Monti, il politico che sale

Sì, Mario Monti non è più il “Tecnico” che è diventato  presidente del Consiglio in barba a tutte le norme che, lungo quasi 70 anni di storia repubblicana, hanno finora regolato l’attività del Parlamento e la formazione del Governo. Da un giorno all’altro, per un semplice “colpo di Quirinale” del Presidente Napolitano,  è stato nominato senatore a vita e contemporaneamente designato quale premier. Così, per miracolo, senza colpo ferire, senza un partito alle spalle, senza essere votato, senza essere eletto, senza alcun motivo al di là della “volontà del Quirinale“.

Un bel primato. Ma non è il solo record del nostro “Tecnico salva Italia”, tassista per caso (esperto di tasse). E’ anche il primo senatore a vita della storia repubblicana che si mette a capo di una propria coalizione politica e partecipa alle elezioni. Mai visto una simile anomalia. Come se Rita Levi Montalcini, purtroppo deceduta, fosse “salita in politica” e si fosse presentata candidata alle elezioni con un movimento “L’Italia dei Nobel“.  Come se Andreotti, non pago della lunghissima carriera politica, avesse creato una propria formazione per partecipare alle elezioni con una lista “L’Italia che sopravvive“.  Ormai quello che era il Bel Paese è tale solo se parliamo di formaggi omonimi.  Monti, dunque, non è più un tecnico. E’ diventato, a tutti gli effetti, un “uomo politico“, con tutto ciò che tale definizione comporta.

La sua mutazione genetica è chiaramente riscontrabile dalle sue ultime mosse. Tanto per cominciare, per adeguarsi ai criteri ormai collaudati e consolidati dell’attività politica, ha cercato di diversificarsi dagli altri concorrenti, inventandosi un tocco di originalità che lo caratterizzi nel caravanserraglio politico. Così, con un colpo di genio, mentre tutti, quando si dedicano alla politica, dicono di “scendere in campo“, lui no; lui ha deciso che è diverso dagli altri e, quindi, mentre tutti scendono, lui “Sale in politica“.  Originale, vero? Sì, decisamente controcorrente; come i salmoni. E per dimostrare che fa sul serio, con un altro supremo sforzo di fantasia,  si inventa su due piedi la sua “Agenda“.

Sì, ci regala l’agenda per l’anno nuovo, come le banche, le assicurazioni, i fornitori, le grandi aziende: perfino i macellai oggi vi regalano l’agenda. Ma la sua “Agenda Monti” deve essere speciale, deve possedere poteri magici, una specie di Santo Gral (Giacobbo ci farà una puntata speciale di Voyager, ipotizzando misteriosi legami fra l’Agenda Monti ed i cavalieri Templari). Così speciale  che manda in visibilio due vecchie volpi della politica, rotti a tutti i trucchi del mestiere: Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini. Davanti a questa agenda miracolosa, come Saul sulla via di Damasco, essi vengono folgorati sulla via del Corso angolo Montecitorio, e come fedeli discepoli abbandonano tutto, agi, ricchezze, mogli, cognati, parenti vari, onori e gloria, rinunciano a tutto per seguire  il Maestro.

E naturalmente, cosa fondamentale per un buon politico, si inventa il suo slogan da battaglia. Di questa prassi propagandistica e sull’uso scientifico degli slogan ho accennato di recente in “Partiti e liste d’attesa“. E tanto per non essere da meno di Bersani che ha tappezzato l’Italia con i suoi manifesti “L’Italia giusta“, ecco che anche il prof. ex tecnico, stampa i suoi manifesti elettorali col motto “L’Italia che sale“.

L’Italia che sale e l’ascensore guasto…

Noi speravamo, dopo anni di crisi e di sacrifici, di andare incontro ad un periodo più facile, in discesa. Invece no. Il nostro tecnico esperto in tasse e balzelli, ci dice che l’Italia sale e, quindi, come logica deduzione, per noi poveri mortali anche il futuro sarà in salita.  Bene, e così dopo Prodi “L’homme qui rit“, l’uomo che ride (vedi Primarie e dentiere), Bersani “L’uomo in camicia“, abbiamo Monti “L’uomo che sale“.

Italiani, pedalate, pedalate e speriamo di arrivare in cima, prima o poi arriverà pure una discesa! Un programma inquietante, direi dantesco, sì, ricorda l’infernale “Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate…”. Ho la sensazione che, davanti allo spettacolo indecoroso di questi politici da Bagaglino, il prossimo manifesto dovrebbe essere questo: “L’Italia s’è rotta”.

