Servizi pubblici

I servizi sono delle utilità di cui usufruiscono i cittadini e sono pubblici perché aperti a tutti. Esistono anche in TV: i servizi pubblici mediatici. Ma quando sento parlare di “Servizio pubblico“, chissà perché, mi vengono in mente i cessi delle stazioni ferroviarie. Sì, anche le latrine sono servizi pubblici. E’ la naturale evoluzione del precedente “Annozero“. Anche questo faceva pensare, per assonanza, all’anno “Zero zero” (OO), come vengono indicati i gabinetti dei locali pubblici. Forse chi inventa questi titoli ha una malsana attrazione, forse inconscia, verso questi locali adibiti allo smaltimento delle scorie, dei rifiuti di lavorazione, dei residui del metabolismo corporeo.

Infatti anche ieri l’ambientazione ha stimolato i presenti e tutti l’hanno fatta, secondo le proprie necessità. Ha cominciato a farla, per dare il buon esempio il padrone di casa. Lui ne fa sempre tanta e, secondo i suoi estimatori, anche di ottima qualità; la migliore sulla piazza. C’è gente che paga per vedergliela fare. La fa sempre con quell’aria di superiorità, mista di boria, presunzione, arroganza, prepotenza, aggressività. Come se solo lui riesca a farla. Lo si capisce dall’atteggiamento, dall’espressione facciale, dai gesti, dal tono della voce. Tutta la sua persona appare intrisa di astio, rancore, odio, rabbia repressa, frustrazioni e chissà cos’altro. Forse in perfetta sintonia con il motto “Cave canem” inciso all’ingresso del “Servizio”  ha sempre quell’aria minacciosa da bulldog ringhioso. Solo che stavolta, per sua sfortuna, ha cercato di addentare un osso più duro del previsto e ci ha rimesso la dentiera!

A seguire, su indicazione del cane da guardia che stabiliva chi dovesse farla, e quanta,  l’hanno fatta le due belle statuine, miracolosamente dotate di parola, le quali, come docili scimmiette ammaestrate, hanno eseguito il loro numero, sotto l’occhio compiaciuto del loro anfitrione. La fa anche il burbero inviato speciale, per l’occasione rimasto in sede e sacrificato a fare il contatore umano. Segnava i secondi riservati alle domande ed alle risposte. Come se domande e risposte debbano necessariamente avere la stessa durata. Ma in tempi di “par condicio” anche queste cavolate sembrano avere un senso. Specie se sono cavolate partorite da loro, i sinistri. Ti servono zuppa di cavoli, ma sembra che stiano offrendo caviale e champagne. E se non caschi nel tranello e glielo fai notare si offendono, si inalberano, reagiscono male e ti accusano di essere xenofobo, qualunquista, omofobo, populista, razzista e fascista; uno a caso o tutti insieme in combinazione risparmio.

 Tutta questa combriccola, in effetti, è una specie di anomalia mediatica. Già presi uno per uno sono dei personaggi inquietanti. Ma metterli tutti insieme in uno stesso “Servizio pubblico” è un esperimento molto azzardato, ai limiti del rischio catastrofe; come gli esperimenti che portarono alla bomba atomica. Rappresentano una stranezza antropologica che fa pensare ad un incidente di percorso nell’evoluzione umana. Succede, ci dispiace per Darwin, ma non necessariamente l’evoluzione porta sempre un miglioramento della specie. Guardate, per esempio, come nel corso di millenni si sia passati dall’Apollo greco al Trota padano. O dalla Venere di Milo alla Venere di Botticelli, per arrivare a Rosi Bindi e Margherita Hack. Incredibile, ma vero. Sono, come dicevo, incidenti di percorso, aberrazioni evolutive.

Ma il clou della serata è sempre lui, quello che la fa convinto che la sua sia profumata. Quella specie di santino efebico (gli manca solo l’aureola), dotato di parola, che ogni volta sale sul pulpito e, tra il compunto e l’ironico, dispensa il suo “verbo” leggendo una pagina del  “Vangelo secondo Marco”. Lo fa con l’aria compita e mesta di chi deve farsi perdonare una colpa grave, da penitente, con lo sguardo sfuggente e gli occhi bassi, come di chi sa, per restare in tema, di “averla fatta grossa“.

Ed infine, dopo averla fatta, è buona abitudine pulirsi. E loro lo fanno in modo ancora fuori dal consueto, con una carta igienica speciale, grande, in formato A4 ed impreziosita dai disegni di un vignettista che è sempre l’ultimo a farla e, per chiudere degnamente la serata, tira la catena.  Così tutti soddisfatti, alleggeriti, rilassati e paghi,  abbandonano il cesso, pardon, il servizio pubblico, e tornano a casa felici e contenti; fino alla prossima cagata!

3 pensieri su “Servizi pubblici

  1. violetta

    concordo sulla cagata. Mi spiace non aver visto il finale.
    Mi son addormentata. La cagata finale era la migliore.
    Peccato!!Sia però chiaro che han fatto cagare tutti.Ciao Giano

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    1. Giano

      Qui il linguaggio “da taverna” è dovuto alla necessità di adeguarsi al tenore del programma in questione. Ed è ancora molto elegante rispetto a quello che si dovrebbe dire di certi personaggi.

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