Poveri ricchi!

“I ricchi vadano all’inferno“, ha sentenziato di recente l’orecchinato pugliese col rosario sempre in tasca. Quello che ha dichiarato di avere un sogno; sposare in chiesa il suo amichetto canadese, con tanto di benedizione del prete. Eddy e Nichi oggi sposi:  scambio delle fedi, giuramento di amore eterno, marcia nuziale di Mendelssohn, lancio di riso e del bouquet, confetti, “Viva gli sposi” e “Auguri e figli maschi“…no, pardon, meglio non specificare il genere.  Oggi  che va di moda la sessualità incerta, vaga, indeterminata o “sessualità fluttuante” come l’ha definita Paola  Concia, augurare  “figli maschi” è quasi un insulto, una bestemmia; ti accusano subito di omofobia. Allora meglio tenersi sul generico e fate un po’ i figli che vi pare;  diciamo né maschi, né femmine, una via di mezzo, così…come viene viene. Tempi moderni.

Nella puntata di Servizio pubblico, con ospite Berlusconi, uno dei figuranti della giostra santoriana, del quale non ricordo il nome (ma non è una lacuna grave, si può sopravvivere), ha letto il suo bravo compitino su Berlusconi. Da Santoro tutti hanno il loro bravo compitino da svolgere sotto l’attenta direzione del capo banda. O forse, visto che si tratta di una sceneggiata in cui si recita apparentemente a soggetto, ma in realtà secondo un preciso canovaccio, bisognerebbe dire “capocomico“, come quelli di una volta, ai tempi delle riviste e dell’avanspettacolo. Ma almeno quelli facevano ridere. Bene, il nostro figurante, invece che fare all’ospite precise domande di carattere politico, come sarebbe stato naturale e logico, visto che siamo in campagna elettorale, ha fatto un lungo e noioso excursus sull’attività delle aziende berlusconiane, evidenziandone la crescita economica e, addirittura, quantificandone il valore di mercato, il profitto e l’introito giornaliero. Più che un giornalista che interloquisce con un candidato in periodo elettorale, sembrava un consulente finanziario che analizza i dati della Borsa. Ma al nostro tribuno per eccellenza “Michele chi?” tutto è concesso.  Anzi, passa per grande esempio di giornalismo.

Insomma, anche questo figurante, in pratica, ha attaccato Berlusconi perché è ricco. Questa è la litania che sentiamo ripetere quotidianamente dai vari esponenti della sinistra. E’ una specie di ritornello che ripetono ad libitum. Ognuno, secondo le circostanze, recita la propria strofa sui vari argomenti; la politica, la cronaca, la società, la giustizia, le tasse, la sanità, etc.  Ma poi, come lupi che rispondono all’irresistibile “Richiamo della foresta“, una specie di  istinto ancestrale, ecco che intonano il ritornello: i ricchi sono malvagi, sono ladri, devono pagare più tasse, sono gli odiati padroni, sfruttatori del popolo, sono brutti, sporchi e cattivi. Dagli ai ricchi!

Come se essere ricchi sia una colpa grave della quale vergognarsi o addirittura un reato. Del resto, questi odierni comunisti, rivisti e corretti, adattati ai tempi, revisionati e ripuliti in maniera da renderli più presentabili, secondo le modernissime tecniche di marketing, si presentano come riformisti, democratici, progressisti, liberal; ma sempre comunisti sono. Tutti eredi di quel periodo, metà ottocento, crogiuolo di idee anarchiche, socialiste e comuniste, in tutte le loro sfumature. Una ideologia che ha segnato più sconfitte che vittorie (basta pensare al fallimento di tutti i tentativi di creazione di Comuni agricole in quel periodo, specie in Svizzera).

Ma, soprattutto, teniamo a mente la tragica esperienza della rivoluzione d’ottobre russa del 1917 che, per realizzare il perfetto stato comunista, ha eliminato circa 50 milioni di persone.  Salvo poi, dopo 70 anni, accorgersi che è stato un fallimento totale e ricominciare da capo, come se nulla fosse accaduto, e diventare capitalisti, riconoscere la proprietà privata ed il libero mercato. Tanto che oggi alcuni degli uomini più ricchi del mondo sono russi. Sulla stessa strada, lentamente, ma inesorabilmente, si sta muovendo anche la Cina. Eppure questa ideologia conta ancora moltissimi seguaci. Per loro è sempre valido il famoso motto di Proudhon: “La proprietà è un furto“.

Ma se la ricchezza è così sconveniente, perché tutti cercano di arricchirsi? E perché anche i capipopolo comunisti non disdegnano gli agi ed il confort di un alto tenore di vita, da ricchi borghesi? Che strani questi comunisti nostrani. Predicano l’uguaglianza, la lotta ai ricchi sfruttatori, ma, sotto sotto, veleggiano su barche a vela da 18 metri, vestono firmato, hanno ville e villette di prestigio, sono ospiti immancabili nei salotti romani o  milanesi della ricca borghesia, possiedono immobili di lusso, aziende agricole ed altro ancora. Insomma, da rivoluzionari d’ottobre in ritardo, sono diventati ricchi borghesi e si fanno chiamare democratici e liberal. Sulla curiosa ed incredibile metamorfosi dei comunisti italici vedi “Marxismo liberale“.  Ed ancora “Lavavetri e comunisti bucolici“.  Che bello fare i comunisti in Italia!

Mi viene in mente una mia vecchia battuta. Quasi lapalissiana, del tipo delle vecchie massime che recitava, alla fine della storia, l’assistente cinese di Nick Carter, in una vecchia serie televisiva “Fumetti in TV

Dice il saggio: “Meglio un ricco che fa politica di chi fa politica per diventare ricco“.

2 pensieri su “Poveri ricchi!

  1. Annamaria

    Caro Giano, mi credi se ti dico che mi sento in imbarazzo…a scriverti? Per tre motivi:In primis, perché mi sembra di disturbare,poi sono inadeguata nei tuoi confronti, troppo acculturato ed io mi sento un verme, ultimo, non posso dirlo.Vedi, io oso! Ma, gli altri tacciono…sono più intelligenti ed evitano…di scrivere sciocchezze…come faccio io! Quindi, non continuo il post! Grazie e buona serata.

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