Olè, ora siamo a posto. La mutazione è quasi perfetta. Manca, però, il programma. Non è un problema, basta copiare qualcosa qui e là, fare propria qualche proposta di altri schieramenti, inserire qualche frase ad effetto, uno slogan azzeccato ed il programma è fatto. Basta lasciare intendere che abbasserà le tasse  (dopo averle aumentate), che ritoccherà l’IMU (dopo averla introdotta), che rivedrà la riforma Fornero sul lavoro (dopo che il suo governo l’ha proposta ed approvata). Insomma, basta rimangiarsi quasi tutto quello che ha approvato di recente il suo governo, fare qualche promessa vaga e generica  e sperare che la gente ci caschi.

Ma oggi va oltre. In una lunga intervista rilasciata al direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, il nostro tecnico pentito si lancia in considerazioni che non lasciano più alcun dubbio sul fatto che sia diventato un vero e proprio uomo politico italiano, anzi “all’italiana“. Lo si capisce già dal titolo del pezzo: “Togliamo l’Italia agli incapaci“.

Dice Monti: “ per questo che oggi a Bergamo dirò che non possiamo rimettere l’Italia nelle mani degli incapaci, che l’hanno portata al novembre 2011. La vecchia politica non deve tornare“. Ovvio che gli “Incapaci” siano quelli che hanno governato fino ad oggi. Quindi…lui, Monti,  che ha governato fino a ieri ed è ancora in carica per gli affari correnti.! A seguire le colonne della sua coalizione: Fini e Casini  (da 30 anni in Parlamento) che hanno avuto le loro belle esperienze di governo. Ma non basta. Nell’intervista fa un’altra affermazione, per chiarire il concetto, da vero politico. Dice: “…è soprattutto la composizione politica del Parlamento che va cambiata, con le elezioni, se vogliamo che vi siedano persone con la cultura del cambiamento e non della conservazione, delle riforme e non delle clientele“.

E chi sarebbe il grande innovatore che vuole “cambiare la composizione del  Parlamento con le elezioni“? Ma lui, sempre lui, il Monti dei miracoli, lui che è un caso unico nella storia della Repubblica, l’unico ad essere diventato capo del Governo senza essere votato, né eletto, per semplice volontà di un Presidente ex/post comunista che, spesso e volentieri, oltrepassa i limiti di competenze e prerogative. Ci vuole una bella faccia di bronzo per fare simili affermazioni. E Monti ce l’ha, E quali sarebbero, inoltre,  queste persone non avvezze al conservatorismo ed alle clientele, che portano aria di rinnovamento, il “Nuovo che avanza“? Ovvio, ancora loro, i fedeli discepoli: Fini e Casini. Il gatto e la volpe! I verginelli (!?) della politica. I cavalieri senza macchia e senza paura. E senza vergogna.

Due politici che nella loro vita non hanno fatto altro che politica. Uno, Fini, come ex MSI, Destra nazionale, AN, emblema del conservatore, almeno fino all’ultima crisi mistica che lo ha reso quasi irriconoscibile. La mutazione è ancora in corso, possiamo aspettarci di tutto. Perfino che si innamori di Nichi Vendola. L’altro, Casini, democristiano di lungo corso, rotto a tutte le pratiche più indecenti del sottobosco, dell’intrallazzo, dell’inciucio e del clientelismo DC. L’eterno asino di Buridano della politica, sempre incerto se mangiare il fieno dal mucchio di destra o da quello di sinistra. Ma solo apparentemente; in realtà, vedi le sue alleanze ballerine, mangia sia a destra che a sinistra, secondo le circostanze e la convenienza, da buon ex democristiano.  Sulle strane caratteristiche di questi personaggi vedi “L’amigdala di Casini“.

 Sono questi i nuovi volti che garantiranno il cambiamento, le riforme, il rinnovamento della politica? Sarebbero queste cariatidi parlamentari i rivoluzionari che porranno fine alla “Vecchia politica“?  Monti, ma ha deciso di “salire” in politica o di salire sul palco di  Zelig?

De Bortoli, nell’intervista,  lo chiama, simpaticamente, ”politico in erba“, data la breve esperienza governativa. Ma, viste le sue dichiarazioni, la sua capacità di rilasciare dichiarazioni paradossali e contradditorie, la mancanza del senso del ridicolo, possiamo dire che il prof. Monti, l’uomo che sale, sia diventato a tutti gli effetti un vero, consumato, perfetto “politico” italiano. Anzi, all’italiana!. E mentre loro “salgono“, a noi scendono. Indovinate cosa!

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