assoluto!

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  4. Annamaria

    Be’,allora, fondamentalmente,siamo d’sccordo. Fine del mondo, "
    profetizzata" (Elle ") o…Apocalisse, con la fine dei tempi…
    meglio se anticipata, tanto, prima o poi ci sarà,anche se, Eraclito (?) scriveva che nulla si crea e nulla si distrugge, dico bene, Giano? O, c’è una rinascita spirituale,che vedo lontana, o necessita un mutamento antropologico…con ritorno…all’uomo-scimmia e legge della giungla: che ha leggi
    più drastiche e forse più giuste! D’altronde, Giano,il tuo logo,Avatar(?)…prende…corpo. Un nuovo diluvio universale, citato da diverse religioni, non sarebbe poi la fine del mondo!
    Spero…di non aver scritto scemenze…ultimamente, mi riescono
    bene solo quelle! Ciao. Grazie.

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    1. Giano

      Era il chimico francese Lavoisier. Ad Eraclito viene, invece, attribuita l’altra celebre frase “Panta rei, os potamòs” (non credo che qui siano disponibili le lettere greche, accontentati…) che significa “Tutto scorre come un fiume”. Il significato delle due frasi può sembrare simile, Ecco perché hai confuso. Niente di grave. La fine? Solo questione di tempo. Buona serata

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  5. Annamaria

    Caro Giano,come faccio a scrivere ad un uomo che sa tutto?? E, mi prende in castagna???? Tu sei molto bon ton e riesci comunque a non mettere in imbarazzo, ma io mi ci sento alla grande! Nooo, è meglio che rinunci! Questo mi suggerisce il buon senso! Eppure, su Eraclito…ma mi fido di Te! Con i “forti” è sempre opportuno mettersi da parte! E…poi, ho la sensazione…di non esserti…simpatica! O, sbaglio? Ciao.

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    1. Giano

      Ecco, lo sapevo, è sempre un rischio rispondere e precisare qualche inesattezza. Infatti, negli ultimi tempi, di solito non rispondo ai commenti, o raramente. proprio perché non voglio addentrarmi in discussioni, precisazioni, chiarimenti e polemiche inutili e che finiscono per generare fraintendimenti e reazioni spiacevoli. Sulla sensazione di …simpatia o meno, sbagli. Non giudico le persone da qualche commento. Ma tieni presente che non amo molto i complimenti, né farli, né riceverli. Sarà un mio difetto, ma così è. Buona serata 🙂

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